Elezioni Israele 2015, risultati: vince il Likud di Netanyahu, ma quale sarà la maggioranza?

Elezioni Israele 2015: i risultati proclamano la vittoria del Likud, ma quale sarà la maggioranza di governo?

Aggiornamento 23 marzo 2015, ore 12.21 - Il partito di centrodestra israeliano 'Kulanu', guidato dal politico Moshé Kahlon, ha assicurato il sostegno a Benjamin Netanyahu per la formazione di un nuovo governo: il leader della destra israeliana, vincitore delle elezioni, ha ora in mano la maggioranza di seggi (61 su 120) per formare una possibile coalizione di governo.

Secondo le agenzie stampa israeliane è probabile che il presidente Rivlin assegni l'incarico a Netanyahu questo stesso mercoledì.

09.00 - I risultati nelle elezioni in Israele danno ragione a Netanyahu e al Likud, facendo tramontare l'ipotesi di un governo di unità nazionale. Il premier israeliano ha chiesto a tutti i partiti della destra di unirsi per salvaguardare "la sicurezza di Israele e formare un governo forte". Sulla carta, Netanyahu può puntare a conquistare una maggioranza di 67 seggi su 120 totali.

Elezioni Israele 2015: i risultati

Con il 99,5% delle schede scrutinate, il Likud ha conquistato 29 seggi, mentre i rivali del Fronte Sionista si fermano a 24. La mossa dei partiti arabi di unirsi in un solo partito ha ampiamente funzionato, con 14 seggi si trovano a essere la terza forza del paese. Yar Lapid (centro) si ferma a 11 seggi. Altro movimento di centro è Kuluna, fondato da Moshe Khalon solo il novembre scorso, ha fatto registrare un ottimo risultato arrivando a 10 seggi. Khalon è decisivo per la formazione del governo, ma ha già fatto sapere di essere disposto a dialogare con il premier israeliano. Il Focolare Ebraico (destra nazionalista) arriva a 8 seggi, la destra ortodossa di Shas conquista 7 seggi, come i loro omologhi di United Torah Judaism. Sempre a destra, Yisrael Beitenu (partito del ministro degli Esteri Lieberman) si ferma a 6 seggi. La sinistra di Meretz si ferma a 4 seggi.

Con questi numeri, è chiaro che le possibilità di Netanyahu di formare un governo passano da un'unità di tutte le forze di destra e non solo. Se tutte le forze alla destra del Likud si unissero al partito del premier, i seggi raccolti sarebbero solo 57. È quindi decisivo l'appoggio di Kuluna, con il quale si potrebbe arrivare a 67 seggi e avere così una maggioranza non certo schiacciante, ma sufficiente per dare vita a un nuovo governo.

Elezioni Israele 2015, risultati: le proiezioni

5.00

- Dopo un testa a testa durato tutta la notte, è il Likud di Benjamin Netanyahu a vincere le elezioni israeliane.
Con oltre il 90% dei voti scrutinati, il partito di destra ha 29 seggi, contro i 24 dell'Unione Sionista di Herzog. Terzo partito, la Lista Araba. Resta da capire quali alleanze saranno necessarie per la formazione del nuovo governo: l'ago della bilancia dovrebbe essere il partito Kulanu dell'ex ministro Mosher Kahlon, cui Netanyahu ha offerto il posto di ministro delle Finanze.

21.51: Netanyahu si dichiara vincitore via twitter.

(la traduzione: «Contro ogni previsione : una grande vittoria per il Likud, una grande vittoria per la coalizione nazionale guidato dal Likud, una grande vittoria per il popolo di Israele»)

Il Tweet, stante la situazione degli exit poll, lascia perplessi.

21.43 – Mentre il presidente, Reuven Rivlin, chiede che si lavori a un governo di coalizione nazionale, Benjamin Netanyahu ha fatto sapere di aver già chiamato Naftali Bennet per avviare velocemente un processo di creazione di un governo di destra.

21.20 – è testa a testa fra Unione Sionista e Likud. Secondo gli exit poll di Channel 10 e Channel 1, entrambi avrebbero 27 seggi. Secondo quelli di Channel 2, il Likud ne avrebbe 28 e l'Unione Sionista 27. È la classica situazione che si definisce, pescando nel gergo del giornalismo politico anglofono (che a sua volta si rifa a quello dell'ippica), too close to call.

21.05 – Urne chiuse. Manca ancora il dato finale dell'affluenza. L'Unione Sionista si dice moderatamente ottimista in virtù dei primi exit poll che sono stati diffusi.

20:03

- Ecco il nuovo dato sull'affluenza, sicuramente il più significativo prima di quello finale. Alle 20 avevano votato il 65,7% degli aventi diritto, due punti percentuale in più rispetto alle tornata del 2013 che alla stessa ora faceva registrare il 63,7%. Che il datto fosse cresciuto era prevedibile visto che quest'anno per la stima viene usato un campione di 9000 seggi (in tutto sono 10372), mentre fino alle ultime elezioni il campione era di appena 400 seggi. Prevedibilmente quindi anche la cifra finale sarà superiore rispetto al passato. Fra poco meno di un'ora, quando in Israele saranno le 22, chiuderanno i seggi e saranno diffusi i primi exit poll.

17:51 - Anche il dato delle 18 (ora locale), quando mancano quattro ore alla chiusura dei seggi, conferma che l'affluenza alle urne è grosso modo in linea con quella di due anni fa. Fino ad ora hanno votato il 54,6% degli aventi diritto, -0.9% rispetto al 2013, una cifra abbastanza alta. Il dato finale potrebbe essere anche più altro di quello del 2013 alla fine, il campione su cui viene stimata l'affluenza infatti è di 9000 seggi, contro i 400 del passato, questo permette di avere un dato più accurato che non dovrebbe quindi discostarsi di molto da quello ufficiale finale.

13.59 - Il dato sull'affluenza delle 14 (l'una italiana) conferma la tendenza di un generale calo rispetto alle elezioni di due anni fa. Fino ad ora hanno votato il 36,7% degli elettori, contro il 38,3% del 2013. Ma l'affluenza del 2015 resta comunque maggiore rispetto a quella del 2009 (34%) e del 2006 (30,9%).

12.58 - È stato diffuso relativo all'affluenza alle urne dopo cinque ore di voto, quello quindi delle 12. Dopo l'accelerata delle prime ore di questa mattina, ad aver votato sono ora il 26,5% degli aventi diritto. Un dato in linea con quello di due anni fa, quando alla stessa ora avevano votato il 26,7%. Mentre è nettamente in crescita se lo si confronta con quello del 2009, sei anni fa a mezzogiorno avevano votato soltanto il 23,4% degli elettori.

10.45 - Primi dati ufficiali sull'affluenza, registrati alle 10 ore locali. Si è recato alle urne il 13,7% degli elettori. Affluenza in crescita rispetto alle scorse elezioni, nelle quali si era registrato alla stessa ora il dato dell'11,5%. Dunque c'è un +2% di votanti dopo le prime tre ore.

17 marzo 2015 - Elezioni Israele 2015: oggi gli israeliani sono chiamati al voto. Le urne sono state aperte alle 7 ora locale (le 6 in Italia) e si chiuderanno alle 22 (21 in Italia). Chiamati a votare quasi sei milioni di elettori, che scelgono i componenti della Knesset, il parlamento israeliano composto da 120 membri. Gli exit polls - a disposizione già dalla chiusura delle urne - e i risultati nella diretta di Blogo.

Elezioni Israele 2015: la vigilia del voto

Lunedì 16 marzo 201518:00

- La vigilia delle elezioni è stata animata dalle dichiarazioni di Benjamin Netanyahu che ha affermato:

"Non permetterò che sia creato uno Stato palestinese"

e ha aggiunto:

"Chiunque acconsentirà alla creazione di uno Stato palestinese non farà altro che offrire dentro lo Stato di Israele una base di lancio per gli attacchi dell'Islam radicale"

Il tempo sta per scadere, domani si vota in Israele e proprio oggi il l'ex primo ministro e responsabile della Difesa Ehud Barak, che ormai si è ritirato dalla vita politica, ha comunicato il suo appoggio a Isaac Herzog, leale del centrosinistra.

Barak ha detto:

"Conosco Herzog da decenni, è stato segretario di governo nel mio gabinetto e ministro all'epoca della mia guida dei laburisti. È saggio, esperto e responsabile"
Herzog

, durante una visita al Muro del Pianto, ha detto che nessuno meglio di lui può garantire la sicurezza di Gerusalemme.

Intanto l'avversario di Herzog, Benjamin Netanyahu, davanti a 30mila persone si è definito come l'unica garanzia per evitare la bomba atomica dell'Iran, ha anche promesso di non fare concessioni territoriali ai palestinesi e di non liberare altri terroristi. Ha annunciato che se sarà rieletto il ministro dell'Economia sarà Moshe Kahlun, il leader del partito Kulanu, noto per aver firmato la liberalizzazione dei cellulari. La mossa di promettere il ministero delle Finanze a Kahlun serve per riprendersi molti voti del Likud.

Chi tace, invece, è Tzipi Livni, numero due del centrosinistra, che potrebbe essere la responsabile delle trattative nel caso in cui dalle urne non dovesse uscire un vincitore certo.

Testa a testa tra Likud e Unione Sionista

Domenica 15 marzo

- L'attuale primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sarebbe piuttosto in difficoltà nei sondaggi israeliani sulla corsa elettorale che culminerà martedì con le elezioni nel paese.

Per questo motivo il partito della destra israeliana avrebbe offerto il ministero delle Finanze al rivale Moshe Khalon, fuoriuscito del Likud che ha fondato il partito centrista Kulanu. La notizia l'avrebbe rivelata lo stesso Netanyahu nel corso di un'intervista radiofonica e il diretto interessato Khalon avrebbe smentito a tempo di record, parlando di una "manovra pre elettorale".

Secondo RaiNews i sondaggi prevedono che nel voto del 17 marzo l'Unione Sionista di Isaac Herzog e Tzipi Livni conquisterà tra 24 e 26 seggi alla Knesset, mentre il Likud di Netanyahu ne avrà 20-22 e Kulanu 10. Il partito di Khalon, in una situazione in cui nessuno avrebbe la maggioranza per governare, potrebbe quindi rivelarsi l'ago della bilancia.

Martedì 10 marzo 2015 - Le elezioni in Israele si avvicinano a grandi passi, dal momento che il voto è previsto per il 17 marzo, martedì prossimo. La chiusura dei seggi è prevista per le 22, quando in Italia saranno le 21, dopodiché si attenderanno exit poll e proiezioni da parte dei principali network nel paese. Si sa però già cosa prevedono i sondaggi: un testa a testa all'ultimo seggio tra il Likud, il partito conservatore del primo ministro Netanyahu, e l'Unione Sionista, coalizione di centrosinistra che unisce il partito progressista e Hatnuah, il movimento liberale fondato da Tzipi Livni.

I due movimenti sono dati appaiati (con un leggero vantaggio per il Likud) attorno ai 23/27 seggi. Il che significa che nessuno dei due, da solo, potrà costituire un governo e che ci sarà bisogno di trovare un'alleanza con i numerosi partiti minori. Una situazione che, stando agli analisti, avvantaggia il Likud, che ha una vicinanza politica con un numero maggiore delle altre forze politiche israeliane.

Da notare come i partiti che rappresentano la minoranza araboisraeliana si presentano insieme per la prima volta e potrebbero arrivare a conquistare tra i 12 e i 13 seggi. Se così fosse, sarebbero la terza forza del paese.

La formazione del governo avviene con modalità simili alle nostre: il presidente della Repubblica, Reuven Rivlin, consulta i leader dei partiti, a cui spetta il compito di indicare il candidato con più chance di formare un governo, indipendentemente dai voti ricevuti. Il premier incaricato dal presidente avrà 42 giorni di tempo per trovare i numeri necessari.

Elezioni Israele 2015: i primi sondaggi

Giovedì 18 dicembre 2015

Una cosa buona dei sondaggi sulle elezioni 2015 in Israele che prendono direttamente in considerazione i seggi, e non le percentuali di voto che spesso possono essere ingannatrici. Cosa semplice da farsi, d'altronde, visto che la Knesset è un parlamento monocamerale con 120 seggi. Stando al sondaggio pubblicato su Haaretz (il cui articolo recita "molti israeliani non vogliono che Netanyahu rimanga primo ministro") l'attuale premier e leader del partito conservatore Likud sarebbe in calo nelle preferenze.

Cosa bizzarra dal momento che era stato lo stesso premier a volere le elezioni anticipate per risolvere la crisi interna alla sua coalizione. Una coalizione inevitabilmente ampia, visto che a fronte di una sola camera e pochi seggi nelle ultime elezioni avevano ottenuto l'ingresso alla Knesset ben 12 partiti, sei dei quali uniti nella coalizione conservatrice. E quindi che succederebbe se si votasse oggi, stando almeno a questi sondaggi?

Il Likud passerebbe da 31 a 21 seggi, un calo quindi non di poco conto, ma soprattutto gli stessi seggi li otterrebbe Labor-Hatnuah, la nuova forza politica di sinistra che si è unita da pochi giorni (mettendo insieme lo storico partito laburista e Hatnuah, guidato da Tzipi Livni, ex alleata del Likud ed ex leader di Kadima, il partito fondato da Ariel Sharon) promettendosi a vicenda che non ci sarà nessuna possibile alleanza con i conservatori.

Quadro quindi abbastanza complesso che vede i due partiti di punta alla pari. Il che significa che Netanyahu rischia di non venir riconfermato? Sembrerebbe proprio di no, se non altro perché manca un leader alternativo in grado di mettere assieme abbastanza forze da governare. E però le difficoltà per l'attuale premier non finiscono qui: il partito ultraconservatore Yisrael Beteinu guidato da Lierberman, e storico alleato del Likud, scenderebbe a otto seggi dagli 11 di prima.

21 più 8, siamo appena a 29 seggi. Molto lontani quindi da una maggioranza, soprattutto se si considera che Yesh Atid - partito ex alleato del Likud - ha trovato un accordo con Kulanu (appena fondato dall'ex ministro delle Telecomunicazioni Kahlon). Due partiti che, se uniti, potrebbero addirittura diventare la prima forza del paese. Insomma, Israele rischia di trovarsi alle prese con una tripartizione che renderebbe molto complesso trovare la chiave per formare una coalizione. Ma vista la mancanza di reali veri e propri candidati alternativi, alla fine la cosa più probabile - se non certa - è che Netanyahu ne uscirà comunque vincitore.

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