Elezioni USA 2012: il 6 novembre è (di nuovo) un punto di svolta? O è solo retorica di due diversamente moderati?

USA 2012 - Elezioni Presidenziali

Elezioni presidenziali USA 2012

Elezioni presidenziali USA 2012
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Ancora una volta le Elezioni USA 2012 sono dipinte dai media come un punto di svolta: il 6 novembre si fronteggiano due visioni del mondo. Una è quella plutocratico-finanziaria-populista incarnata da Mitt Romney. L'altra è quella socialista-popolare incarnata da Barack Obama.

Ma siamo davvero sicuri che sia questo, il punto?

Andres Martinéz offre, su Qz, uno spunto interessantissim osu questo tema. Ed ha, in merito, una visione molto complessa e sintetizzata dal titolo It doesn’t matter who wins: This is the least consequential US election in years. Traduciamo? Non è importante chi vincerà: queste saranno le elezioni americane con meno conseguenze nella storia.

Affermazione difficile da sostenere? Martinéz ci prova e lo fa in maniera puntuale. Secondo lui, Obama e Romney non sono altro che due moderati dei rispettivi schieramenti, che cavalcano le questioni più calde per ottenere il consenso dalle rispettive parti politiche, e le loro posizioni, in realtà, sono quelle di due tecnocrati, con formazioni diverse, ovvio.

Romney promette che fermerà la riforma sanitaria di Obama per far piacere ai suoi, ma la cosa appare davvero difficile, visto che è diventata esecutiva con il benestare della Corte Suprema.

In politica estera, Romney potrebbe essere più aggressivo di Obama. Ma siamo davvero sicuri che si impelagherebbe in un'altra guerra in questo periodo storico? Difficile.

Anche sul tema dell'immigrazione, così come su quello della sanità, sembra esserci, sulla carta, lo scontro più forte fra i due candidati.

Eppure, Martinéz spiega che la Corte Suprema ha bloccato i tentativi di intervenire nelle politiche immigratorie dei singoli stati da parte del Congresso; che i repubblicani sanno bene che non possono più permettersi di perdere i gruppi minoritari ma ad altissima crescita demografica; che paradossalmente, Romney potrebbe trovarsi in una posizione addirittura migliore di quella di Obama nel fare alcune riforme, come per esempio il Dream Act, che permetterebbe ai figli di irregolari che abbiano completato gli studi superiori di frequentare l'università e dunque pagare le tasse d'inscrizione.

Visione viziata da qualunquismo? Non sembra, sinceramente.

Certo: è vero che a livello simbolico cambierebbe tutto, se Obama venisse sconfitto da Romney.

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