Russia: La crisi del Rublo farà cadere Putin?

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Le code davanti ai negozi e ai centri commerciali di questa mattina, che ricordano quelle del 1998, fanno intravedere un rischio default per la Russia. Tale situazione, come è noto, è dettata dalla crisi del rublo.

Così il paese, guidato da Vladimir Putin, si trova al centro di una vera e propria "tempesta", prodotta da uno svantaggioso tasso di cambio con l'euro e il dollaro (fondamentale per un'economia basata sulle materie prime), dal crollo del prezzo del petrolio (fonte principale di valuta estera) e dalle sanzioni economiche decise da Usa e Ue, stabilite con il deflagrare della crisi ucraina e dell'annessione della Crimea.

La situazione, inoltre, si va ulteriormente complicando. Nelle ultime settimane, il paese dell'est Europa è stato messo ulteriormente alle corde dagli Stati Uniti: Barack Obama firmerà presto un disegno di legge per imporre nuove sanzioni contro Mosca e il Congresso ha votato la risoluzione n.758 (che lascia intendere la volontà di far entrare l'Ucraina nella Nato e di imporre una verifica sulla disponibilità dei paesi dell'Alleanza Atlantica ad impegnarsi contro la Russia, definito "Stato aggressore").

Sulla stampa occidentale, intanto, non ci si limita ad evocare la crisi del '98, ma si parla di implosione della Russia come accadde all'Urss e si fanno paragoni con le parabole discendenti di Gorbaciov e di Eltsin. Tuttavia, ci pare che questi paragoni siano parecchio imprudenti in questo momento, e che spesso nascondano una malcelata volontà di destabilizzare maggiormente il "nemico". A testimonianza di ciò, in queste ore sta trovando larga diffusione l'intervista rilasciata dall'analista e consulente del Dipartimento di Stato americano, Edward Luttwak.

Ad Affari Italiani, l'esperto di geopolitica ha affemato che Putin "è molto indebolito ed è a rischio l'equilibrio politico della Federazione". Ed ha aggiunto: "l'autorità e l'autorevolezza di Putin sono già crollate e può anche perdere il potere. E se cade Putin si scredita tutta la linea nazionalista. A quel punto è possibile che in Russia nasca un governo filo-occidentale e filo-europeo". Eppure, questa, per il momento sembra più la formulazione di un desiderio che una prospettiva reale.

L'intervento della Banca centrale russa (che ha portato il costo del denaro dal 10% al 17%) non ha prodotto effetti questa mattina e l'entrata in recessione nel 2015 per la Russia pare inevitabile. Tuttavia, Putin ha ancora parecchie frecce al suo arco.

Innanzitutto, segnaliamo che, come evidenziato da Bloomberg, l'avanzo di bilancio del governo russo per il penultimo mese dell’anno ha toccato quota 1270 miliardi di rubli e ciò può far ben sperare Mosca. In secondo luogo, il "piccolo zar" può ancora sfruttare la potenza energetica del suo paese (come si è visto per il caso del progetto South Stream). E, infine, bisogna considerare la nuova alleanza economica con l'India, i rapporti con i paesi latinoamericani e il sostegno della Cina, gigante energivoro e accorso già a rimpinguare il portafoglio di Putin.

Vedremo, dunque, se sull'Ucraina Putin farà marcia indietro come richiesto dagli Usa o se, mettendo in conto una crisi sociale, proverà a reagire. Il leader russo ci ha già abituati a clamorosi colpi di scena. Certo è che di tempo non ne ha molto: dovrà dare risposte in tempi brevi perché le riserve cash del suo paese non sono infinite.

Tuttavia "sperare" in un collasso della Russia non sarebbe un atteggiamento molto responsabile. Ciò avrebbe riflessi mondiali molto pesanti e l'Italia non ne sarebbe certo immune. Ricordiamo, a tale riguardo, che le banche italiane vantano crediti nei confronti di Mosca pari a 27,6 miliardi. In prima linea c'è Unicredit, che proprio ad inizio mese ha prestato 390 milini di euro al gigante del gas russo Gazprom.

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