Rotto il patto del Nazareno: e adesso cosa succede?

Il patto del Nazareno è davvero saltato? Una volta calmate le acque, le trattative potrebbero ripartire.

5 febbraio - E adesso cosa succede con quello che rimane del patto del Nazareno? Il governo ostenta sicurezza, facendo sapere che è "meglio che si sia rotto con Berlusconi" e che può benissimo trovare la strada per proseguire nelle riforme guardando alla sua sinistra. Ma la verità è che trattare con la minoranza Pd può essere davvero arduo, un ostacolo forse insormontabile se non si trova un accordo che soddisfa pienamente le parti. Le cose sono un po' diverse quando si tratta di concordare le riforme con Forza Italia, visto che al netto dei ribelli guidati da Fitto, la maggior parte del partito segue ancora fedelmente gli ordini di Berlusconi, e per Renzi era quindi sufficiente trovare un accordo nelle "segrete stanze" con l'ex Cavaliere.

E in effetti la sicumera esibita da Renzi e dai suoi potrebbe anche essere un modo per provare a rimettere nell'angolo Forza Italia, per non concedere loro spazio per avanzare nuove pretese. Ma in verità tutti sperano ancora che l'appoggio di Berlusconi e dei suoi su Italicum e riforma del Senato non verrà meno; soprattutto visti i numeri risicati a Palazzo Madama della maggioranza. C'è qualche speranza che le cose vadano così? In effetti sì, visto che anche nel momento della rottura le parole che giungono - perfino da un falco come Brunetta - non sono di chiusura totale: "Siamo liberi di votare quello che ci piace e di non votare quello che non ci piace".

Parole che si potrebbero interpretare anche come una chiamata alle armi per trattare più duramente, senza accettare diktat, ma che non necessariamente prefigurano una chiusura totale. Interrompere il cammino durato più di un anno proprio ora che il traguardo si avvicina sarebbe una mossa molto azzardata. Un azzardo che, è l'augurio di Renzi, Berlusconi potrebbe decidere di non prendersi.

Salta il patto del Nazareno, 4 febbraio

16:34 - "Noi andiamo avanti sulle riforme: la prossima settimana si voterà da martedì a sabato". Così Maria Elena Boschi, ministro delle Riforme. Allo stop di Forza Italia il ministro ha poi ribadito: "Abbiamo una maggioranza ampia alla Camera. Andiamo avanti. Se ci ripensano, siamo qui".

15:56-  La rottura è definitiva, sancita con l'ultima dichiarazione di casa Forza Italia:

"Contenti loro, contenti tutti. Ognuno per la sua strada, è meglio per tutti. Per noi, sicuramente".


Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti commenta il documento di Forza Italia sul patto del Nazareno.

Si era già incrinato con l'elezione del nuovo Capo dello Stato, ma dalle recenti dichiarazioni - da una parte e dall'altra - non possiamo che decretare la fine del Patto del Nazareno.

Se da una parte Silvio Berlusconi aveva annunciato che il patto del Nazareno sarebbe rimasto in piedi, anche se "su ogni modifica alle riforme Forza Italia farà le barricate", una parte del suo partito non l' ha pensata così.
Perciò stamattina i vertici di Forza Italia si sono riuniti per discutere a riguardo e per decidere che fine far fare a questo accordo siglato tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi.

Un patto che, secondo gli azzurri, "è stato Renzi a disattendere per primo la parola data, assumendo un metodo non corretto, e dunque a non rispettare gli accordi".
La decisione finale arriva nelle parole di Giovanni Toti, giunte ai media poco fa:

"Il patto del Nazareno così come lo avevamo interpretato fino ad oggi, noi lo riteniamo rotto. Il governo ha già detto con grande chiarezza che proseguirà sul cammino delle riforme, ma noi non ci sentiamo più impegnati a condividere la strada. L’accordo era : sulle istituzioni si sceglie insieme e dunque anche sul capo dello Stato. Ma questo presupposto fondamentale è caduto".


Una rottura che pare non preoccupare minimamente la controparte: lo prova la risposta di Debora Serracchiani, vice segretario PD:

"Se il patto del Nazareno è finito, meglio così. La strada delle riforme sarà più semplice. Arrivare al 2018 senza Brunetta e Berlusconi per noi è molto meglio".


In una nota i vertici del partito hanno sottolineato di tornare a votare, da "opposizione responsabile, quale siamo sempre stati" "solo ciò che riterremo condivisibile per il bene del Paese, senza pregiudizi, come peraltro abbiamo fatto fino ad oggi".

Cosa cambia nel patto del Nazareno?

2 febbraio 2015

Il patto del Nazareno esce malconcio dall'elezione del nuovo presidente della Repubblica. Da una parte Matteo Renzi, che può dimostrare come quell'accordo riguardasse solo l'Italicum e la riforma del Senato; dall'altra Silvio Berlusconi, il cui malumore nei confronti del premier fa pensare che, in verità, del nuovo capo dello Stato si fosse parlato eccome. Dove sta la verità? Probabilmente, nel mezzo: i due sicuramente avranno anche affrontato l'argomento, magari qualche promessa c'era pure stata, ma è difficile pensare si trattasse di qualcosa di vincolante, altrimenti oggi il Cavaliere non avrebbe altra scelta che stracciare tutto.

E invece così non è: Silvio Berlusconi fa sapere che il patto del Nazareno rimane in piedi, anche se "su ogni modifica alle riforme Forza Italia farà le barricate". Che sembra un modo di fare la voce grossa nel momento in cui si è messi all'angolo e non si ha idea di come uscirne con dignità. L'Italicum, ormai, ha intrapreso una strada in discesa: manca solo l'approvazione definitiva in terza lettura alla Camera. Ed essendo che alla Camera il Pd ha una maggioranza anche solitaria, Berlusconi non può dettare più di tanto le regole del gioco (soprattutto visto che la minoranza, in seguito alle ultime modifiche, non sembra così avversa alla nuova legge elettorale).

Sulla riforma del Senato, che è arrivata alla Camera dopo l'approvazione a Palazzo Madama, Forza Italia può sperare di contare qualcosa in più - anche per la nettà contrarietà dell'opposizione interna a Renzi - ma difficilmente può tirarsi indietro davanti a una riforma che il popolo di Berlusconi (o quello che ne rimane) sicuramente vede di buon occhio, dal momento che il bicameralismo è uno di quei "lacci e lacciuoli" che sminuiscono il potere esecutivo contro cui il Cavaliere si è sempre scagliato.

La mossa di Renzi, procedere all'elezione di Sergio Mattarella aggirando completamente Forza Italia - è stata senz'altro spregiudicata, senz'altro portata a termine pensando innanzitutto a ricompattare il Partito Democratico; ma se è stata portata a termine è perché c'era la certezza che non avrebbe compromesso il cammino delle due riforme cardine del governo in carica. E d'altra parte, oggi, Forza Italia che alternativa ha? O continua a lavorare con Renzi per mettere mano all'assetto delle nostre istituzioni, oppure può provare a ricompattare il centrodestra salendo sulle barricate dell'opposizione. Una mossa che potrebbe avere qualche tornaconto elettorale, ma che rischia di essere un vero azzardo, stante l'assoluta incognita della possibile alleanza con la Lega Nord.

Il vero problema di Berlusconi, più che altro, è la tenuta del suo partito: già alle prese con mille spaccature, ora il Cavaliere si ritrova contro un Raffaele Fitto più che mai pronto a giocarsi il tutto per tutto. Non solo: anche una fedelissima come Mariarosaria Rossi dà segno di qualche fastidio nei confronti dell'arrendevolezza di Berlusconi; per non parlare del flop clamoroso messo a segno da Verdini e Letta ("il duo tragico"), incapaci di incidere sulle trattative per il Quirinale.

In definitiva: che cosa cambia nel patto del Nazareno? Poco: ci sarà una maggiore rigidità da parte di Silvio Berlusconi e a seguire le trattative con Renzi, Delrio & co. saranno chiamati altri. In sostituzione di Verdini e Letta potrebbero arrivare Toti, Ghedini, Rossi, Bergamini. Ma di vere alternative alla prosecuzione delle riforme concordate non ce ne sono. Per la prima volta in vent'anni, Berlusconi si trova davvero messo all'angolo.

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