Charlie Hebdo, cos'è?

E' in corso un vero e proprio attacco al giornale satirico francese Charlie Hebdo: di cosa si occupa e perchè ha attirato le ire del fondamentalismo islamico?

charlieebdo

Charlie Hebdo è un settimanale satirico francese di ispirazione laica e repubblicana: la sede del giornale, che si trova a Parigi, è già stata obiettivo di fanatici e fondamentalisti islamici per via dei contenuti satirici e dissacranti pubblicati da Charlie Hebdo, che spazza via con intelligente comicità le paure e le angosce del fondamentalismo religioso islamico.

Il giornale è da sempre nelle grazie del laicismo radicale francese: nella sua storia, cominciata con il mensile Hara-Kiri nel 1960, ha sempre bersagliato con la sua satira personaggi della destra transalpina, non risparmiando comunque nemmeno la sinistra e la religione; l'azione di critica satirica di Charlie Hebdo infatti si rivolge anzitutto alla difesa delle libertà individuali civili e collettive, a partire dalla libertà d'espressione.

Una libertà che nella redazione di Charlie Hebdo è assoluta e, per questo, spesso tra redattori le posizioni sono anche fortemente contrapposte; dopo un inizio, negli anni '60, dove la protagonista principale è stata la magistratura (che chiuse il giornale due volte, nel 1961 e nel 1966), nel febbraio del 1969 venne lanciato il settimanale Hara-kiri-hebdo che più avanti, in maggio, prenderà il nome di L'hebdo hara-kiri. Alla morte di Charles De Gaulle nel 1970 la pubblicazione venne nuovamente interdetta questa volta dal ministro dell'Interno, infastidito dal titolo "Bal tragique à Colombey - un mort" (Ballo tragico a Colombey, un morto) usato per dare la notizia della morte del Presidente: il divieto di pubblicazione fu aggirato con l'ennesimo cambio di nome in Charlie Hebdo.

Le pubblicazioni furono nuovamente sospese nel 1981, questa volta per mancanza di lettori, ma la storia del giornale satirico riprese nel 1992 grazie ai disegnatori Philippe Val, Gébé e Cabu (ad oggi detengono tutte le responsabilità editoriali) che convinsero la vecchia guardia, Cavanna, Delfeil de Ton e Wolinski, a ripartire con l'avventura di Charlie Hebdo. Nel luglio 1992 il primo numero del nuovo giornale vendette 100mila copie, un successo colossale.

Nessuna linea politica ufficiale, anche se la linea contestataria tipica della sinistra estrema (anche extraparlamentare) sembra caratterizzare le nuove pubblicazioni: il nuovo Charlie Hebdo diventa in breve tempo un punto di riferimento per la libertà di espressione e la satira politica, una libertà di stampa che oggi in Francia (ma non solo) tende velocemente a scomparire.

Negli anni 2000 la linea editoriale di Charlie Hebdo si fa ancora più laicista: nel 2002 il cronista filosofico Robert Misrah offre una spalla alla scrittrice fiorentina Oriana Fallaci, che in Italia faceva infuriare una feroce polemica dopo aver pubblicato La Rabbia e l'Orgoglio (un libro che qui ha osannato la destra ed è stato disprezzato, anche in maniera veemente, dalla sinistra):

"Oriana Fallaci dà prova di coraggio intellettuale [...] Non protesta solamente contro l'islamismo assassino. [...] Protesta anche contro la negazione in corso nell'opinione pubblica europea, sia italiana, sia francese, per esempio. Non si vuole vedere condannare mentre afferma con chiarezza il fatto che è l'Islam a partire in crociata verso l'Occidente, e non il contrario."

L'articolo di Misrah, titolato Coraggio intellettuale, fa esplodere una polemica altrettanto veemente anche in Francia attirando sul giornale critiche feroci dalla sinistra politica ed intellettuale ed accuse di razzismo. Il laicismo di Charlie Hebdo diventa focolaio di nuove polemiche ancora nel 2006, con la pubblicazione delle famose caricature di Maometto: all'epoca il giornale tirava 140mila copie ma per quelle pubblicazioni aumentarono a 160mila (tutte esaurite, tanto che dovettero fare due ristampe arrivando a 400mila copie vendute).

jyllandsposten-vignette

In quell'occasione il giornale satirico parigino pubblicò le caricature di Maometto pubblicate in origine, pochi mesi prima, dal quotidiano danese Jyllands-Posten; quelle vignette avevano già scatenato polemiche in tutto il mondo musulmano: addirittura il Consiglio francese del culto musulmano chiese la messa al bando del numero del settimanale satirico.

Il 1 marzo 2006 il settimanale pubblicò il Manifesto dei dodici, la risposta di alcuni intellettuali alle violenze fisiche e verbali seguite alla pubblicazione delle vignette in difesa dei valori del secolarismo e della libertà: un vero e proprio monito contro l'Islamismo, considerato il nuovo totalitarismo dopo stalinismo, fascismo e nazismo.

Il settimanale Charlie Hebdo pagò quelle pubblicazioni nel novembre 2011: nella notte tra il 1° e il 2 novembre la sede del giornale viene distrutta a seguito del lancio di diverse bottiglie molotov, appena prima dell'uscita del numero del 2 novembre dedicato alla vittoria del partito fondamentalista islamico nelle elezioni in Tunisia.

Da allora il settimanale satirico non ha risparmiato mai la deriva fondamentalista islamica, spesso con vignette dissacranti e evidentemente provocatorie, sempre in nome della libertà di espressione e del diritto di critica: oggi Charlie Hebdo paga, nuovamente ma con il sangue, la coerenza di una linea editoriale che non le ha mai mandate a dire a nessuno.


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