Midterm 2014, risultati elezioni USA: i Repubblicani controllano il Senato

Risultati delle elezioni midterm USA 2014: il trionfo dei Repubblicani, la batosta per Obama.

Midterm 2014 risultati elezioni USA

21.50 - Il Presidente Barack Obama ha tenuto il tradizione discorso a commento dei risultati delle elezioni midterm.

5 novembre 2014, ore 12: i demoratici hanno perso in maniera sonora le elezioni midterm. I risultati non lasciano spazio a dubbi. Repubblicani hanno la maggioranza alla Camera e al Senato.

Quest'ultima la conquista più importante per il GOP, che conquista 52 seggi, per il momento, contro i 44 democratici. I tre seggi ancora da determinare, mentre tracciamo questo breve bilancio, sono totalmente ininfluenti. In Virginia, il Dem Mark Warner sembra farcela sul filo del rasoio (doveva essere una vittoria non troppo larga, ma nemmeno così striminzita). In Louisiana nessuno dei due candidati principali ha raggiunto il 50% e dunque si andrà al ballottaggio. Ma i Repubblicani avevano due candidati forti e la somma dei loro voti è sufficiente a sopravanzare gli avversari. In Alaska si va verso una vittoria repubblicana.

Ed è stato proprio negli stati cosiddetti tossup che si è giocata la vera battaglia. E che i democratici hanno perso.

Negli stati in bilico, solo Jeanee Shaheen è riuscita a vincere nel New Hampshire. Colorado, Kansas, Georgia, Iowa e North Carolina hanno spianato la strada alla vittoria GOP.

Obama dovrà ora aprire una profonda riflessione sulle ragioni della sconfitta, che in casa Dem andranno ben vagliate in vista delle Presidenziali del 2016.

Come di consueto, poi, in quel paese pieno di contraddizioni che sono gli States, si votava anche per una serie di "referendum" sui temi più svariati, dall'aborto alla marijuana legale: ecco i risultati.

Elezioni Midterm: la diretta dei risultati

05.37

: adesso è ufficiale. I Repubblicani hanno conquistato definitivamente il controllo del Senato. Solamente cinque anni fa, il Time pubblicava la copertina che vedete in questo Tweet, dandoli per estinti. Oggi, dopo i risultati di queste elezioni midterm 2014, i Repubblicani si sono decisamente ripresi e potranno far vivere due pessimi anni a Barack Obama, avendo il completo controllo del Congresso.

05.37

: Tills (Repubblicano) vince in North Carolina. Per il GOP è fatta.

05.29: Ernst (Repubblicano) vince in Iowa.

05.00: Perdue (Repubblicano) vince in Georgia, Jim Risch (Repubbicano). Jeff Merkley (democratico) vince in Oregon.

04.25: il Colorado passa di mano. Cory Gardner, Repubblicano, vince contro il Senatore Mark Udall e viene eletto al Senato.

La probabilità di vittoria e di conquista del controllo del Senato da parte del GOP è quindi salita all'86%.

04.14: serratissima, la lotta in Virginia: il testa a testa Gillespie-Warner potrebbe ancora risolversi in favore di quest'ultimo. Il candidato Democratico, infatti, dovrebbe beneficiare dell'effetto Fairfax, città roccaforte dem, i cui voti non sono ancora nel computo generale

Elezioni midterm

04.01: almeno un network, scrive Nate Silver, fa la chiamata per i Repubblicani in Colorado. Il network in questione è Fox News. Si tratterebbe di un risultato che porterebbe all'86% di probabilità la vittoria Repubblicana in Senato. Su Five Thirty Eight aspettano ancora che almeno l'ABC faccia la medesima chiamata, prima di modificare il dato percentuale e probabilistico.

04.00: i Repubblicani soffiano il Montana ai Democratici, secondo l'NBC. È il quarto "pick up" Repubblicano di queste elezioni midterm.

03.45

: oltre alla Virginia, c'è un'altra elezione che andrà tenuta d'occhio. È quella in Louisiana, dove il Democratico Landrieu (uscente) e il Repubblicano Cassidy, sono testa a testa.

Secondo FiveThirtyEight, a questo punto, i Repubblicani hanno il 74% di possibilità di prendere anche il controllo del Senato.

03.35: nuova chiamata dell'ABC, questa volta per Enzi, repubblicano, che vince in Massachussets.

Elezioni Midterm: i Repubblicani mantengono la Camera

3.12

: non è una sorpresa di queste elezioni midterm (forse non è nemmeno una notizia, visto quanto fosse scontata), ma va comunque data. Le proiezioni di ABC NEWS danno ai Repubblicani la conferma del controllo della Camera. Resta poi da valutare con quanti seggi in più rispetto alla composizione uscente.

Elezioni Midterm: il caso Virginia

Elezioni midterm USA 2014 03.04

: la "big board" del New York Times (clicca per ingrandire) spiega bene la situazione e per quale motivo si debba tener d'occhio il voto in Virginia, oltre che nei cosiddetti tossup States (letteralmente, quelli da "lancio della monetina", cioè quelli in bilico). Il punto è che in Virginia ci si aspettava una vittoria democratica, sebbene non eclatante.

E invece ora i numeri dicono Gillespie, Repubblicano, con ampio margine.

Mancano però i risultati di alcune roccaforti democratiche. Probabilmente si genererà quella situazione che ai commentatori americani (e poi di riflesso anche a quelli del mondo non anglofono) piace definire too close to call.

Risultati Elezioni Midterm USA 2014, parziali, ore 3.00

03.00

: i Repubblicani vincono in South Dakota e Texas (nessuna sorpresa). Lo stesso dicasi per le vittorie democratiche in Michigan e Minnesota.

02.47

: ricapitoliamo la situazione fino a questo momento, quando sono quasi le 3 ora italiana e in parecchi stati si vota ancora. Secondo le proiezioni, che però non lasciano spazio a molti dubbi:
- I Repubblicani vincono in Kentycky, South Carolina, West Virginia, Alabama, Maine, Mississippi, entrambi i seggi dell’Oklahoma, in Arkansas.
- I Democratici vincono in Illinois, Massachussets e New Jersey, a Rhode Island, nel New Hampshire e nel Delaeware.

02.45: il Democratico Dick Durbin viene rieletto Senatore in Illinois.

2.39

: la ABC "chiama" la vittoria di Jeanne Shaheen in New Hampshire. È una buona notizia per i Democratici? Il New Hampshire era uno degli stati in bilico. Ma anche se viene salutata dai più come una possibilità per i Dem di mantenere il controllo del Senato, la vera lettura che bisogna dare è che la sconfitta in NH avrebbe significato sicuramente la consegna quasi immediata anche del Senato ai Repubblicani. Insomma, il New Hampshire era uno stato da vincere, per i Dem. Quindi, la notizia è buona a metà.

02.38

: il Democratico Chris Coons viene eletto al Senato in Delaware.

02.32

: il Repubblicano Tom Cotton vince in Arkansas al Senato.

Cotton beats incumbent Democrat Mark Pryor, according to projections by the networks.

02.26: il Democratico Jack Reed viene eletto al Senato a Rhode Island.

02.25

: con ogni probabilità, il senatore repubblicano Mitch McConnel, con la sua vittoria facile in Kentucky, riuscirà a diventare leader di maggioranza al Senato, se come sembra i Repubblicani si prenderanno anche la camera alta. Il suo discorso di rielezione (è senatore dal 1985) è pieno di battute e ammiccamenti. E di affondi al governo di Obama.

Secondo quanto riporta il Guardian, McConnel ha infatto precisato che quella appena conclusasi col voto è stata una campagna contro

«un governo che le persone non credono più capace di portare avanti i suoi doveri basilari... perché è troppo concentrato su cose cui non dovrebbe pensare affatto»
02.17

: Cory Brooker (Democratico) è stato eletto al Senato in New Jersey.

02.10

: Lamar Alexander viene rieletto al Senato in Tennessee.

02.06

: Jeff Sessions (Repubblicano) viene rieletto al Senato in Alabama.

02.04

: Ed Markey (Democratico) viene rieletto al Senato in Massachussetts.

02.03

: Jim Inhofe viene rieletto al Senato in Oklahoma. Con lui, viene eletto anche James Lankford, entrambi sono Repubblicani.

02.03: Thad Cochran (Repubblicano) vince in Mississippi.

02.02

: Susan Collins riconfermata senatrice in Maine.

01.35

: Shelley Moore Capito data per vincente al Senato in West Virginia, sempre da AP.

Anche in questo caso, il risultato era largamente atteso: Capito supera la Democratica Natalie Tennant. Non si tratta però di una rielezione: il West Virginia aveva espresso, alle passate elezioni, un senatore democratico (Jay Rockefeller). Lo stesso dovrebbe accadere in South Dakota, in Montana e verosimilmente anche in Iowa: altri tre stati in cui i Repubblicani dovrebbero sorpassare i democratici.

01.15: la velocità di queste "chiamate" per i risultati delle elezioni di medio termine da parte delle agenzie di stampa americane aumentano – anche se fino a questo momento non ci sono sorprese di sorta – le probabilità che questa sia una bella giornata per i Repubblicani e un vero e proprio incubo per i Democratici. Un altro segnale che confermerebbe questa tendenza è il fatto – sottolineato da Nate Silver – che i primi exit poll in Virginia danno sempre favorito il Democratico Mark Warner, ma con un margine molto basso rispetto alle previsioni iniziali. E Silver, addirittura, mette le mani avanti e dice che qualora dovesse vincere il Repubblicano Ed Gillespie si tratterebbe di un rarissimo caso di errore da parte dei sondaggi negli States.

01.09: secondo le proiezioni dell'Associated Press, anche i due seggi in South Carolina andranno ai Repubblicani. Anche questa non è una sorpresa. Sono Nikki Haley e Lindsey Graham ad essere entrambi rieletti.

01.04

: prime proiezioni con un risultato dato per certo dalla CNN: il seggio del Senato in Kentucky va, come previsto a Mitch McConnell, repubblicano e senatore uscente. Non è una sorpresa, se non parzialmente in termini numerici.

Elezioni USA 2014 Midterm - Kentucky

Elezioni Midterm USA 2014: primi seggi chiusi

La previsione di Nate Silver

5 novembre 2014, 01.00, ora italiana: sarà una lunga notte e verosimilmente anche una lunga giornata, per gli appassionati di politica americana. Nell'immagine qui sopra potete vedere le previsioni di Nate Silver su Fivethirtyeight. Se il modello statistico intensivo ha fallito in altre occasioni (vedi i mondiali di calcio) è qui, nella politica, che ci si aspetta che le previsioni funzionino, visto che Silver azzeccò tutti i risultati delle Presidenziali 2014, non cadendo mai nella trappola narrativa del duello serrato fra Obama e Romney.

In questo caso, la previsione è tutta a favore dei Repubblicani, nella battaglia per il Senato.

Un'ora fa si sono chiusi i primi seggi, in Kentucky e in Indiana.

Gli altri, come mostra questa bella e chiara infografica twittata da Daily Kos Election chiuderanno progressivamente fino a mezzanotte dell'Eastern Time, ovvero le sei del mattino in Italia. Nel frattempo, cominceranno ad arrivare i primi risultati.

Elezioni Midterm USA 2014: l'ultima chiamata di Obama. Ora attesa per i risultati

4 novembre - Il giorno delle elezioni midterm USA 2014 è giunto. Gli elettori si stanno già recando al voto e molti di loro hanno espresso il loro voto nei giorni scorsi via posta. Per questioni di fuso orario si conosceranno gli exit poll solo nella notte e i risultati domattina. Barack Obama rischia grosso: certo di perdere la Camera, potrebbe veder cadere in mani repubblicane anche il Senato, situazione che azzopperebbe pesantemente gli ultimi due anni di presidenza. Per assurdo, tutto questo avviene mentre le intenzioni di voto a livello nazionale premiano i democratici rispetto ai repubblicani; a giocare contro Obama, come spesso avviene, è la composizione dei collegi. Ci ha provato a ribaltare le sorti, il presidente USA, picchiando sul tasto della diseguaglianza tra lavoro maschile e femminile, provando a tornare sui temi della speranza che avevano fatto la sua fortuna nel 2008, provando a trasmettere un po' di orgoglio a un elettorato di sinistra profondamente deluso.

"Se credete che gli sgravi d'imposte debbano andare alle famiglie dei lavoratori, non ai milionari, se pensate che dobbiamo investire di più nell'istruzione, dagli asili nido all'università, dovete andare alle urne". Ma non basterà tutto questo, stando ai sondaggi impietosi: giovani, neri e ispanici (ovvero le colonne portanti dell'elettorato di Obama) si asterranno in percentuali molto importanti; pesano anche gli errori tecnici all'esordio della riforma sanitaria (che poi ha però preso a galoppare); pesano le paure e gli errori di fronte al virus Ebola; pesano le crisi internazionali che si sono moltiplicate, facendo dubitare che gli Stati Uniti siano ancora lo sceriffo del mondo (e infatti nell'ottica di Obama non lo sono più); pesa il fatto che la crescita economica non ha ancora portato vantaggi nelle buste paga. Il voto per i repubblicani non è un voto "per" il GOP, ma un voto di protesta contro Obama. Che rischia di buttare all'aria gli ultimi due anni di lavoro.

Elezioni Midterm USA 2014: le previsioni sui risultati e perché Obama rischia di la disfatta

Elezioni Midterm USA 2014

: due giorni al voto per rinnovare interamente la Camera dei deputati e 33 dei 100 seggi senatoriali (oltre a svariati governatorati). I sondaggi sulle elezioni di medio termine continuano a essere sfavorevoli ai democratici di Barack Obama, che con tutta probabilità si troveranno ancora contro la Camera ma che rischiano di perdere anche il Senato. Se lo scenario si realizzasse, per Obama gli ultimi due anni di presidenza sarebbero un vero calvario, trovandosi contro entrambi i rami del congresso e quindi nell'impossibilità di emanare alcune delle leggi che ancora il presidente ha in cantiere, su immigrazione, lotta al cambiamento climatico, innalzamento del salario minimo.

Lo scenario per quanto riguarda il Senato al momento è assolutamente in bilico, e secondo alcuni gli scenari più negativi sono fin eccessivi: è vero che i Repubblicani sembrano destinati a vincere i seggi senatoriali di Montana, West Virginia, South Dakota (prima in mano ai Democratici), ma è anche vero che i Repubblicani rischiano di perdere Kentucky, Kansas e Georgia. Insomma, per riuscire a vincere, gli esponenti del GOP dovrebbero vincere in tutti gli stati che al momento pendono dalla loro parte ma che sono ancora considerati in bilico: Alaska, Arkansas, Colorado, Iowa, Louisiana e North Carolina. Secondo le ultime proiezioni ai conservatori dovrebbero andare 49 seggi, ai democratici 46. Cinque seggi sono troppo in bilico anche per i sondaggisti, ed è proprio lì che si concentrerà il grosso della partita.

Barack Obama sta tentando le ultime mosse per provare a raddrizzare la partita e nel suo discorso di ieri ha rievocato alcuni dei toni che hanno fatto la fortuna della sua campagna elettorale del 2008: "Queste elezioni sono troppo importanti per restare a casa. Non lasciamo che qualcuno scelga il futuro per noi e che il cinismo e lo status quo vincano sulla speranza. La speranza è quella che ha sconfitto il fascismo, che ha dato ai giovani la forza di marciare per i diritti di neri, gay, immigrati e donne. Il cinismo è una scelta. La speranza la scelta migliore". La chiave per una possibile vittoria, a quanto pare, è tutta nelle mani del voto femminile. Non è un caso, infatti, che Obama abbia parlato del problema del lavoro femminile: "Basta alle donne pagate meno degli uomini".

Le donne, l'ultima speranza di Obama nel momento in cui i giovani e le minoranze etniche, in generale, si recano alle urne molto meno volentieri nelle elezioni di medio termine; nel momento in cui gli afroamericani sembrano in parte aver voltato le spalle al "loro" presidente; nel momento in cui tra gli ispanici solo il 50% appoggia Obama, contro il 71% del 2012. Scendendo più nello specifico della composizione elettorale, alcuni hanno sottolineato il peso che potrebbero avere gli elettori nativi americani, mai presi in considerazione dalla politica nazionale, ma molto presenti in South Dakota, due stati chiave per la composizione del Senato, dove rappresentato rispettivamente il 9 e il 15% della popolazione. Un voto, quello degli "indiani", che in passato ha sempre premiato i democratici ma che adesso pare essere diventato molto più mobile.

Ma com'è possibile che Obama (visto che queste elezioni vengono lette comunque come un referendum sull'amministrazione) venga così penalizzato dall'elettorato nel momento in cui gli Stati Uniti si trovano al quinto anno di ripresa con la disoccupazione che ha raggiunto il valore minimo del 5,9%? Se un presidente avesse raggiunto risultati del genere in Italia probabilmente si attenderebbe un plebiscito. Soprattutto se si considera che l'economia è il tema più importante per il 91% degli americani (il 78% la sanità e il 74% la questione del virus ebola), ed è proprio l'economia il fiore all'occhiello della presidenza Obama. Sicuramente pesa l'attendismo e la poca decisione di Obama in politica estera, mal vista in un paese abituato a essere lo sceriffo del mondo, ma - secondo quanto riporta anche Federico Rampini su Repubblica - pesa soprattutto il potere d'acquisto in busta paga, che è fermo dal 2008 e che rende molto meno visibile la ripresa economica. Il risultato è che un presidente che, per quanto portato a casa in termini di crescita e occupazione, in Europa verrebbe probabilmente osannato, negli Stati continua a scendere nel tasso di "job approval", che ormai lo inchioda al 42%, minimo storico della sua presidenza e livello molto basso anche in termini assoluti.

La probabile sconfitta dei democratici e il modo in cui si ripercuoterà sulla presidenza e sulle politiche di Obama secondo alcuni analisti potrebbero però avvantaggiare i Democratici in ottica USA 2016. Una considerazione solo apparentemente paradossale: se i repubblicani prendessero il controllo di entrambi i rami del congresso, ecco che le colpe della probabile mancata efficacia politica degli ultimi due anni di presidenza democratica potrebbero venire interamente scaricati sui Repubblicani, colpevole di bloccare ogni iniziativa con il loro immobilismo. In un paese abituato all'alternanza, potrebbe essere un ottimo viatico per la probabile candidata Hillary Clinton, che a quel punto avrebbe gioco facile ad addossare sui conservatori le responsabilità di quanto non fatto dal governo.

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