Ucraina: "Divieto di sorvolo per le compagnie russe"

Tutte le ultime notizie sulle tensioni tra Ucraina e Russia e la diplomazia internazionale.

14.40 - Dopo l'interruzione dell'elettricità in Crimea e l'annuncio dello stop delle forniture di gas da parte di Gazprom , non si placano le tensioni tra Russia e Ucraina. Il premier ucraino, Arsenij Yatsenyuk, ha reso noto oggi che il suo paese ha vietato a tutte le compagnie aeree russe di sorvolare il proprio territorio.

"E' una questione che riguarda la sicurezza nazionale", ha spiegato alla televisione. Ed ha aggiunto: "Mosca potrebbe utilizzare lo spazio aereo ucraino per mettere in atto provocazioni". Ricordiamo che già a fine ottobre il governo di Kiev ha impedito alle compagnie russe di atterrare nel proprio territorio. Ora il bando è stato allargato anche al sorvolo.

Ucraina, Crimea senza elettricità: “I tralicci sono stati fatti esplodere”


22 novembre 2015

- Si inasprisce la tensione tra Ucraina e Russia. Da stanotte la Crimea, annessa alla Russia lo scorso anno, è senza elettricità dopo che le quattro linee che fornivano corrente elettrica alla penisola sono state danneggiate.

Due dei quattro tralicci sono stati fatti esplodere venerdì notte, mentre gli altri due sono stati sabotati poche ore fa, lasciando di fatto la regione al buio e senza corrente, con tutte le conseguenze del caso. Il governo locale ha già dichiarato lo stato di emergenza, mentre le autorità hanno fatto sapere di essere riuscite a riconnettere parzialmente le città di Simferopol, Yalta e Saky grazie all’uso di generatori.


Mikhail Sheremet
, vice primo ministro della Crimea, ha rassicurato i cittadini sulla situazione negli ospedali, dove tutto sarebbe sotto controllo grazie ai sistemi di backup che sono stati prontamente attivati. La penisola, lo scrive l’agenzia russa Tass, è in grado di produrre energia, ma solo per la metà di quanto necessita ogni giorno.

A distruggere i tralicci potrebbero esser stati degli attivisti che supportano il governo ucraino e sono contrari all’annessione della Crimea alla Russia. La conferma arriverebbe anche dalla Ukrenergo, l’azienda di stato che produce e distributrice energia elettrica nel Paese:

La natura dei danni dimostra che sono stati utilizzati dei dispositivi esplosivi.

(function(d, s, id) { var js, fjs = d.getElementsByTagName(s)[0]; if (d.getElementById(id)) return; js = d.createElement(s); js.id = id; js.src = "//connect.facebook.net/en_US/sdk.js#xfbml=1&version=v2.3"; fjs.parentNode.insertBefore(js, fjs);}(document, 'script', 'facebook-jssdk'));

CRIMEAN TATAR ACTIVISTS CUT POWER TO MILLIONS: Two pylons were blown up by Crimean Tatar activist opposed to Russian...

Posted by FB Newswire on Sunday, November 22, 2015

Ucraina, nuovo meeting il 2 ottobre: parteciperanno Russia, Francia e Germania

10 settembre 2015 - Il prossimo 2 ottobre a Parigi si tornerà a parlare di Ucraina, per quella data è fissato un incontro a cui prenderanno parte oltre al presidente ucraino anche i leader di Russia, Francia e Germania. Sono i paesi già protagonisti degli accordi di Minsk dello scorso febbraio. La decisione arriva dopo una telefonata avvenuta nella notte di mercoledì tra Poroshenko, Putin, Merkel e Hollande. La notizia è stata comunicata con una nota dall'ufficio stampa del Cremlino. Si discuterà degli ulteriori sforzi da intraprendereper far cessare le violenze nella parte sud-orientale del paese, in mano ai separatisti filo russi.

L'incontro sarà preceduto da un'altra importante tappa, il prossimo 12 settembre a Berlino si troveranno infatti di fronte i ministri degli esteri dei paesi in questione. Le violenze in quella zona hanno subito nelle ultime settimane una forte decrescita, conseguenza anche dei nuovi accordi varati a Kiev che garantiscono maggiori libertà alle minoranze filorusse nelle regioni di Donetsk e Lukansk. L'incontro del 2 ottobre servirà soprattuto a fare il punto sugli sforzi e sui risultati ottenuti per risolvere il conflitto in Ucraina.

Ucraina, violata la tregua nella zona sudorientale: vittime anche tra i civili

Martedì 18 agosto 2015 - Negli ultimi giorni la tregua nell'Est dell'Ucraina è stata violata più volte in varie zone della regione, dove ci sono stati scontri e bombardamenti. Oggi, in particolare, si sono diffuse notizie su quanto avvenuto ieri su due diversi fronti: a Sartan, vicino al porto di Mariupol, nell'Ucraina sudorientale, i ribelli filorussi hanno bombardato delle case provocando la morte di due persone e ferendone altre, inclusa una bambina di dieci anni; vicino a Donetsk invece le forze governative hanno bombardato l'area controllata dai ribelli uccidendo almeno tre persone a Horlivka. Ci sarebbe stata anche la morte di due soldati nella zona intorno a Mariupol.
Ricordiamo che la tregua è stata firmata a febbraio e ha obbligato entrambe le parti a ritirare le armi pesanti, tuttavia gli scontri continuano e spesso uccidono civili.

L'Europa estende le sanzioni alla Russia


Mercoledì 17 giugno 2015

- L’Europa ha deciso di estendere la durata delle sanzioni economiche contro la Russia di altri sei mesi, fino alla fine di gennaio 2016.

La decisione, lo riferiscono fonti diplomatiche, è stata presa oggi, mercoledì 17 giugno, ma dovrebbe venir ratificata lunedì prossimo nel corso dell’incontro in Lussemburgo tra i ministri degli Esteri dei 28 Paesi membri.

Ucraina, Poroshenko: "Colossale minaccia di ripresa dei combattimenti"

Giovedì 4 giugno 2015 - Il presidente ucraino Poroshenko ha parlato oggi di una "colossale minaccia" di una ripresa di combattimenti su larga scala nell'Ucraina dell'Est e ha chiesto alle forze armate di prepararsi a difendere tutta la frontiera con la Russia. Poroshenko denuncia la presenza in Ucraina di novemila soldati russi e nel corso degli scontri tra esercito e separatisti ci sono stati 24 morti in 24 ore. Intanto la Lituania ha richiesto e ottenuto dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU la convocazione di una riunione d'urgenza per domani, per discutere dell'escalation della crisi in Ucraina.

Donetsk: "Vogliamo il riconoscimento dell'indipendenza"


18 aprile 2015

- Tregua sempre più a rischio in Ucraina dopo le parole di Alexander Zakharchenko, capo dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk, che alla BBC ha rivelato l’intenzione di rispettare il cessate il fuoco solo se Kiev deciderà di riconoscere l’indipendenza dell’area ribelle.

L’Ucraina non vuole trovare una soluzione a questi problemi. Se accetti di risolvere qualcosa, a quel punto devi agire e andare avanti e risolvere tutti i problemi inclusi. Se questo non succede, allora l’accordo di Minsk sarà considerato irrealizzato.

L’accordo siglato a Minsk nel febbraio scorso, supportato da Francia, Germania e Russia, prevedeva che il territorio in mano ai ribelli fosse considerato parte dell’Ucraina, ma Zakharchenko insiste invece che quella parte del Paese dovrà essere considerata indipendente:

L’Ucraina ha smesso di pagare i sussidi, le pensioni e tutti gli alti pagamenti che lo Stato deve ai propri cittadini. Hanno smesso, quindi di fatto l’hanno già riconosciuto.

La controparte, al momento, non ha replicato ufficialmente alle parole di Alexander Zakharchenko.

Ucraina, ucciso il giornalista filorusso Oles Buzina

14:10 - Arrivano ulteriori dettagli sull'uccisione di Oles Buzina: l'omicidio è avvenuto questa mattina e gli autori sono due uomini armati e con il volto coperto che hanno aspettato il giornalista davanti alla sua abitazione a Kiev. Buzina si era dimesso da poco dal ruolo di direttore del quotidiano Segodnia, di cui è proprietario l'oligarca Rinat Akhmetov.

Questo è il secondo omicidio con probabile movente politico in una settimana, l'altra vittima è Oleh Kalashnikov, deputato del Partito delle regioni ucraino, che è stato ucciso a colpi di arma da fuoco vicino alla propria abitazione sempre a Kiev.

Giovedì 16 aprile 2015 - Anton Gerashchenko, consulente del ministero dell'Interno ucraino ha comunicato ufficialmente che il noto giornalista Oles Buzina, all'opposizione dell'attuale governo di Kiev e filorusso, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco.

Nel Donbass 7 morti in 24 ore


Mercoledì 15 aprile 2015

- La tregua è nuovamente a rischio in Ucraina dopo che nelle ultime ore le violenze sono riesplose ad est del Paese tra l’esercito e i ribelli filorussi. In 24 ore, è il governo ucraino a denunciarlo, sei soldati sono stati uccisi in scontri che sarebbero costati la vita anche a un combattente dei ribelli.

La BBC conferma le sparatorie, testimoniate da alcuni collaboratori presenti nella zona del fronte nella regione del Donbass. Andrei Lyssenko, portavoce dell'esercito ucraino, denuncia ancora una volta l’instabilità della situazione in tutta l’area:

La situazione continua ad essere instabile. In tutta la regione in conflitto ci sono provocazioni armate.

Intanto i ministri degli Esteri di Russia, Ucraina, Germania e Francia si sono incontrati ieri a Berlino e hanno lanciato un appello all’Ucraina e ai separatisti filorussi, invitandoli a riprendere i colloqui di pace e a ritirare tutte le armi pesanti ancora presenti al fronte.

Ucraina, Biden e Poroshenko: "Possibili nuove sanzioni contro la Russia"

19 marzo 2015 - Secondo quanto riferiscono le agenzie stampa internazionali il vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden ed il presidente ucraino Petro Porosohenko hanno concordato, nel corso di una conversazione telefonica, sulla necessità che le sanzioni contro la Russia siano legate al pieno e completo rispetto da parte dei filorussi e del governo russo dell'accordo di Misnk del 12 febbraio scorso sul cessate il fuoco.

Secondo quanto trapelato alla stampa Mosca starebbe continuando ad "alimentare violenze e instabilità" di fatto minando alla base il già complesso processo di pacificazione dell'est dell'Ucraina; secondo la Casa Bianca la comunità internazionale deve tenersi pronta ad inasprire le sanzioni internazionali contro la Russia. Il vicepresidente americano ha inoltre elogiato la scelta del Parlamento di Kiev, votata ieri mattina, di conferire uno statuto speciale alle autoproclamate repubbliche separatiste di Donetsk e Lungask nell'ottica di garantire una limitata autonomia alle regioni russofone, anche se solo dopo nuove elezioni locali tenute sotto il controllo di Kiev. Una scelta duramente contestata dalle autoproclamate autorità delle regioni separatiste.

14 marzo 2015 - La tregua in Ucraina, come deciso dal trattato di Minsk, sembra reggere, ma questo periodo di cessate il fuoco sta servendo a entrambe le parti coinvolte per potenziare gli armamenti.

Se nei giorni scorsi la Russia era stata nuovamente accusata di fornire armi ai ribelli filorussi, oggi è stato lo stesso Presidente ucraino Petro Poroshenko, ne dà conto l’agenzia Interfax, ad annunciare ai media di aver stretto accordi con 11 Paesi dell’Unione Europea per l’importazioni di armi, anche letali. Il motivo? Presto detto:

Se ci sarà una nuova fase di aggressione contro l'Ucraina posso affermare con certezza che riceveremo immediatamente sia armi letali che una nuova ondata di sanzioni contro l'aggressore.

L’Ucraina, insomma, vuol farsi trovare pronta nel caso in cui la tregua finisse.

Ucraina, Kiev e i ribelli filorussi ritirano tutte le armi pesanti dal fronte

7 marzo 2015 - I ribelli filorussi hanno annunciato oggi di aver ritirato completamente tutte le armi pesanti che si trovavano al fronte, rispettando così quanto deciso a Minsk all’inizio del mese scorso. A comunicarlo, sottolineando però che Kiev non ha fatto altrettanto, è stato Alexander Zakharchenko, capo dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk.

Nel corso della giornata, però, anche l’Ucraina ha precisato che l’operazione di ritiro è in corso e che sarà completata proprio oggi, nel giro di poche ore. Parola di Valentin Fedicev, vice capo dello stato maggiore delle operazioni militari nell'est del Paese.

Ucraina, gli Usa denunciano: "Trovati 500 cadaveri di civili nelle cantine di Debaltsevo"

Venerdì 6 marzo 2015 - L'ambasciatrice americana Samantha Power davanti al Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha rivelato che sono stati scoperti i cadaveri di almeno 500 civili in scantinati e locali sotterranei di abitazioni a Debaltsevo, uno strategico nodo ferroviario che i ribelli filo-russi hanno conquistato a metà febbraio dopo un mese di assedio. Questi morti si aggiungono ai semola certificati ad aprile 2014 nell'Ucraina dell'Est secondo un rapporto Onu. Si tratta di persone che stavano cercando di rifugiarsi dalle bombe dei separatisti e che sono finite in trappola.

Cadaveri di civili a Debaltsevo

-

La pilota Nadia Savchenko interrompe il digiuno


Nadia Savchenko

5 marzo 2015 - Nadia Savchenko è la pilota militare ucraina che 82 giorni fa ha cominciato uno sciopero della fame in segno di protesta contro la sua detenzione in un carcere di Mosca. Oggi il suo legale, Mark Feygin, ha annunciato su Twitter che lo sciopero è finito e ha pubblicato una lettera in cui la donna dichiara che comincerà a bere brodo. È in carcere perché accusata di essere coinvolta nella morte di due giornalisti russi nell'Est Ucraina.
Per Savchenko c'è stata una grande mobilitazione popolare e anche i membri del Parlamento ucraino martedì scorso hanno protestato contro la sua detenzione indossando in Aula delle t-shirt che inneggiavano alla sua libertà.

Ecco il tweet dell'annuncio in cirillico


-

Inizia il ritiro delle armi pesanti


27 febbraio

- Un portavoce delle forze armate ucraine aveva annunciato ieri che, come previsto dagli accordi per il cessate il fuoco, l'Ucraina avrebbe iniziato a ritirare le armi pesanti dall'est del paese, riservandosi però il diritto di dislocarle nuovamente in caso di violazione degli accordi di Minsk, come precisato da Poroshenko. Oggi arriva l'annuncio simile dei separatisti dell'autoproclamata repubblica popolare di Donetsk. La notizia viene riportata dall'agenzia di stampa russa Interfax che riferisce dell'inizio del ritiro dei sistemi missilistici Grad. Il vice ministro Basurin però precisa che non è previsto il ritiro delle armi pesanti dalle zone dove ancora è alta la minaccia di scontri, come l'aeroporto di Donetsk e poi attacca Kiev colpevole di aver rimosso dalla "linea di contatto" solo 24 armi pesanti a fronte delle 250 dei filorussi.

Intanto l'allontanamento tra Russia e Ucraina si fa sempre più definitivo. Il ministro degli esteri russo ha annunciato che i suoi connazionali avranno bisogno del passaporto per entrare nel paese una volta amico e alleato.

Ucraina, Russia pronta a bloccare la fornitura di gas

26 febbraio - Se Naftogas non completerà i prepagamenti per il mese di marzo, le forniture di gas russo cesseranno. Ad annunciarlo alla televisione di Mosca è stato Serghiei Kuprianov, portavoce del colosso russo Gazprom. L’ultimatum è stato poi confermato da Dmitri Peskov, portavoce del Cremlino. Intanto la Commissione Europea ha proposto ai ministri russo e ucraino di ritrovarsi lunedì a Bruxelles per regolare la loro disputa sulle forniture di gas ai separatisti filorussi. La tensione è tornata alla stelle dopo che la scorsa settimana Gazprom ha iniziato ad approvvigionare direttamente le zone controllate dai filorussi dopo che Kiev aveva cessato di farlo.

23 febbraio 2015 - Secondo quanto riporta RaiNews il governo di Kiev non ha ancora cominciato il ritiro delle armi pesanti dalla linea del fronte del conflitto nell'est del paese perché le milizie filorusse continuano a bombardare le posizioni dell'esercito ucraino: lo ha detto un portavoce militare, ricordando che il primo passo per attuare l'accordo è il cessate il fuoco.

Il viceministro della Difesa dell'autoproclamata Repubblica di Donetsk, Eduard Basurin, ha annunciato questa mattina che i ribelli rossofoni cominceranno a ritirare la armi pesanti da domani, e che l'operazione sarà conclusa in 14 giorni. Secondo Voice of Russia in precedenza Basurin aveva affermato che il ritiro delle armi pesanti sarebbe potuto iniziare in settori in cui la tregua veniva rispettata. Ieri invece aveva riferito che i combattimenti erano cessati lungo tutta la linea di contatto, sebbene fossero registrate alcune provocazioni da parte dei battaglioni paramilitari ucraini nel Donbass.

22 febbraio 2015 - Attentato a Charkiv, in Ucraina, durante la marcia della pace organizzata dai cittadini per ricordare che sono passati 12 mesi dalla caccia del presidente Viktor Yanukovych. Circa 500 persone si erano ritrovate per manifestare quando un ordigno, forse lanciato da un’auto in corsa, è esplosa uccidendo 2 persone e ferendone una decina, di cui tre in modo grave.

La stampa locale parla di 3 persone rimaste uccise, ma il bilancio ufficiale del ministero dell’Interno ucraino è fermo a 2 decessi. Le forze dell’ordine, definendo l’accaduto come atto terroristico, hanno confermato di aver fermato quattro persone responsabili dell’esplosione e trovate in possesso di un lanciagranate.

La matrice dell’attentato non è stata ancora chiarita e non è escluso che la tragedia di oggi sia direttamente collegata alla drammatica situazione che ha dilaniato il Paese. La città di Charkiv, la seconda più popolosa dell’Ucraina, si trova infatti ad est del Paese, poco a nord della zona calda dei filorussi.

Proprio questa mattina 133 soldati ucraini, a lungo prigionieri dei filorussi, erano rientrati a Charkiv dopo uno scambio di ostaggi con le forze ribelli.

Ucraina, a Debaltsevo morti 179 militari in un mese

Sabato 21 febbraio, ore 19.45 - Decine di migliaia di persone hanno sfilato nel centro di Mosca per manifestare la propria opposizione a qualunque tipo di rivolta popolare simile a Maidan, in Ucraina. Oltre alla bandiera russa, anche quelle di Donestk e Luhansk. Secondo l’opposizione la manifestazione filo-Putin sarebbe stata organizzata reclutando dipendenti pubblici, studenti e offrendo somme di denaro.

Intanto in Ucraina si continua a morire. È di tre vittime il bilancio dei bombardamenti di oggi a Avdiivka, città controllata da Kiev e situata 5 km a nord di Donetsk. Nel giro di un mese – dal 18 gennaio al 18 febbraio – sono state 179 le vittime fra i militari, ai quali si aggiungono 110 prigionieri e 81 dispersi. Da Debaltsevo si sono ritirati circa 3.500 soldati ucraini.

Angela Merkel, durante la sua visita privata alla Comunità di Sant'Egidio, ha detto che per quanto riguarda la crisi ucraina andrà trovata una soluzione diplomatica.

Venerdì 20 febbraio, ore 16.03 - Secondo il portavoce della difesa ucraina Andriy Lysenko l'esercito russo starebbe rifornendo di armi i ribelli filorussi di Mariupol, garantendo loro armamenti e rinforzi nelle ultime 24 ore: da Mosca starebbero arrivando 20 carri armati, 15 autobus con personale militare senza segni di riconoscimento e 10 obici, che hanno oltrepassato la frontiera dalla Russia e sarebbero diretti verso la località di Novoazovsk, a Mariupol appunto.

Il comandante delle forze della Nato in Europa Philip Breedlove, in visita in Kosovo, ha invece sottolineato la crazione russa di una forza militare considerevole nell'est dell'Ucraina, una "forza formidabile", sottolineando come il cessate il fuoco sia solo sulla carta, visto che anche solo nelle ultime 24 ore si sono avuti due morti tra i militari in conflitto. In tal senso Merkel e Hollande si sono detti delusi dell'andamento della tregua.

La società energetica russa Gazprom avrebbe cominciato quest'oggi le forniture di gas verso i territori separatisti dell'est Ucraina: un segno, anche questo, della presenza dell'orso russo in territorio ucraino.

Venerdì 20 febbraio 2015 - Secondo rappresentanti del Ministero delle Emergenze russo, aiuti umanitari russi hanno superato il confine ucraino e sono destinati al Donbass. A Donetsk e Lugansk arriveranno 100 tonnellate di aiuti trasportati da 15 mezzi. In Donbass è arrivato anche un carico di 62 tonnellate tra acqua, farmaci, vediti e coperte inviate i dall'ONU.

Intanto Kiev sostiene che la scorsa notte ci siano stati 15 attacchi dei separatisti, mentre in un rapporto della Commissione parlamentare britannica si parla di errori "catastrofici" commessi da Ue e Gran Bretagna nella gestione della crisi in Ucraina.

Poroshenko chiede l'intervento dei caschi blu


Giovedì 19 febbraio

- A una settimana dagli accordi di Minsk per il cessate il fuoco in Ucraina, Debaltsevo alla fine è caduta nelle mani dei filorussi, che hanno sferrato un'offensiva in aperta violazione. E oggi si conosce il numero dei morti negli scontri: 3.088 soldati ucraini, di cui 40 nella notte. Lo ha dichiarato in una conferenza stampa a Donetsk Eduard Basurin, rappresentante del ministero della difesa dell'autoproclamata repubblica di Donetsk. Ieri Kiev aveva ammesso solo la perdita di 22 soldati, di cui sei durante "il ritiro programmato e organizzato" delle unità da Debaltsevo, oggi completato al 90%.

Fragile la tregua in Ucraina. Motivo per cui il presidente ucraino Poroshenko ha chiesto l'invio di peacekeeper dell'Onu in Donbass per assicurare la tregua, stabilita dagli accordi di Minsk.
L'idea è stata subito respinta dal capo negoziatore dei separatisti,Pushilin,secondo il quale si tratterebbe di una violazione degli stessi accordi. "Se proprio abbiamo bisogno di forze di pace -aggiunge Pushilin- sono le forze di pace russe.Ma ora è l'Osce a svolgere funzione di controllo e tale misura sarebbe prematura".

La richiesta dei caschi blu nell’est del paese è necessaria, secondo Kiev, per far rispettare il cessate il fuoco concordato con i separatisti filorussi il 12 febbraio e messo a rischio dalla continuazione dei combattimenti. In una riunione di emergenza con i vertici della sicurezza, Porošenko ha dichiarato che la forza internazionale contribuirebbe a garantire la sicurezza “in una situazione in cui la promessa di pace non viene mantenuta".

Le sue dichiarazioni sono giunte alla fine di una giornata in cui l’esercito ucraino si è ritirato dalla città di Debaltseve, lasciata sotto il controllo dei ribelli filorussi. La richiesta di Porošenko è stata approvata dalla sicurezza nazionale ucraina e dal consiglio della difesa.

Ucraina, tregua a Donbass e Debaltsevo: 22 morti in pochi giorni

Mercoledì 18 febbraio

19:00 - Il ritiro delle truppe ucraine dalle aree più calde del conflitto è in corso, non senza sangue. Un portavoce dell’operazione militare nel Donbass, lo scrive oggi l’ANSA, ha comunicato che in questi ultimi giorni sono deceduti ben 22 soldati ucraini, di cui 6 soltanto in queste ultime ore, durante le operazioni di ritiro da Debaltsevo.

Il numero dei feriti sarebbe superiore a 150.

13:30 - Il Presidente ucraino Petro Poroshenko ha confermato alla stampa locale che questa mattina l’80 percento della truppe ucraine ha lasciato la zona calda di Debaltseve in un ritiro organizzato a cui farà seguito nelle prossime ore il dietro front dei soldati ancora rimasti in loco.

Intanto, però, il Ministro degli Affari Esteri russo Sergej Lavrov ha voluto precisare che l’attacco dei ribelli a Debaltseve non ha violato l’accordo di cessate il fuoco perchè la città faceva parte dell’area sotto il controllo dei ribelli nel momento in cui il trattato è stato firmato a Minsk.

Mercoledì 18 febbraio 2015 - L’accordo raggiunto a Minsk sembra rientrare in carreggiata. I separatisti filorussi hanno cominciato a ritirare le armi pesanti dalle zone più tranquille di Donbass, proprio come previsto dagli accordi della settimana scorsa, e allo stesso modo, lo confermano i giornalisti presenti in loco, i soldati ucraini hanno iniziato a ritirarsi da Debaltsevo.

L’ordine di ritiro sarebbe arrivato alle 6 di questa mattina. I soldati stanno lasciando Debaltsevo e si stanno dirigendo a Artemivsk, a circa 40 chilometri di distanza.

E, sempre questa mattina, dagli Stati Uniti sono arrivati nuovi avvertimenti nei confronti della Russia. Il vice-presidente USA Joe Biden ha annunciato che se Putin continuerà a violare gli accordi, i costi per la Russia continueranno ad aumentare.

Ucraina, via libera agli osservatori Osce


17 febbraio -

Secondo quanto reso noto questa mattina a Berlino dal portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert, i leader di Germania, Ucraina e Russia avrebbero concordato alcuni "passi concreti" che permetteranno agli osservatori internazionali dell'Osce di monitorare il rispetto del cessate il fuoco in Ucraina orientale.

Questa mattina i tre leader infatti si sono telefonati per cercare di trovare un punto comune sugli osservatori internazionali che permettano il rispetto del cessate il fuoco e l'inizio della smilitarizzazione dell'est dell'Ucraina: secondo quanto riporta l'AdnKronos la telefonata fra i tre leader è avvenuta dopo il rinvio del previsto ritiro delle armi pesanti, che sarebbe dovuto scattare due giorni dopo l'inizio della tregua, cominciata alla mezzanotte fra sabato e domenica, secondo quanto previsto dal piano di pace firmato a Minsk

La tregua infatti sembra funzionare a singhiozzo, dato che entrambe le parti hanno più volte violato il cessate il fuoco; nonostante questo la tregua viene descritta sostanzialmente come "rispettata" dagli addetti ai lavori: secondo il governo tedesco infatti la chiave dell'accordo tra le parti è tutta nella città di Donetsk, roccaforte filorussa teatro di numerosi scontri a fuoco tra russofoni e ucraini.

In alcune dichiarazioni stampa, entrambe le parti in conflitto hanno sottolineato l'intenzione di procedere con il ritiro delle truppe solo una volta assicurato il cessate il fuoco a Donetsk e Lugansk.

Lunedì 16 febbraio 2015 - Che la tregua nella zona orientale dell'Ucraina fosse fragilissima si sapeva, le notizie che arrivano oggi non sembrano essere confortanti, seppure ancora non precise. Dopo una prima giornata tutto sommato tranquilla arrivano le prime notizie di nuovi bombardamenti nella zona intorno a Debaltseve, la città teatro degli scontri più violenti nelle ultime settimana, uno snodo ferroviario molto importante tra Donetsk e Lugansk ancora in mano agli ucraini.

Un corrispondente Reuters a Vuhlehirsk (10 chilometri a ovest di Debaltseve) ha raccontato che nella notte si sono sentite moltissime esplosioni, con una frequenza di una ogni 10 secondi. Sebbene manchino conferme ufficiali e le due parti si scambino accuse a vicenda qualche conferma arriva. In una conferenza stampa un portavoce dei separatisti, Eduard Basurin, ha detto che il governo ha lanciato un attacco di artiglieria pesante durante la notte a Horlivka, città sotto il controllo dei ribelli.

Non è tardata ad arrivare la risposta degli ucraini. Il capo della polizia del Donbass Vyacheslav Abroskin ha accusato i separatisti di aver bombardato la città per mettere in pericolo la tregua. Gli scontri sono continuati anche questa mattina, in seguito agli attacchi della notte, lo ha riferito il portavoce militare Anatoly Stelmakh che ha aggiunto che gli scontri intorno a Debaltseve sono addirittura aumentati da quando è iniziata la tregua e che l'Ucraina ricorrerà alle armi soltanto quando ci saranno degli attacchi.

I ribelli pretendono il controllo immediato della città che collega i due principali centri nelle loro mani, Donetsk e Lugansk. Qualsiasi azione di forza attuata a Debaltseve non deve essere considerata una violazione degli accordi di Minsk poiché la città è già completamente circondata, lo hanno specificato degli ufficiali separatisti.

Ucraina, regge il primo giorno di cessate il fuoco


18:45

- Il primo giorno di tregua in Ucraina procede in modo "tutto sommato soddisfacente", stando a quanto detto dal presidente francese Hollande in un comunicato. E questo "malgrado incidenti locali che è necessario risolvere rapidamente". Il comunicato è uscito dopo un colloquio telefonico tra Hollande, Putin, Merkel e il presidente ucraino Poroshenko.

Lunedì 16 febbraio - La prima notte di tregua in Ucraina ha tenuto; si segnala qualche colpo di arma da fuoco, ma nessuna artiglieria sarebbe stata utilizzata. Da parte della Repubblica di Donetsk arrivano notizie di una violazione da parte dell'esercito ucraino, ma la sensazione generale è che sia ancora troppo presto per valutare quanto possa reggere questo cessate il fuoco.

Ucraina, primo giorno di tregua


15 febbraio 2015

- La mezzanotte è arrivata e passata e il cessate il fuoco è scattato come da programma. Il presidente ucraino Petro Poroshenko ha formalmente dato l’ordine allo scattare dell’ora x e al momento, secondo quanto riferiscono diversi testimoni, i bombardamenti si sono fermati.

La tregua sta reggendo anche nei punti più caldi del conflitto, da Debaltsevo a Mariupol, senza dimenticare Donetsk, per mesi teatro di scontri.

Ucraina, Poroshenko: “La fine della guerra è in grave pericolo”


Sabato 14 febbraio 2015

16:50 - Mancano ormai poche ore all’annunciato cessate il fuoco, deciso mercoledì a Minsk e confermato stamattina da entrambe le parti, ma i bombardamenti continuano senza sosta, in modo particolare a Debaltseve, dove le forze militari ucraine sono ormai circondate da giorni.


 

13:30 - I ribelli filorussi assicurano che a partire dalla mezzanotte di oggi rispetteranno quando deciso a Minsk e interromperanno il fuoco, ma si sono comunque detti a riprendere per rispondere alle eventuali violazioni dell’accordo da parte dell’Ucraina.

A confermarlo, dopo le preoccupazioni espresse in mattinata dal presidente Poroshenko, è stato dei negoziatori dei separatisti, Denis Pushilin:

Al momento la nostra posizione è basata su ciò che abbiamo firmato a Minsk. Aderiremo alle disposizioni del documento. Se l'accordo non sarà rispettato, agiremo di conseguenza.

Sabato 14 febbraio 2015 - A poche ore dall’entrata in vigore del cessate il fuoco, la pausa del conflitto sembra sempre più a rischio. Il raggiungimento dell’accordo ha fatto intensificare gli scontri in Ucraina e questo, a detta del presidente ucraino Petro Poroshenko, sarebbe colpa della Russia, che nonostante quando deciso giovedì a Minsk ha significativamente aumentato l’offensiva contro le truppe ucraine.

Questa mattina a Donetsk sono continuati i colpi di artiglieria, incessanti ormai da ore, e si continua a combattere anche a Debaltseve, dove i soldati ucraini sono ancora circondati dalle forze ribelli filorusse. Proprio per questo lo stesso Poroshenko ha affermato oggi che la fine della guerra è in grave pericolo.

Russia Ucraina, le violenze a poche ore dal cessate il fuoco


Venerdì 13 febbraio

- La tregua scatterà alla mezzanotte di sabato ma, a poche ore dall'inizio, non si fermano le violenze nell'est dell'Ucraina: Combattimenti e bombardamenti continuano infatti a martoriare il sud-est del paese.

Stando a quanto riportano le autorita' ucraine e quelle dei separatisti, sono almeno 23 le persone che hanno perso la vita nelle ultime 24 ore nel Donbass nel fuoco incrociato: un bilancio, spiega l'Ansa, che non appare come un segnale positivo in vista del cessate il fuoco. Tra ieri ed oggi le forze armate di Kiev avrebbero perso 11 uomini, mentre altri 34 sarebbero rimasti feriti.

21:22 - L'accordo per il cessate il fuoco raggiunto oggi a Minsk è un passo avanti, un segnale di speranza per l'Ucraina, ma in Europa c'è molto scetticismo su quanto possa essere effettivamente efficace. Questo sentimento emerge chiaramente dalla parole di Angela Merkel:

Adesso abbiamo un filo di speranza. Ma ora, naturalmente, devono essere fatti dei passi concreti. Di fronte abbiamo ancora grandi ostacolo. Ma, come bilancio finale, posso dire che quello che abbiamo raggiunto ci dona significativamente più speranze, sempre meglio di non aver fatto niente. Non mi illudo, non ci illudiamo. C'è ancora tanto lavoro da fare. Ma c'è davvero l'occasione di fare le cose meglio.

Anche oggi nella zona orientale dell'Ucraina si è continuato a combattere. Il portavoce delle forze militari ucraino Andriy Lysenko ha denunciato l'ingresso di 50 carri armati e di dozzine di armi pesanti durante l'ultima notte, mentre il meeting di Minsk era in corso. Il governo di Kiev fa sapere che gli accordi di oggi possono aprire davvero la strada per la pace nel Donbass e se ci dovesse essere un altro fallimento la colpa sarebbe tutta da addebitare a Mosca che ha dimostrato di avere il controllo diretto dei miliziani separatisti.

E non lasciano ben sperare nemmeno le parole di Putin che si è augurato che i soldati ucraini si arrendano nelle zone in cui sono chiaramente assediati. Secondo il numero uno del Cremlino 8000 soldati sono ormai circondati, riferendosi a quanto accade a Debaltseve, e sostiene che una resa prima dell'inizio della tregua sia necessaria. Non la pensano così a Kiev e questo potrebbe essere solo uno degli elementi che potrebbero minare la stabilità, già fragilissima, degli accordi di questa notte.

12:23 - Arrivano anche le parole del presidente ucraino Poroshenko, che si intesta una vittoria avendo "respinto tutti gli ultimatum di Putin e tutte le condizioni inaccettabili". L'accordo, stando alle sue parole, prevede il ritiro di tutte le truppe straniere e la liberazione entro il 19 di tutti i prigionieri di guerra nel Donbass. Non solo: tutto questo è stato ottenuto senza aver ceduto sullo statuto federalista e nemmeno sull'autonomia per le regioni. Ma è facile immaginare che le due questioni siano ancora sul tavolo.

11:47 - Il presidente francese François Hollande, parlando con i giornalisti al termine del vertice di Minsk, ha dichiarato che con la Merkel adesso farà pressione sull'Europa affinché sostenga l'accordo che ha definito una "speranza per Kiev". Hollande ha anche specificato che l'accordo è stato sottoscritto anche dai separatisti filorussi. Dello stesso tenore le dichiarazioni di Angela Merkel che parla di "speranza" anche se sottolinea come la strada per la pace sia ancora lunga. Ovviamente la cancelliera precisa che gli accordi di Minsk diverranno tali solo quanto saranno applicati realmente, ha confermato poi la pressione di Putin sui separatisti affinché accettassero il cessate il fuoco. La tregua, come si è detto inizierà domenica 15 febbraio, ma molto probabilmente affinché sia tregua vera ci sarà da aspettare qualche giorno come ha spiegato Andrei Purgin, uno dei leader dei filorussi, ad una televisione russa.

10:26 - Il presidente russo Vladimir Putin ha confermato che è stato raggiunto un accordo per il cessate il fuoco. L'annuncio è stato dato in conferenza stampa ed è il frutto dell'incontro di Minsk a cui hanno partecipato anche il presidente ucraino Poroshenko, la cancelliera Merkel e il presidente francese Hollande. La tregua inizierà domenica 15 febbraio, Putin ha però sottolineato che urgono riforme costituzionali in Ucraina per favorire il rispetto dei diritti delle minoranze russe. Il cessate il fuoco è stato confermato anche da François Hollande. Si tratta in fondo di una buona notizia visto che da quanto era trapelato l'accordo sembrava lontano, le "condizioni inaccettabili" denunciate da Poroshenko non lasciavano ben sperare.

08:51 - L'ottimismo emerso dalle prime notizie su un accordo ormai "pronto per la firma" sono già da ritrattare. Il leader ucraino Poroshenko ha infatti lasciato l'incontro prima degli altri definendo le condizioni della Russia inaccettabili. Da parte del Cremlino non viene nessuna considerazione, se non la notizia che i "colloqui proseguono".

Giovedì 12 febbraio - La maratona negoziale di 13 ore avrebbe prodotto un accordo in 12 punti per portare a una tregua duratura tra Russia e Ucraina. Putin, Poroshenko, Merkel e Hollande, il "quartetto Normandia", dovrebbe essere sul punto di apporre la firma. Ma cosa prevede quest'accordo? Cessate il fuoco entro 48 ore, ritiro delle armi pesanti e la creazione di di una zona di sicurezza nell'est dell'Ucraina, dove la guerra civile dura ormai da dieci mesi.

Ucraina, ultime notizie: 11 febbraio


22.10

- Sergej Lavrov, Ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, ha anticipato alla stampa russa che i negoziati dei quattro leader sono andati e stando andando bene. I lavori sono ancora in corso e potrebbero andare avanti per tutta la notte. Anzi, secondo lo stesso Lavrov la firma di un accordo non si avrà prima di domani.

20:48 - Secondo media tedeschi, i leader stanno discutendo sui dettagli "tecnici" del documento finale che potrebbe essere firmato alla fine del vertice. Il documento, come affermato dal ministro degli Esteri della Bielorussia Vladimir Makey, deve essere firmato da entrambe le parti e dagli altri presenti.

Ucraina, vertice a Minsk 11 febbraio 2015
Ucraina, vertice a Minsk 11 febbraio 2015
Ucraina, vertice a Minsk 11 febbraio 2015
Ucraina, vertice a Minsk 11 febbraio 2015
Ucraina, vertice a Minsk 11 febbraio 2015
Ucraina, vertice a Minsk 11 febbraio 2015
Ucraina, vertice a Minsk 11 febbraio 2015
Ucraina, vertice a Minsk 11 febbraio 2015
Ucraina, vertice a Minsk 11 febbraio 2015
Ucraina, vertice a Minsk 11 febbraio 2015

20:00 - L'incontro a Minsk a livello presidenziale in formato Normandia è appena terminato. Il vertice è durato circa 2 ore;  i quattro leader hanno già posato per la foto di gruppo. E' attesa una loro dichiarazione congiunta dopo ulteriori negoziati allargati alle rispettive delegazioni.


 

17:54 - L'incontro, secondo quanto ipotizzano i media tedeschi, potrebbe andare avanti fino a notte fonda.

17:30 - Il vertice è iniziato poco fa nel Palazzo dell’Indipendenza di Minsk, la residenza del Presidente della Bielorussia Alexander Lukashenko. Tutti e quattro i capi di Stato sono presenti come da programma. Il primo ad arrivare è stato il presidente Ucraino Petro Poroshenko, Vladimir Putin ha raggiunto il luogo del vertice una decina di minuti dopo.

Poroshenko, prima di entrare nel palazzo, si è rivolto fugacemente alla stampa:

Se non si arriverà al cessate il fuoco, la situazione andrà fuori controllo.


 

11:15 - Il presidente russo Vladimir Putin parteciperà al vertice di Minsk, lo rende noto il Cremlino.

Obama chiama Putin: "Accordo di pace o la Russia pagherà"


10:55

- L’incontro tra i quattro leader - la presenza di Putin non è ancora certa - si terrà oggi pomeriggio a Minsk, alle 15 ora locale (le 13.00 in Italia).

10:00 - Il bilancio dei morti a Donetsk in seguito all’attentato di questa mattina in una stazione degli autobus nel centro della città è salito a 6. I feriti, invece, sarebbero almeno 8. Lo ha riferito in questi minuti l’agenzia Interfax.

9:30 - In attesa che il vertice cominci, funzionari russi, ucraini e rappresentanti dei gruppi separatisti si sono riuniti in Bielorussia per un incontro preliminare che viene monitorato dall’OSCE, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.

Mercoledì 11 febbraio, 9:10 - A poche ore dall’importante vertice di Minsk che dovrebbe vedere i leader di Francia, Germania, Russia e Ucraina tentare ancora una volta di trovare una soluzione alla crisi ucraina che continua a mietere vittime, Barack Obama ha avvertito il presidente russo Vladimir Putin: se le azioni aggressive in Ucraina proseguiranno, la Russia pagherà un prezzo molto più alto.

Obama ha chiamato Putin e gli ha suggerito di cogliere l’occasione di oggi trovare una soluzione pacifica e di smettere di inviare truppe e armi ai separatisti filorussi, un supporto a 360 gradi che Putin ha sempre negato.

Ucraina, attentato a Donetsk 11 febbraio 2015

Intanto, mentre Angela Merkel e Francois Hollande sperano di riuscire a riunire nella stessa stanza Putin - che non ha ancora confermato ufficialmente la sua partecipazione - e il presidente ucraino Petro Poroshenko, il bilancio dei morti è salito ulteriormente.

È stato il governo di Kiev a rivelare oggi che nelle ultime 24 ore 19 soldati ucraini sono stati uccisi e altri 78 sono rimasti feriti nei combattimenti a Debaltseve, la cittadina nella provincia di Donetsk in cui i separatisti sono riusciti ad accerchiare i militari di Kiev. Nel centro di Donetsk, invece, un proiettile di artiglieria ha colpito una stazione di autobus e provocato la morte di almeno 3 persone, come confermato dalle autorità dalla autoproclamata Repubblica di Donetsk.

Ucraina, incontro Obama-Merkel: "Pronti a inviare armi difensive"



martedì 10 febbraio, ore 10.10

Dopo la conferenza stampa congiunta di Angela Merkel e Barack Obama nella quale quest’ultimo non ha escluso a priori di armare le forze ucraine che si oppongono ai filorussi, proseguono i vertici fra i leader mondiale che cercano una risoluzione diplomatica del conflitto che da un anno insanguina l’Ucraina.

Domani a Minsk dovrebbe tenersi l’incontro a quattro fra François Hollande, Angela Merkel, Petro Poroshenko e Vladimir Putin, ma sulla partecipazione di quest’ultimo pende un punto interrogativo. Il leader russo ci sarà?

Se l’incontro dovesse avere esito negativo Obama si è già detto pronto a inviare armi “difensive” letali come i missili anticarro:

Auspico che per Mosca i costi da pagare diventino abbastanza alti da convincere Putin a intraprendere la strada della soluzione diplomatica,

ha detto il presidente Usa.

Lunedì 9 febbraio, ore 19:00 - A Washington si sono incontrati la cancelliera tedesca Angela Merkel e il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama e uno degli argomenti principali è stata la situazione in Ucraina e il comportamento della Russia.

Obama ha detto durante la conferenza al termine del vertice:

"La Russia ha violato tutti gli impegni presi con gli accordi di Minsk e non può pretendere di ridisegnare le frontiere in Europa con il fucile puntato. Invece di ritirare i suoi soldati dalle regioni orientali ucraine ne ha inviato altre e inviato nuove forze di artiglieria. Se Mosca insiste nel sostegno ai ribelli aumenterà il suo isolamento internazionale"

Tuttavia, Obama spera ancora in una soluzione diplomatica, che, secondo Angela Merkel, è l'unica via percorribile perché non crede nelle soluzioni militari. La cancelliera tedesca ha però ribadito anche l'importanza dell'inviolabilità del territorio:

"È un punto essenziale per l'interesse della pace europea. Parleremo di Ambiente e di sviluppo sostenibile. Continueremo a lavorare per risolvere i conflitti"

Incontro Obama-Merkel

Ore 13:27 - In queste ore si stanno diffondendo voci di un possibile annullamento del vertice previsto a Minsk mercoledì 11 febbraio tra Vladimir Putin, Angela Merkel, Francois Hollande e Petro Poroshenko perché il governo di Kiev ha denunciato lo sconfinamento di 1500 soldati russi in territorio ucraino durante il weekend appena passato. Anche il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeir ha detto che il vertice di mercoledì non è ancora sicuro.
Intanto il Cremlino ha smentito l'ipotesi di un ultimatum alla Russia da parte di Merkel e Hollande sul piano di pace nel Donbass.

Nelle ultime 24 ore, secondo le autorità ucraine, si sono registrati nel Donbass 16 decessi, nove soldati e sette civili, più altri 26 militari feriti. I punti più caldi del fronte sono le città di Avdiivka e Debaltseve, mentre a Donetsk è stato colpito un impianto chimico e c'è stata un'esplosione potentissima che, tuttavia, non ha provocato né ferimenti né fuga di sostanze chimiche.

Ucraina, Putin: "Kiev si sta militarizzando rapidamente"


Lunedì 9 febbraio 2015

- La situazione in Ucraina è sempre più tesa in attesa del vertice che si terrà a Minsk, in Bielorussia, mercoledì 11 febbraio. Finora le trattative della Russia con Germania e Francia non hanno portato a nulla di concreto e attraverso i giornali rimbalzano da una parte all'altra del mondo le pesanti parole di François Hollande, presidente francese, che ha detto che se Putin non accetterà il piano di pace franco-tedesco, quello presentatogli con Angela Merkel il 6 febbraio, sarà guerra.

Intanto Vladimir Putin ha rilasciato un'intervista al giornale egiziano Al-Ahram in cui, oltre a parlare di un altro fronte caldo, quello della lotta ai terroristi dell'Isis, ha detto di essere molto preoccupato per la rapida militarizzazione dell'Ucraina e l'aumento degli stanziamenti alla Difesa nonostante la crisi economica in cui vive il Paese.

L'intervista è stata pubblicata in occasione della visita al El Cairo di Putin in programma oggi e domani, e il leader russo ha fatto anche dei numeri, dicendo:

"L'Ucraina si sta militarizzando velocemente. Nel 2014 il budget dell'esercito cariano è aumentato di quasi il 41%. Quest'anno, secondo i dati preliminari, sarà più del triplo e supererà i 3 miliardi di dollari, che è circa il 5% del Pil nazionale- Questo avviene mentre l'economia ucraina, sostenuta per lo più da fondi internazionali, compresi russi, è in una condizione pessima"

Putin ha anche spiegato che le responsabilità per quanto sta avvenendo in Ucraina non sono della Russia:

"La questione ucraina non è esplosa per colpa della Russia ma è una conseguenza dei tentativi degli Usa e dei loro alleati occidentali che si ritengono 'vincitori' della Guerra fredda di espandere dappertutto la loro volontà"

Ribadendo la sua preoccupazione Putin ha concluso:

"Ci auguriamo che prevalga il buonsenso"

E sul buonsenso e la diplomazia insiste anche Federica Mogherini, Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, che ritiene che il primo e più importante passo da fare sia il cessate infuoco immediato tra l'esercito di Kiev e i separatisti, poi verranno gli accordi politici, fermo restando che, ha detto, "l'unica soluzione a questa crisi sarà di tipo diplomatico" e dunque va scongiurata in tutti i modi la guerra ipotizzata da Hollande.

Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, ha detto che dal vertice di Minsk dell'11 febbraio si aspetta decisioni importanti e lancia avvertimenti a Stati Uniti e Ue:

"Per garantire la sicurezza in Europa è necessario rispettare gli impegni assunti in precedenza. Questi impegni mirano a fare in modo che la sicurezza sia un diritto uguale per tutti. Nessuno deve mettersi al sicuro alle spese della sicurezza altrui"

Nelle ultime ore sulla questione è intervenuto anche il ministro degli Esteri britannico, Philip Hammond, che invece è molto meno diplomatico e a proposito delle azioni di Putin ha detto:

"Ha fatto varcare alle sue truppe un confine internazionale per occupare il territorio di un altro Paese. Siamo nel XXI secolo e agisce come un dittatore del Novecento. Non è questo il modo di comportarsi"

Insomma il Regno Unito è molto vicino alla posizione degli Stati Uniti che pensano con sempre più convinzione alla possibilità di armare l'esercito ucraino.

Russia e Ucraina verso la guerra

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • +1
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO