Legge elettorale: la Grande Bouffe all'amatriciana

Legge elettorale

Il Porcellum è stato il prodotto di punta di una sessantennale partitocrazia malata ed autoreferenziale, anche se (va detto) non sono certo le preferenze a risolvere il problema degli "impresentabili" o degli "inaffidabilI": il "caso Fiorito" è emblematico, l'ex-capogruppo Pdl in Regione Lazio è stato il più votato alle amministrative in base alle preferenze.

La legge elettorale va sì modificata, ma nei tempi e nei modi previsti dalla legge: il tentativo che la partitocrazia sta mettendo in atto è illegittimo e lo starnazzo mediatico assordante confonde le idee ad una cittadinanza confusa, privata della bussola democratica che la politica dovrebbe rappresentare.

Quando a metà settembre i capigruppo del Senato decisero di procedere a riformare la legge elettorale il Paese accolse con un boato questa decisione: finalmente qualcosa di buono e democratico, anche il Presidente Napolitano ha plaudito all'iniziativa dei capigruppo.

Sembrerebbe però che i legislatori non sappiano quanto stanno facendo: il Consiglio d'Europa, in materia di consolidamento della democrazia, impedisce di cambiare le regole della legge elettorale nell'anno precedente le elezioni; un principio questo che è cardine del Consiglio stesso (come ribadito più volte) nonchè della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, che riconosce altrettanto tale principio come fondante dei diritti umani fondamentali.

L'Europa dice chiaramente che la legge elettorale italiana si può cambiare (lo ha sollecitato numerose volte) ma non si può farlo oggi, a giochi già iniziati: è come se la Fifa cambiasse le regole del fuorigioco al 15esimo minuto della finale di Champions League, introducendo la nuova regola con effetto immediato.

Con il voto del 2008 ci si rese conto chela legge elettorale era una "porcata", eppure in quattro anni nessuno ha fatto nulla, forse perchè in realtà il Porcellum alla partitocrazia non dispiace per niente: lo rende evidente il dibattito promosso dal Pd in Commissione Affari Costituzionali, con una proposta di legge per diminuire il numero di autenticatori delle firme (secondo il Pd in tal modo si eviterebbero i numerosi casi di raccolte firme fasulle, come quelle che permisero l'elezione di Nicole Minetti e sulle quali Formigoni è stato rinviato a giudizio, già condannato per diffamazione ai Radicali che denunciarono il misfatto); l'effetto di questa proposta, se approvata, sarebbe quello di "rendere criminale una legge che attualmente è criminogena" sostiene il deputato radicale Maurizio Turco, in sciopero della fame proprio per questo tentativo di cambiare la legge elettorale.

La violazione degli standard europei sul principio di stabilità delle leggi elettorali sarebbe solo l'ennesimo reato perpetrato dal nostro Paese, che ogni anno prescrive 180mila processi (un'amnistia per ricchi) lasciando marcire in galera tossicodipendenti e malati di Aids e violando, in tal senso, i più basilari diritti dell'uomo (come riconosciuto, tra gli altri, dalla Corte Europea): per questo i Radicali invocheranno l'intervento dell'Ocse, affinchè intervenga e monitori il processo elettorale in Italia "che si prefigura illegale in tutte le sue fasi" ha spiegato il segretario Staderini.

Lo stato dell'arte democratica in Italia è all'età della pietra: in quasi 70 anni non è mai stato calendarizzato un voto su una legge di applicazione dell'articolo 49 della Costituzione (http://goo.gl/YluTU), che regolerebbe la democrazia interna ai partiti mettendo l'unica toppa mettibile oggi al Porcellum: il sistema oligarchico nel quale la politica italiana è fortemente incardinata è indisponibile a risolvere la questione del finanziamento pubblico (nonostante il referendum del 1993), dell'occupazione televisiva dei partiti (l'Agcom si è espressa più volte chiedendo alla Rai di adeguarsi, non ricevendo risposte) e delle municipalizzate (i tentacoli della partitocrazia).

Pasolini scrisse "Io so." ma non aveva prove né indizi: forse in Europa possiamo trovarne qualcuno.

Andrea Spinelli Barrile

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