Fornero, il ministro delle gaffes, caccia i giornalisti

riforma ForneroElsa Fornero non consente ai giornalisti di filmare o riportare i contenuti dei suoi incontri. L'ultima trovata del ministro del Welfare sfiora il paradosso. Invitata a Torino dalla Fondazione Fulvio Croce per un incontro dal titolo "Riflessioni sulle prime applicazioni pratiche della riforma del lavoro" ha chiesto agli organizzatori di far allontanare i giornalisti presenti già in sala (l'incontro era a porte aperte). Al di là dell'osservazione che viene spontanea, "Quanti incontri, conferenze, meeting al mese vedono protagonista un ministro che avrebbe molto da fare, in teoria?", le modalità sono assurde.

Il ministro teme altri scivoloni (suoi, non dei media), o meglio teme che fesserie come quella dei giovani troppo "choosy" escano dal privato consesso in cui, evidentemente, pensa di poter straparlare nemmeno fosse al bar con gli amici. Lo ha spiegato lei stessa nel pomeriggio. Anche qui un incontro, stavolta presso l'Unione industriale, organizzato da un associazione studentesca, di fronte ad un platea con ampi spazi vuoti.

Identico invito ai giornalisti, ma stavolta i cronisti si rifiutano e la Fornero spiega, con scarso senso del pudore, che dovrà "parlare più lentamente":

Va bene, ma se è così sarò costretta a parlare molto più lentamente, perché dovrò pensare ogni parola. Ma saranno gli errori a fare i titoli perché succede sempre così: tu parli per 40 minuti e dici cose sensate e positive. Poi ti scappa una parola, e basta quella per fare il titolo, basta quella per determinare dibattiti che durano settimane. E questo è uno stato del mondo, ed è inutile lamentarsene.

La Fornero, uno dei decantati ed illuminati "tecnici" selezionati da Mario Monti, teme di non riuscire a parlare per 30 minuti senza dire qualche idiozia. Quantomeno le gaffe di Silvio Berlusconi avevano diritto di cittadinanza nella cronaca, si potevano riprendere e se ne poteva parlare, anche dopo che il premier goffamente sosteneva di essere stato "frainteso".

Il nostro ministro del Welfare invece pretende che in consessi pubblici le telecamere restino spente per consentirle di straparlare senza conseguenze. A ben guardare la sua preoccupazione è legittima, soprattutto se ci costringe a leggere nelle pagine de L'Unione Sarda di lei che risponde al leader della protesta dei malati di Sla per il taglio dei fondi all'assistenza: "Anche la vita del ministro è complicata".

Un'altra soluzione in realtà ci sarebbe, potrebbe smettere di fare il ministro, così le sue fesserie tornerebbero ad essere quello che meriterebbero di essere: irrilevanti.

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