Civati torna ad attaccare Renzi : "Vuole l'incidente per andare alle elezioni"

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Pippo Civati torna ad attaccare l'operato di Matteo Renzi. Lo ha fatto sabato a Brescia, dove oggi il rottmatore è andato in visita alla fabbrica Palazzoli.

Secondo quanto riportato dal Giornale di Brescia, l'esponente di minoranza del Pd non condivide per nulla la strategia di andare al muro contro muro con il sindacato. "Visitare le fabbriche in un periodo come questo è una provocazione", ha dichiarato, riferendosi alle continue prese di posizioni del governo contro la Gigil e la Fiom e alla sciagurata gestione da parte delle forze dell'ordine della protesta dell'Ast di Terni. E a tale proposito, Civati ha aggiunto: "Ci sono le fabbriche che chiudono, le persone che perdono il lavoro. Dopo Brescia [Renzi] andrà anche a Taranto e a Terni e lì dopo le manganellate sono veramente incazzati. Spero che non ci siano tensioni, insistere in questo modo mi sembra proprio provocatorio".

Passate appena 24 ore, Civati non ha resistito dal voler prendere ancora la parola. Mentre Renzi "carica" contro il sindacato, accusando la Fiom di "voler usare il dolore dei disoccupati contro il governo", Pippo lo accusa di non fare gli interessi del paese: "cerca l'incidente che gli permetta di andare alle elezioni". E a chi gli domanda se ha veramente in mente di voler creare un nuovo partito di sinistra, risponde dal suo che blog: "non c’è nessuna volontà di costituire un soggetto politico".

Come ribadito, poi, implicitamente a il Messaggero, per lo sfidante di Renzi alle primarie del 2013 il problema fondamentale rimane "l'inciucio del Nazareno": "Se c'è una lacerazione è perché un pezzo della sinistra di governo non si riconosce in Renzi [...] noi valiamo parecchi punti percentuali, proprio perché non rappresentiamo la sinistra radicale, come invece banalizza Renzi per continuare ad affermare che dopo di lui non c'è nessuno. Non stiamo chiedendo la patrimoniale, ma solamente aliquote più progressive. E le norme su conflitto d'interessi, falso in bilancio, diritti civili".

Insomma, il deputato democratico rifiuta l'idea di chiudersi in una riserva indiana, lui resta nel Pd, anche se non voterà la fiducia sul Job Acts e, eventualmente, alla Legge di Stabilità. Piuttosto preferirebbe essere messo alla porta, dimostrando così che Renzi ha in mente un partito di tipo sovietico più che americano. D'altro canto, però, il rischio espulsione non pare essere all'ordine del giorno, se non nelle dichiarazioni di qualche ultras renziano.

Il Presidente del Consiglio sa bene che non sarebbe un gran guadagno cacciare i dissidenti. Il bisogno di avere "nemici" interni, visto che i 5 stelle non fanno un'opposizione incisiva e che Berlusconi è palesemente un alleato del governo, rimane una punto di forza della sua strategia politica. Fino a questo punto al rottamatore (in termini di consenso) ha giovato porsi come l'innovatore che si batte contro i conservatori del Pd.

Questo schema, però, nel momento in cui Renzi non è più "inclusivo" come un tempo, ma sempre più arroccato sulle sue posizioni, incomincia a mostrare le prime crepe. E non solo per il rinnovato protagonismo che il sindacato ha saputo riconquistarsi. A tale riguardo, è inutile negare che una personalità come quella di Civati, che alla "vecchia guardia" non appartiene, può senz'altro causare non pochi problemi alla leadership del segretario.

Tuttavia, il punto è quanto conta ora Civati nel Pd. Se lui voterà contro la Legge di Stabilità, lo seguiranno anche i bersiniani, Cuperlo e la Bindi? Inoltre, se Renzi abbandonasse l'idea di mettere la fiducia, aprendo a correzioni di piccolissima entità, tutta l'area "di sinistra" resterà unità o voterà in ordine sparso? Dunque, se il giovane democratico vuole porsi come l'anti-Renzi nel suo partito dovrebbe saper attirare intorno alla sua proposta politica anche quel pezzo di "vecchia di guardia" a cui lui stesso in parte si oppone. Operazione, questa, che non pare essere alla sua portata. I suoi unici interlocutori, almeno per adesso, rimangono Vendola e Landini.

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