
E’ un fatto che rischia di passare inosservato, ma è difficile da negare: nelle ultime settimane gli equilibri nella maggioranza sembrano penalizzare la Lega Nord. Non è un caso infatti che non siano passate neanche 24 ore tra l’annuncio dell’emendamento del Carroccio che voleva bloccare il flusso di immigrati per due anni, con l’obiettivo di “far fronte alla crisi economica delle aziende”, e l’annuncio del governo del via libera al nuovo decreto flussi per 170mila lavoratori stranieri.
Ma non si tratta di sola immigrazione, prendiamo ad esempio Milano e la sua Expo, che dovrebbero stare molto a cuore ad un partito nato e cresciuto in Lombardia: i soldi in finanziaria non si sono trovati, e sono invece stati dirottati a favore delle indebitate Roma e Catania. Nel Pdl sono volati gli stracci, ma la Lega, stranamente, ha fatto orecchie da mercante.
Recentemente addirittura il leghistissimo Roberto Castelli ha ammesso che i soldi per l’Expo 2015 non potranno venire dal governo, affermazione che ha scatenato una ridda di voci riguardanti la possibile intenzione del governo di rinunciare del tutto all’esposizione.
La domanda è: perchè la notoriamente combattiva Lega Nord non reagisce a questi schiaffi politici? Noi un’ipotesi ce l’abbiamo…
Il Carroccio è, come abbiamo già sostenuto, un partito disposto ad accettare quasi qualsiasi compromesso e voltafaccia, se questo può servire ad ottenere il suo unico vero obiettivo: il federalismo. Restando buona in questi mesi autunnali la Lega probabilmente ritiene di accumulare un credito verso gli alleati, che non esiterà a riscuotere al momento della discussione del federalismo fiscale, imponendo la propria linea.
Se questa ipotesi è plausibile, ne deriva un corollario interessante: Bossi e compagni non saranno disposti ad accettare nessuna mediazione sulla riforma federale. Se mai le resistenze dei “sudisti” della maggioranza, che non sono pochi, dovessero rivelarsi troppo forti, nessuna soluzione sarebbe esclusa: nemmeno la rottura dell’alleanza.
Foto: agenziami, Flickr.
andrea4381
17 nov 2008 - 12:40 - #1in effetti per i leghisti dev’essere un periodo non facile.. più che altro stanno facendo la figura del cane senza denti: abbaia abbaia tanto non rappresenti un periocolo
unno
17 nov 2008 - 13:30 - #2An al nord é prossima all’evaporazione (troppo filomeridionali) il pdl non é un partito (senza berlusconi sono finiti), la lega si candida alla maggioranza assoluta al nord, fra qualche anno.
Chico Mendez
17 nov 2008 - 14:27 - #3Unno pero’ sia AN che FI hanno tolto di mezzo gli strumenti per varare un vero federalismo fiscale…..e Bossi ancora non ha detto be…..
Vercingetorige
17 nov 2008 - 15:30 - #4Se lasciano andare troppo, alla fine si bruceranno le mani da soli, devo iniziare ad imporsi pena le elezioni anticipate, si rischia che il Pdl faccia il giochetto della scorsa legislatura e rimandi agli ultimi mesi dei 5 anni le riforme che stanno a cuore alla Lega, ottenendo in cambio ampia collaborazione senza dover tornare niente…
unno
17 nov 2008 - 16:19 - #5Chico
CRedo che bossi abbia fatto i suoi calcoli
Il federalismo al nord è l’unica alternativa al fascismo, una terza via purtroppo non la vedo, con persone come draghi il pd non farà strada
Chico Mendez
17 nov 2008 - 16:26 - #6Unno il problema e’ che a vedere bene i provvedimenti del governo vanno in un’altra direzione, il taglio ai fondi per i comuni, il taglio delel spese agli enti locali, il taglio dell’ICI e l’obblugatorieta’ di vendere le municipalizzate entro il 2010 (per ora acquedotti) mi pare l’esatto contrario del federalismo fiscale, contando che la lega al nord in questo momento e’ ai massimi storici mi chiedo cosda aspetti Bossi e chiedere pegno al governo…..
Keis77
17 nov 2008 - 17:59 - #7Cos’è questa storia di vendere ai privati gli acquedotti?
...
17 nov 2008 - 18:40 - #8Tranquilli.
Vista l’esperienza in Italia ed il numero di decerebrati che cianciano di libero mercato, potete star sicuri: è l’ennesima inc…ata agli italiani, che quando si troveranno pure senz’acqua li appenderanno per i cojoni, una volta per tutte.
Qualche secolo fa per meno (il prezzo del pane) è venuto fuori di più.
Speriamo che almeno in questo la Storia sia maestra.
Moderatore
17 nov 2008 - 19:20 - #9Vi preghiamo di non pubblicare commenti che divagano, conversazioni personali, attacchi e offese di qualsiasi genere, commenti fuori luogo. Siamo costretti a intervenire per moderare tutto quello che provoca rumore e distoglie la conversazione dal tema del post.
unno
17 nov 2008 - 19:55 - #10Chico
SEcondo me bossi aspetta di vedere sondaggi che danno la lega in calo, fino a quando continuerà a salire resterà immobile
paoloBG
18 nov 2008 - 02:42 - #11l’ultimo sondaggio swg ci da all’11%… ci stiamo mangiando il pdl.
Penso invece che abbiamo già ottenuto molto per il nord considerato il fatto che abbiamo l’8%, ma ovviamente non basta ancora. Certo che se il 50% dei lombardi votasse lega e non il 22%, allora si che i fondi per l’expo aumenterebbero… ma molti lombardi evidentemente preferiscono votare partiti meridionalisti che danno i nostri soldi ai comuni spreconi di catania o roma.
Fino a quando al nord non saremo compatti e voteremo chi fa il nostro interesse, la lega potrà solo fare di tutto per portare a casa il massimo possibile con i voti a disposizione, ma per forza di cose dovrà rinunciare a qualcosa.
Oggi la priorità massima è il federalismo: senza il paese intero affonderà..
Chico Mendez
18 nov 2008 - 11:47 - #12Paolo ma spiegami all’abitante del nord che gli frega ingrassare Ligresti, Caltagirone, Tronchetto Poverello, Colaninno ecc.?
Gustavo Gesualdo
03 apr 2010 - 15:52 - #13Ho navigato un po’ fra alcuni blog che pretendevano di dare giudizi sommari e pregiudizialmente negativi nel tema scottante e quanto mai attuale del varo delle riforme ed in particolare della applicazione del federalismo fiscale al modello statale attualmente in uso in Italia.
Ho letto un cumulo di sciocchezze.
Ho quindi scritto in risposta ad un post di un blog queste note, che posto qui di seguito.
Quante inesattezze, pregiudizi, preconcetti ideologici dietro questa visione del federalismo fiscale.
Andiamo per ordine a smontare questo cumulo di sciocchezze.
Punto Primo
Il federalismo fiscale è già una realtà in questo paese, in regioni come la Sicilia per esempio, che dispongono quinidi di maggiore autonomia rispetto alle altre regioni.
Si tratta solo di riequilibrare una sperequazione oggi in atto fra la gestione di regioni cosiddette a statuto ordinario e di quelle a statuto speciale.
Punto Secondo
Non è affatto vero che vi sarà una maggiore imposizione ed un relativo aumento della pressione fiscale, poichè, per le stesse competenze allargate in senso autonomista, i contributi erariali attualmente destinati allo stato centrale e che vengono successivamente redistribuiti alle regioni ovvero usati direttamente dallo stato, passano semplicemnete di mano: dallo stato alle regioni, appunto.
Anzi è prevedibile un buon risultato di riduzione del prelievo fiscale in quanto, allo stato attuale, con i perversi meccanismi di prelievo e di redistribuzione attualmente in uso, processo in cui manca una corrispondenza fra quanto versato e quanto ritornato in loco, si disperde una buona parte di questa tassazione, “svanita” in questo andirivieni dei danari pagati in tasse e destinati alla erogazione di servizi essenziali ai cittadini.
Un risparmio quindi, non un aggravio di spese: è ineludibile.
Punto Terzo
Il cittadino-contribuente avrà maggiormente vicino a se il soggetto che preleva le tasse ed eroga i servizi, potendo esercitare nei suoi confronti un maggiore controllo della spesa come del prelievo ed ottenere così una maggiore forza contrattuale nella destinazione di tali danari, anche nel senso della scelta dei servizi, della loro quantità e qualità, come del loro cattivo uso od abuso.
Punto Quarto
In questa ottica è chiaro che tutti ci guadagneranno.
Verrà inoltre inserito nel sistema della erogazione dei servizi e della gestione e del contollo del danaro come della spesa
pubblica una competizione positiva, una inusitata (per l’Italia) concorrenza fra le regioni al virtuosismo gestionale, migliorando grandemente l’efficenza delle macchine burocratiche e del governo delle genti e dei territori.
Non è secondario inoltre il convncimento che questo sistema aumenterà grandemente la diretta partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica, rompendo quel “difetto di partecipazione” che spesso e volentieri, viene chiamato in causa per identificare lo strano rapporto stato-cittadino entro cui, il cittadino paga le tasse e poi si disinteressa assolutamente di come i danari prelevati fiscalmente, vengano utilizzati, grazie anche alla melina oscura che avvolge i passaggi di mano della spesa pubblica italiana negli andirivieni fra soggetto contribuente e soggetto destinatario dei servizi, che poi sono la stessa persona.
Ultimo punto
Ma dove è scritto, nel regno delle democrazie occidentali civili ed avanzate cui l’Italia pretende di appartenere, che le riforme varate in questo paese, devono essere condivise oltre la maggioranza dei consensi del parlamento?
Le riforme devono risponde a criteri di giustizia sociale ed economica, efficenza nella erogazione dei servizi, diminuzione della pressione fiscale su cittadini, aziende e famiglie e garanzia nel diretto controllo da parte di contribuisce alla spesa e nel governo della spesa stessa.
Questo è il miglior criterio di condivisione e di consenso rispetto alle riforme di cui stiamo trattando.
Il resto è vecchiume antagonistico senza arte ne parte che impedisce da decenni l’adeguamento del sistema stato al paese reale.
Maggiore efficenza nel prelievo e nella spesa, controllo diretto, disgiunzione del governo delle variegata realtà di cui è composto il nostro paese.
Mi spiego meglio.
Attualmente, nel regime di spesa e della fiscalità, come nel governo delle finanze pubbliche in generale, il governo emana provvedimenti esecutivi unici, che possono avere invece impatti multipli e profondamente differenti, proprio in virtù delle notevoli differenze che insistono nei territori e fra i territori italiani.
Quello stesso provvedimento governativo, teso alla gestione delle finenze e della spesa pubblica, attualmente può avere un effetto in Veneto, un effetto diverso nel Lazio e addirittura l’effetto opposto in Sicilia.
Come è possibile non comprendere queste semplici verità?
Il nostro è un paese ricco di differenze, e sono queste stesse differenze a fare la ricchezza dell’Italia, quella stessa ricchezza che gli altri paesi ci invidiano e che apprezzano, a seconda dei casi.
Ma queste differenze vanno governate in modo differente, se si vuole rendere un servizio degno di tale nome ai cittadini-contribuenti.
E l’unica risposta a questa realtà, è il federalismo.
Ma come si fa a non capirlo?
Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X
xiaobu002
16 set 2010 - 05:08 - #14Present accumulating of AbercrombieFitch can calmly be founded by a accepted being as numbers of web assets are accepting Abercrombie Fitch Rompers accidental wears. Their absolute balloon was to accomplish a appropriate abode in the hearts of fashionable humans and they are absolutely Abercrombie Fitch Romper to get that position.