Mercato del lavoro e welfare: due ambiti assolutamente centrali per la società e per la vita di ogni singolo individuo. In Italia, due settori in grave affanno, che richiederebbero urgenti riforme: e mentre i politici tendono spesso ad ignorare la questione, i famosi economisti ed editorialisti Tito Boeri e Pietro Garibadi pubblicano “Un nuovo contratto per tutti”, agile pamphlet pieno di proposte concrete.
Nell’Italia degli ultimi 10-15 anni c’è più occupazione e sempre meno disoccupazione. I problemi però non mancano: non c’è stata altrettanta crescita economica, non si è investito in ricerca e innovazione, ed eccoci con i salari più bassi d’Europa. Le forme di flessibilità del lavoro hanno sì creato lavoro, ma hanno finito per instaurare un sistema “duale”: precariato e posto fisso restano mondi paralleli, non comunicanti. Difficilissimo dal primo passare al secondo.
Non si sono colmati poi gli svantaggi dei veri soggetti deboli del nuovo mercato del lavoro: i giovani (non gli anziani!), le donne e i meridionali. Anzi, in molti casi la loro penalizzazione rispetto ai maschi adulti col posto fisso è addirittura aumentata. In particolare, è sempre più difficile per le donne conciliare lavoro e responsabilità familiare, ed ecco che si attiva quella spirale che sta trasformando l’Italia sempre più in un paese per vecchi.
Boeri e Garibaldi si dedicano nel corso del lavoro a demolire con fredda cognizione di causa i provvedimenti proposti in questo campo dai vari governi degli ultimi anni: il tanto dibattuto quoziente familiare, la detassazione degli straordinari, le proposte di federalismo fiscale, gli innumerevoli quanto inutili interventi per il Sud, i lavori socialmente utili, il Libro verde del Ministro Sacconi, la riforma del collocamento.
Poi, presentano le loro contro-proposte, articolate in tre punti:
Riformare il lavoro: istituire una forma di “contratto unico per tutti i lavoratori, a tempo indeterminato, che sia flessibile all’inizio ma garantisca tutele crescenti nel tempo” e scongiuri abusi da parte dei datori di lavoro, per offrire ai giovani un percorso ben definito verso la stabilità, permettendo loro di fare seri programmi di vita. Una proposta simile, anche se meno radicale per certi aspetti, a quella presentata dal parlamentare PD Pietro Ichino in questa legislatura.
Riformare i salari: istituire una contrattazione su due livelli (nazionale e settoriale) e ancorare gli aumenti alla produttività e a parametri europei dell’inflazione. Riformare i sistemi di rappresentanza dei sindacati, introducendo una vera competizione maggioritaria tra le varie sigle nei luoghi di lavoro. Infine, istituire per legge un salario minimo orario intercategoriale: una proposta non troppo diversa, anche se meglio articolata, rispetto a quella di Walter Veltroni in campagna elettorale.
Riformare gli ammortizzatori: sostituire al kafkiano ed iniquo sistema della cassa integrazione e al sussidio di disoccupazione attuale, assolutamente insufficiente, un sistema unico e più generoso di tutela della disoccupazione, come esiste in tutti i paesi occidentali, che sia esteso anche ai precari. In Italia infatti “solo un disoccupato su cinque (anziché quattro su cinque come avviene altrove in Europa) riceve un sussidio di disoccupazione” e spesso si tratta di lavoratori privilegiati, come quelli Alitalia. Istituzione di un reddito minimo garantito per tutelare i disoccupati di lungo periodo e i poveri senza lavoro sotto i 65 anni.
Troppo caro? Boeri e Garibaldi dimostrano che una seria riforma degli ammortizzatori sociali costerebbe solo l’1% della spesa corrente annuale. Troppo rischioso in un paese di furbi? I sistemi di controllo esistono e, quando sono stati applicati, si sono dimostrati efficaci persino in Italia.
Le ricette ci sono, la questione piuttosto è: esiste al momento una parte politica che abbia intenzione di portarle avanti?
Un nuovo contratto per tutti, Chiarelettere, pp.131, euro 10,00.
Steffa
20 nov 2008 - 14:39 - #1Proposte molto interessanti, io per legge aumenterei il salario ai precari rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato, è un incentivo per i datori di lavoro ad assumere a tempo indeterminato, magari dopo un periodo di prova, in fondo non funziona così l’economia? Nel mercato obbligazionario più è il rischio più è il guadagno
Stef500f
20 nov 2008 - 16:26 - #2Aumentare i salari ai precari darebbe modo ad un lavoratore che vuole essere precario per scelta di diventare imprenditore di se stesso.un pò come succede in gran bretagna..e un pò come succede per quanto riguarda chi lavora presso un ristorante per esempio in italia.,che in una giornata guadagna di più di quello che guadagna un collega assunto a tempo indeterminato..però a quanto ne so io questo accade solo a questa tipologia di lavoratori..cmq difficile attuare un sistema del genere nel nostro paese,qui siamo ancora ai tempi del feudalesimo..il datore di la lavoro (padrone) e il lavoratore deve ingoiare la pillola se vuole lavorare.e su questo si dovrebbe agire alla base..maaa..mi sa che ai padroni va bene così.quindi.
PoveraItalia
20 nov 2008 - 16:34 - #3Ci dissero che la flessibilità ed il precariato fossero la soluzione per il lavoro e lo sviluppo: dopo 285, Lavoratori socialmente utili, CO.Co.Co, Co.Co.Pro, Consulenti esterni, municipalizzate e partecipate, chi ci salverà da questi teorici? La tattica è inventare nuovi termini o acronimi e sorprendere gli ascoltatori con l’effetto fantascienza. Per favore cittadini state molto attenti e non vi intrattenete.
Wallacione
22 nov 2008 - 09:36 - #4Le idee innovative ci sono, il problema è farle veicolare nelle (e colle) teste di chi ha un ruolo fondamentale in una democrazia, ovvero il legislatore (parlamento); solo che questi (parlamento) ha a cuore insediarsi solo per visibilità sociale ed economica e fare gli affari propri.
” Quando il politico attuale (di centro destra o centro sinistra poco importa: sono tutti la medesima cosa…) si autoproclama statista mi vengono i brividi pensando che non reggerebbe il confronto, questi, manco con la cuoca dei passati statisti”