Il Pdci cambia nome: Partito Comunista d'Italia

Il partito fondato da Cossutta cerca un ritorno alle origini a partire dal simbolo

Il Partito dei Comunisti Italiani cambia nome (e leggermente la sigla) in Partito Comunista d'Italia, riprendendo cioè il nome che dal 1921 al 1943 è stato quello del PCI, che solo nel pieno della Seconda Guerra Mondiale prese il nome di Partito Comunista Italiano che si è portato dietro fino allo scioglimento nel Pds.

Un ritorno alle origini per uno dei partiti della galassia dell'estrema sinistra ormai da anni in cerca di un posto al sole sempre più lontano. Passati i tempi in cui il Pdci faceva stabilmente parte dell'Ulivo, dell'Unione e delle coalizioni di centrosinistra a livello nazionale e locale – non facendo mai mancare fibrillazioni e distinguo – e tramontate ingloriosamente le varie sigle (o armate Brancaleone) con cui la suddetta galassia ha cercato di riprendersi qualche seggio – dalla Sinistra Arcobaleno rimasta fuori dal Parlamento nel 2008 alla Rivoluzione Civile di Ingroia bocciata clamorosamente nel 2013 – ora è il momento di cambiare.

È quanto ha deciso la riunione del Comitato Centrale del Partito, che dopo la fine della segreteria Diliberto – ormai praticamente ritiratosi dalla politica – è passato nelle mani di Cesare Procaccini, ex vicepresidente del Consiglio Regionale delle Marche. "Un passo per rafforzare la prospettiva comunista in Italia", come titola il comunicato sul sito del partito, in cui si spiega che la mossa è dovuta alla

"necessità di proseguire con determinazione nel processo di ricostruzione di una soggettività comunista capace di ridare rappresentanza politica alle istanze del mondo del lavoro e delle masse popolari, così duramente colpite dalla crisi strutturale del sistema capitalistico e dalle politiche liberiste imperanti".

Fuor di retorica, il problema vero è che il partito è passato dal massimo storico di 43000 iscritti nel 2006, anno delle ultime elezioni in cui il Pdci è riuscito a entrare in Parlamento, ai meno di 10.000 attuali. Un calo comune a tutti i partiti post-comunisti (se ne contano almeno 11, tutti con percentuali da prefisso telefonico), e che per il Pdci è stato aggravato dall'addio del fondatore Armando Cossutta, dal tramonto di Diliberto e dalla polemica scissione di Marco Rizzo, che dopo essere stato espulso nel 2009 ha fondato il Partito Comunista.

Ritorno alle origini anche nel simbolo, che a parte da minuscola "d" riprende in toto quello originale del PCI, con la falce e martello su bandiera italiana disegnata da Renato Guttuso, che all'epoca della scissione da Rifondazione Comunista (1998) si dice che Massimo D'Alema concesse agli ex compagni per fare lo sgambetto a Bertinotti che aveva tolto la fiducia al governo.

pcdi

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