Libia, via libera al Governo di unità

Le ultime notizie sulla situazione in Libia.

13 marzo 2016 - Il Consiglio presidenziale del governo di riconciliazione nazionale libico, sostenuto dall’ONU e con sede a Tunisi, ha ufficialmente riconosciuto ieri sera il Governo di unità, quando ha chiesto alla comunità internazionale di smettere di trattare con le altre potenze rivali all’interno della Libia.

Il Consiglio ha annunciato di aver ottenuto il supporto dalla maggior parte dei membri della Camera dei Rappresentanti - istituita nell’agosto 2014 al posto del Congresso Generale del Popolo del periodo di Gheddafi - e l’appoggio anche da parte di altre figure politiche. E così è ufficialmente arrivato il via libera per l’inizio dei lavori.

Libia, Gentiloni: "L'Italia non si farà trascinare in avventure inutili"

10 marzo 2016, ore 18:49 - In una lunga intervista sul The Atlantic Barack Obama ha parlato (anche) di Libia e dell'intervento armato del 2011 per detronizzare Gheddafi: "Quando mi guardo indietro e mi chiedo cosa sia stato fatto di sbagliato mi posso criticare per il fatto di avere avuto troppa fiducia nel fatto che gli europei, vista la vicinanza con la Libia, sia sarebbero impegnati di più con il follow-up"ha spiegato Obama di fatto scaricando gran parte della responsabilità sulle decisioni prese da Nicolas Sarkozy e dalla "distrazione" di David Cameron per "altre questioni".

Nel frattempo invece in Libia si mostra il nuovo comandante delle truppe islamiste affiliate a Daesh, Abdel Qader al-Najdi, che sostituirà il defunto Abul Nabil al-Qahtani. In un'intervista alla rivista islamista Al-Nabaa minaccia in modo piuttosto vago l'occidente e annuncia la presa di Roma.

Continuano intanto le trattative affinchè i parlamentari libici escano dall'arroccamento e votino la fiducia: secondo il quotidiano LaStampa ci sarebbe una minoranza di ultrà vicini al generale Khalifa Haftar che blocca ogni tentativo di arrivare al governo di unità libico e guadagna tempo per far prevalere la soluzione militare.

9 marzo 2016, ore 22:10 - Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, durante un’informativa alla Camera sulla Libia, ha detto oggi:

“Dalla minaccia terroristica dobbiamo difenderci e ci difenderemo e lo faremo esattamente come deve essere fatto perché questo prevede la nostra costituzione: nostro dovere difendere l'Italia dalla minaccia terroristica”

Poi ha aggiunto:

“Il governo difenderà il Paese dalla minaccia terrorista e lo farà assieme ai nostri alleati. Il governo interverrà sul piano militare se e quando sarà possibile rispondere a richieste di sicurezza di un governo legittimo e impegnato a riprendere il controllo del territorio e lo farà su decisione del Parlamento e coordinando la nostra attività con le forze alleate. Il governo non si farà trascinare in avventure inutili e perfino pericolose per la nostra stessa sicurezza nazionale. Continuiamo sul sostegno del Parlamento a una linea che deve sforzarsi di combinare fermezza e prudenza e responsabilità”

Renzi e Hollande in sintonia sulla Libia


9 marzo 2016, ore 08:51 - Il vertice Italia-Francia di ieri a Venezia, con Matteo Renzi e Francois Hollande che si sono detti preoccupati ma determinati ad affrontare la spinosa questione libica, ha consegnato alle cronache una certezza: "In Libia bisogna agire" hanno detto i due capi di Stato in conferenza stampa. Per Hollande la questione più centrale rimane quella della formazione di un governo di unità nazionale che possa chiedere sostegno alla comunità internazionale e in tal senso la sintonia con Renzi sembra molto forte.

Tuttavia anche ieri il Parlamento di Tobruk non ha potuto riunirsi per votare la fiducia al governo di unità nazionale libico del premier designato Fayez al Sarraj per mancanza di numero legale mentre gli Stati Uniti hanno colpito 30 postazioni dello Stato Islamico nella Libia nord-occidentale.

16.20 - Secondo quanto scrive oggi il New York Times, il Pentagono avrebbe presentato alla Casa Bianca una serie di opzioni per contrastare militarmente l’avanzare dello Stato Islamico in Libia, a cominciare da una serie di raid aerei che prenderebbero di mira campi di addestramento, centri di comando, depositi di munizioni e altri obiettivi militari.

Il quotidiano parla di circa 30 o 40 raid aerei in quattro diverse aree del Paese che potrebbero aprire la strada agli scontri via terra delle milizie libiche col supporto dell’Occidente - da Stati Uniti a Italia, passando per Francia e Inghilterra.

Si tratta, come detto, di una serie di proposte presentate da cinque ufficiali statunitensi il 22 febbraio scorso e, come precisa il quotidiano, non prese in considerazione fino a quando non si deciderà di interrompere l’iniziativa diplomatica attualmente in corso.

16.10 - Anche il senatore a vita Giorgio Napolitano, ex Presidente della Repubblica Italiana, è intervenuto sul possibile intervento militare italiano in Libia, ribadendo essenzialmente quanto precisato a più riprese dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi:

Certamente, non si è mai posto il problema di andare con migliaia di militari in Libia. C'è un altro problema, quello di avere un ruolo nella costruzione di una nuova legittimità nazionale e nel preservazione della integrità territoriale in Libia. Il governo è prudente perché se non ci chiamano, nemmeno ci si va. Figuriamoci se ci si va con migliaia di militari senza neanche essere chiamati. Questo non esiste.

Libia, l'ambasciatore USA: "Spetta all'Italia decidere sul suo impegno"

8 marzo 2016, ore 08:49 - Dopo le polemiche e le notizie che dicevano tutto e il suo contrario in merito all'impegno italiano in Libia a cercare di mettere un punto sulla questione è stato l'ambasciatore americano a Roma John Phillips, che a tre giorni da un'intervista al Corriere della Sera in cui parlava di 5000 militari italiani da impegnare ha precisato il senso delle sue parole. "Non si è trattato affatto di un suggerimento o di una raccomandazione da parte degli Stati Uniti. [...] Ho semplicemente detto che l'Italia ha pubblicamente indicato la sua volontà di inviare circa cinquemila italiani. Per quanto riguarda la preparazione e la tempistica, si tratta di decisioni che non sono state ancora prese".

Insomma, per gli Stati Uniti spetta all'Italia decidere se e come ci sarà un'impegno militare in Libia da parte del governo di Roma, anche se l'ambasciata americana descrive comunque gli sforzi americani per la formazione di una coalizione: "Gli Stati Uniti lavorano insieme agli alleati, compresa l'Italia, alla pianificazione di una forza di coalizione che possa assistere un governo libico di unità nazionale a ristabilire la sicurezza nella capitale. Si tratta di una sfida che richiede la collaborazione dell'intera comunità internazionale e della Libia per raggiungere il miglior risultato"

6 marzo 2016 - Dopo la liberazione dei due tecnici italiani in Libia, prende la parola il ministro deg Esteri del governo di Tripoli. Aly Abuzaakouk ha dichiarato che il suo governo non accetterà nessun intervento militare in Libia ammantato sotto qualsiasi "scusa". A riferirlo è l'agenzia Mena, che ha sintetizzato una "dichiarazione televisiva" rilasciata ieri dal ministro.

Per quanto concerne possibili operazioni internazionali contro "coloro che si riconoscono nell'Isis", Abuzaakouk ha detto: "siamo in grado di combattere questi gruppi e respingere qualsiasi intervento militare nel paese". Mena aggiunge che il ministro ha smentito di aver detto ai media italiani che è necessario un ruolo dell'Italia nella guida di operazioni militari.

Libia, ultime notizie. Wsj: "A Roma centro di coordinamento per un intervento militare"


Aggiornamento- 22.10 - Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, i militari statunitensi e gli alleati, inclusi Francia e Regno Unito, "hanno creato un Centro di coordinamento della Coalizione a Roma" e "da mesi" preparano un piano per un nuovo intervento in Libia, dopo quello del 2011 che portò alla destituzione di Gheddafi e al caos attuale. A dirlo è il generale Donald Bolduc, comandante delle Forze speciali Usa in Africa.

Tuttavia, il comandante ha precisato che un intervento sarà possibile solo dopo la formazione di un nuovo governo di unità nazionale.

1 marzo 2016 - Le capitali europee negano il loro coinvolgimento nel conflitto libico. Ma oltre a farsi sempre più insistenti le voci di presenze militari francesi sul territorio, oggi è arrivato un altro annuncio che fa discutere. Il ministro degli Esteri inglese, Michael Fallon, ha detto questa mattina che il Regno Unito ha inviato un reparto della Quarta brigata di fanteria “al confine fra Libia e Tunisia”. L'obiettivo sarebbe quello di aiutare le forze tunisine a ostacolare le infiltrazioni di jihadisti.

Intanto, dopo gli infiniti rinvii non è ancora venuto il momento per l'approvazione del governo di unità nazionale. Sarebbe proprio la fiducia all'esecutivo che potrebbe far scattare la missione internazionale di cui si parla tanto in questi giorni.

Libia, ultime notizie: "Tutti commettono crimini di guerra"


25 febbraio 2015, ore 15:21 - Secondo quanto riferiscono le agenzie stampa internazionali tutte le parti in conflitto in Libia commettono abusi, vessazioni e violazioni dei diritti umani che costituiscono spesso crimini di guerra.

Secondo le stime pubblicate nel rapporto della Commissione diritti umani dell'Onu (Unhrc), che chiede al Consiglio Onu di monitorare la situazione, dal 2014 a oggi si sono registrati centinaia di casi di torture, omicidi mirati, rapimenti, reclutamento di bambini e numerose altre violazioni dei diritti umani.

Molto grave la situazione dei migranti: sono oltre 3 mila quelli in carcere nella sola Libia occidentale, dove subiscono abusi e stupri.

12.25 - Secondo il quotidiano Le Monde, le forze speciali francesi effettuano "operazioni segrete" per lottare contro l'espansione dell'Isis in territorio libico. Sempre secondo il giornale transalpino, diverse fonti indicano che la guerra al terrorismo può includere operazioni clandestine, condotte dal servizio operativo della Direction générale de la sécurité extérieure (DGSE).

Tali manovre sarebbero svolte all'insegna della discrezione. Come spiega un alto funzionario della Difesa francese, "l'ultima cosa da fare sarebbe intervenire in Libia. Bisogna evitare ogni ingaggio militare aperto, bisogna agire discretamente".


24 febbraio 2016 - Dopo il nuovo rinvio del voto di fiducia al governo, in Libia la situazione rimane incerta. Secondo le agenzie internazionali l'Isis avrebbe occupato il centro della città di Sabrata, nell'ovest, decapitando 12 guardie nella sede della Sicurezza. A dirlo sono alcuni testimoni, che paralno di bandiere nere issate sui palazzi.

Proprio nei giorni scorsi i jihadisti erano arretrati a Bengasi, dove l'inviato Onu per la Libia, Kobler, ha chiesto un cessate il fuco per la ricostruzione la città. Intanto si fanno sempre più insistenti le voci di un cambio di strategia da parte di Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Italia nel paese del Maghreb.

Libia, ultime notizie: nuovamente rinviata la fiducia al nuovo governo


23 febbraio 2016 - La Camera dei rappresentanti (il Parlamento libico) basata a Tobruk ha di nuovo rinviato alla settimana prossima il voto sul governo di unità: nella riunione non è stato raggiunto il numero legale.

Intanto le forze libiche guidate dal generale Khlaifa Haftar, insieme a alcune milizie civili, stando a quanto riferisce l'Ansa hanno riconquistato il quartiere di Lithi, roccaforte dei jihadisti a Bengasi, nell'est della Libia, dopo quasi due anni di combattimenti.

Gli estremisti islamici si sono ritirati in poche ore.

15 febbraio 2015 - Secondo quanto riferito ieri sera dalla tv panaraba Al-Arabiya il Consiglio di presidenza libico, dopo un primo annuncio di fallimento, ha finalmente completato la scelta dei componenti del futuro governo di coalizione. Secondo l'emittente l'esecutivo che sara' guidato da Fayez al Sarray ecomprende 13 ministri e cinque segretari di Stato, fra cui tre donne.

"Auguri al Consiglio presidenziale per la nomina del governo di unità nazionale. Il viaggio verso la pace e l'unità del popolo libico è finalmente partito [...] E' ora cruciale che la Camera dei rappresentanti avalli il governo [...] è un'opportunità unita di pace che non deve essere sprecata".

ha scritto in un tweet il Rappresentante speciale per la Libia del Segretario generale delle Nazioni Unite Martin Kobler. Il futuro ministro della Difesa sarebbe al Mahdi al Barghuthi, ex ufficiale dell'esercito di Muhammar Gheddafi passato nei ranghi dell'opposizione durante la rivoluzione del 2011. Il ministro dell'Interno e' al Arif al Khojah, mentre il dicastero degli Esteri e' stato affidato a Mohamed Siala.

Non ci sarebbe stato quindi spazio per il generale Khalifa Haftar come ministro della Difesa.

16:51 - Il governo di concordia nazionale libico del premier designato Fayez al-Serraj non ha ottenuto la fiducia della Camera dei Rappresentanti libica, il Parlamento di Tobruk riconosciuto dalla comunità internazionale. Il governo di concordia nazionale, composto da 32 ministri, era stato presentato il 19 gennaio scorso e ora si dovrà riformularlo e riproporlo al Parlamento.

Hanno votato 104 deputati, «15 per il governo e 89 contro», precisa il sito. E' in parte una sconfitta del team Gentiloni-Kerry, che puntavano tutto sul governo di al-Serraj per poter ottenere legittimità per intervenire in Libia.

25 gennaio, ore 12:09 - L'Italia è sempre più dentro un intervento militare in Libia: finora prudente sulla necessità di utilizzare i caccia italiani, l’accordo che il 29 gennaio sarà con ogni probabilità siglato dovrebbe dare un governo libico di Fayez Sarraj nato dalla mediazione Onu, e sembra che Matteo Renzi abbia accettato di sostenere azioni militari di concerto con gli americani.

24 gennaio - "Servono azioni militari per fermare l'espansione dello Stato Islamico, azioni che sostengano sul lungo termine il processo politico in corso"; così, parlando della Libia, si è espresso Joseph Dunford, capo degli Stati Maggiori Riuniti americani.

Gli Stati Uniti, in verità, sono già intervenuti in Libia, colpendo terroristi con attacchi aerei e non solo. Ma si trattava di interventi sporadici, all'occasione, mentre adesso pare si stia lavorando a qualcosa di più sistematico.

Le operazioni degli Usa sono in fase di progettazione, assieme a Francia, Italia e Gran Bretagna, secondo alcune fonti sarebbero coinvolti anche i russi, che però negano. L'obiettivo è quello di supportare il nuovo governo di unità nazionale, che sta ancora aspettando il via libera di Tobruk, cercando di coinvolgere tutti i gruppi che operano nel paese.

17 dicembre - La firma tra i "due governi" libici, di cui uno solo riconosciuta dalla comunità internazionale, da cui sorgerà il governo di unità nazionale si è tenuta a Shikrat, in Marocco. "Oggi è una giornata storica per la Libia", ha affermato l'inviato speciale Onu, Martin Kobler. "Tutte le parti hanno fatto delle concessioni mettendo l'interesse del paese davanti a tutto. La comunità internazionale continuerà il suo appoggio al futuro governo libico".

L'unità nazionale è un grosso problema (sempre che regga) anche per lo Stato Islamico, che infatti - stando alle ultime notizie - si sta barricando a Sirte: l'Isis starebbe infatti scavando trincee e costruendo barriere nei dintorni di Nufaliyah (130km a est di Sirte). Lo scopo è quello di proteggersi da possibili raid dell'aviazione libica.

Libia, vertice internazionale a Roma

17:25 - Alla conferenza stampa congiunta organizzata dalla Farnesina al termine della Conferenza di Roma sulla Libia il segretario di Stato americano John Kerry, giunto nella capitale italiana questa mattina, ha ammesso che aver lasciato un vuoto in Libia sia stato un errore che ha avvantaggiato l'avanzata degli islamisti:

"C'è chi dentro e fuori la Libia lavora per far fallire l'accordo. Chi lo mina pagherà il prezzo. L'unica base legittima per un futuro della Libia è questo governo di unità nazionale. Su questo concordano i libici presenti qui oggi"

Paolo Gentiloni, che ha fatto gli onori di casa, ha sottolineato l'importanza di un'azione corale affinchè ogni sforzo di accordo possa tradursi in un effettiva pacificazione della Libia. Gentiloni ha parlato di "passi avanti" nel dialogo, anche in virtù della presenza di due delegazioni libiche in rappresentanza dei due governi contrapposti. La delegazione di Tobruk era composta da Emhmed Shueib, vicepresidente e capo delegazione dei negoziatori e i parlamentari Salah Hamma e Suliman Snekeir. A rappresentare Tripoli invece c'era Salah Makhzom, secondo vicepresidente del Parlamento (Gnc) e capo delegazione dei negoziatori, e il parlamentare Abdulbasit Ighzit.

Gentiloni ha anche incassato i complimenti di Kerry in merito all'impegno italiano sulla Libia, ribadendo inoltre il "ruolo fondamentale" del Paese per l'effettiva pacificazione della Libia. Il ministro degli esteri italiano ha detto di auspicare un governo di unità nazionale, con una tempistica che Kerry ha quantificato in 40 giorni, affinchè ci sia sul territorio libico un interlocutore forte con il quale interfacciarsi.

11:14 - Oltre al ministro degli esteri, Paolo Gentiloni sono presenti alla conferenza alla Farnesina il segretario di Stato Usa John Kerry, il viceministro degli esteri russo Ghennadi Gatilov, l'inviato dell'Onu Martin Kobler, i rappresentati di alcuni Paesi della regione.

13 dicembre 2015, ore 09:23 - E' cominciato questa mattina a Roma la conferenza internazionale sulla Libia, lanciata da Gentiloni appena una decina di giorni fa e promossa da Italia, Stati Unitie e Nazioni Unite per trovare un'intesa su un governo di unità nazionale libico che possa far fronte all'avanzata dell'Isis.

Il punto di partenza per i lavori delle delegazioni, che si incontreranno alla Farnesina (dal russo Lavrov all'americano Kerry), è l'accordo raggiunto venerdì scorso a Tunisi tra il governo di Tobruk e quello di Tripoli alla presenza dell'inviato Onu Kobler, il quale già ieri ha incontrato il capo della diplomazia europea Fedederica Mogherini a Roma.

Al termine dell’evento è prevista una conferenza stampa congiunta del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Paolo Gentiloni, del Segretario di Stato degli Stati Unti d’America John Kerry e del Rappresentante Speciale del Segretario Generale ONU per la Libia Martin Kobler.

11 dicembre 2015 - Secondo quanto riportano alcuni media libici come Libya Herald l'organizzazione jihadista libica legata allo Stato Islamico ha allestito dei checkpoint a Sabratha, città della Libia nord-occidentale, dopo che ieri sera almeno 30 veicoli con le bandiere nere dell'Is bene in vista hanno sfilato per le vie della città.

Sabratha è famosa nel mondo per il suo sito archeologico, dal 1982 nella lista dei Patrimoni dell'Umanità dell'Unesco: secondo quanto scrive Russia Today il gruppo avrebbe proclamato ufficialmente la nascita di un emirato islamico proprio a Sabratha; una fonte avrebbe confermato che in città sventolano le bandiere dell'Is e che l'organizzazione ha allestito checkpoint e preso il controllo dei centri delle forze di sicurezza.

17:29 - Il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni, lasciando la riunione ministeriale Nato a Bruxelles, ha annunciato un incontro internazionale sulla Libia da tenersi a Roma a metà dicembre, probabilmente il 13 dicembre.

"Certamente la pace in Libia deve essere frutto di decisioni delle parti libiche ma altrettanto certamente il tempo non è infinito e la comunità internazionale può dare una spinta decisiva a questa attività negoziale"

Come ha spiegato lo stesso Gentiloni il vertice di Roma sarà simile dal punto di vista sia della numerosità sia del mix tra grandi player internazionali e Paesi della regione, a quello del percorso di Vienna sulla Siria.

2 dicembre 2015, ore 09:47 - La questione Libia torna prepotentemente attuale in queste ore, durante le quali i grandi della terra si trovano tutti a Parigi in occasione della conferenza sul clima COP21. Un'occasione che è ghiotta anche per parlare di altro, con incontri bilaterali importanti e continui, atti a mettere mano al complicato puzzle jihadista internazionale.

Ieri Matteo Renzi, intervenendo a margine della conferenza con alcuni giornalisti, ha allontanato l'ipotesi di un intervento armato militare italiano in Libia e in Siria, parlando di "scelte condivise" e passando la palla a quello che è lo scontro principe sulla scena internazionale: quello, indiretto, tra Stati Uniti e Russia. Il caos libico però continua a preoccupare l'Italia, ma non solo: lli esperti dell'Onu ritengono che il Daesh abbia tra i 2000 e i 3000 combattenti in Libia, dove molti sarebbero arrivati dopo aver avuto addestramento ed esperienze di guerra in Siria e Iraq e dove le Nazioni Unite intendono proprio per questo ampliare il controllo del territorio.

Secondo un dossier pubblicato dall'Onu il Daesh è solo una delle varie fazioni in guerra in Libia e incontrerebbe una "forte resistenza nella popolazione e difficoltà a costruire e a mantenere alleanze locali". Tuttavia, scrivono le Nazioni Unite, l'Isis beneficia anche di un'eco importante per quanto sta accadendo in Siria e Iraq, un'eco che ammalia molti giovani nordafricani incentivandoli alla jihad, in un territorio dove nessuna autorità viene riconosciuta e nessuna legge rispettata.


28 ottobre 2015, ore 10:45 - Mentre il caos libico continua a tenere sotto scacco la comunità internazionale, sempre più impotente nel gestire e pacificare la Libia post-Gheddafi, ieri un elicottero che trasportava alti ufficiali del governo di Tripoli (governo islamista non riconosciuto dalla comunità internazionale) è stato abbattuto da un missile e precipitato in mare a Maya: sono già stato recuperati i corpi senza vita di 13 delle 19 persone a bordo. La notizia è stata riferita dal quotidiano inglese The Guardian che ha citato il colonnello Mustafa al-Sharkasi, portavoce del capo di gabinetto del governo di Tripoli,

Il fatto ha innescato violenti scontri tra le brigate della città di Zawiya, che sostengono l'enclave di Tripoli, e le rivali di Washafana, accusate dell'azione, ma finora nessun gruppo ha rivendicato l'azione inevitabilmente destinata a complicare il già arduo processo di pace. Continua infatti lo stallo sulla risoluzione voluta e cercata dall'emissario ONU Bernardino Leon, che nei giorni scorsi sembrava potesse chiudersi salvo arenarsi nuovamente nel pantano delle tribalità e degli interessi economici e di potere.

Secondo Agenzia Nova questa mattina il generale libico Abdel Salam al Obeidi, capo di stato maggiore delle milizie che controllano Tripoli, ha lanciato un appello alle fazioni rivoluzionarie armate libiche affinché si uniscano alle loro forze in particolare nella parte occidentale della Libia contro l’Esercito delle tribù.

9 ottobre 2015 - Il negoziato sul nuovo governo libico di unità nazionale sta giungendo a conclusione. Ma sono ancora molti gli interrogativi che rimangono in piedi.

Nella notte, le delegazioni sembrano aver accettato a maggioranza un nuovo esecutivo a guida Fayez Serray di Tobruk, ex ministro della Casa in uno dei governi del post-Gheddafi. Il nome è stato proposto dalle Nazioni Unite, attraverso il mediatore Bernardino Leon.

Insieme a Serray, l'Onu ha individuato i 3 vice-primi ministri per il "Consiglio di Presidenza", ovvero l'organismo di guida collettiva di un governo che sarà poi formato anche da altri ministri. I vice-premier dovrebbero garantire una corretta rappresentanza delle varie regioni, e saranno Ahmed Maetiq (Misurata, membro del Gnc di Tripoli), Moussa Kony (Fezzan, indipendente) e Fatj Majbari (Cirenaica, in buoni rapporti sia con Bengasi che con Ajedabja, ma non fedele al generale Haftar).

Nella giornata di ieri, sebbene la maggioranza del governo di Tripoli pare incline a sostenere l'accordo, si sono registrati degli scontri. Alcune fazioni islamiste non riconoscono l'intesa, e a queste si è aggiunto anche il General National Congress (Gnc) di Tripoli, che attraverso il generale Abdulsalam Bilashair fa sapere: ".Non siamo parte di questo processo. Per noi non ha alcun significato perché non siamo stati consultati".

Il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, è comunque ottimista: "è una importante tappa del percorso verso l'auspicabile creazione di un governo di unità nazionionale [...] L'Italia, nel riconoscere l'incessante sforzo compiuto dall'inviato delle Nazioni Unite Leon continuerà a dare sostegno alle prossime tappe verso la pace".

Il capo degli Affari Esteri Ue, Federica Mogherini, ha espresso soddisfazione per "l'importante passo avanti" ed ha dichiarato che "l'Ue è pronta ad offrire un immediato e concreto sostegno politico e finanziario, pari a 100 milioni di euro, al nuovo governo". Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha esortato i leader libici a "non sprecare questa opportunità"

Libia, Negoziato: Registrati progressi a Skhirat. Gentiloni: "Siamo alla stretta finale"


Lunedì 14 settembre - A Skhirat, in Marocco, è stato fatto un nuovo passo avanti sulla strada del negoziato. Il rappresentante dell'Onu, Bernardino Leon, ha reso noto che il governo di Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale, e quello di Tripoli, islamista, hanno raggiunto un’intesa di massima su alcuni punti. Vi sono buone speranze, dunque, di raggiungere un accordo entro il termine stabilito del 20 settembre.

Notizia, questa, commentata positivamente anche dal nostro ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. Il titolare della Farnesina ha dichiarato: "Siamo ad una stretta finale e la prossima settimana sarà decisiva per la chiusura di un’intesa tra le componenti del Dialogo politico libico". Ed ha aggiunto: "L’accordo per la formazione di un nuovo governo unitario apre la strada alla successiva fase di pacificazione e stabilizzazione del Paese affinché la Libia possa finalmente voltare pagina e riprendere il cammino della riconciliazione e dello sviluppo democratico”.

Libia, a Sirte l'Isis ha ucciso quattro libici


Martedì 25 agosto 2015 - I jihadisti dell'Isis hanno giustiziato a Sirte quattro libici, tra cui un combattente di Fajr Libya (una milizia che detiene il potere a Tripoli), il cui copro è stato legato a una croce ed esposto in città come una sorte di avvertimento per gli abitanti. Su questo ennesimo orrore ci sarebbe anche un video.

Un emirato di jihadisti a Sirte


24 agosto 2015 - Gli jihadisti affiliati all'Isis presenti a Sirte, in Libia, hanno creato una sorta di "emirato", sostituendo i tribunali civili con una Corte islamica della Sharia. Lo scrive un sito di informazione locale citando testimoni, secondo i quali i miliziani hanno imposto classi separate per uomini e donne in scuole e atenei.

Dichiarazione di Italia e altri 5 Paesi: "Fazioni unite per combattere la minaccia dell'Isis"


10.50 - Mentre il nostro ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, continua a premere per la soluzione politica, i governi di 6 paesi condannano i massacri di Sirte, perpetuati da gruppi affiliati all'Isis, e invocano un esecutivo di unità nazionale.

A tale riguardo, si legge dal testo della dichiarazione congiunta: "I Governi di Francia, Germania, Italia, Spagna, Gran Bretagna e Stati Uniti condannano con forza gli atti barbarici che terroristi affiliati all'Isis stanno perpetrando nella città libica di Sirte". Inoltre, gli esecutivi dei sei paesi si dicono "profondamente preoccupati dalle notizie che parlano di bombardamenti indiscriminati su quartieri della città densamente popolati e atti di violenza commessi al fine di terrorizzare gli abitanti".

Italia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Spagna e Germania fanno appello a tutte le fazioni affinché facciano fronte comune per battere la minaccia terroristica e giungano presto ad un accordo definitivo: "Facciamo appello a tutte le fazioni libiche che desiderano un Paese unificato e in pace affinché uniscano le proprie forze per combattere la minaccia posta da gruppi terroristici transnazionali che sfruttano la Libia per i loro scopi. Ci felicitiamo per la recente sessione di negoziati per il dialogo politico svoltasi a Ginevra e ribadiamo tutto il nostro appoggio al processo di dialogo guidato dal Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Bernardino Leon".

L'unica strada per i sei paesi rimane, dunque, quella di un governo di Concordia Nazionale. Alla fine della dichiarazione viene ribadito che "non esiste una soluzione militare al conflitto politico in Libia".

Gentiloni: "Intesa subito o sarà nuova Somalia". Tobruk a Lega Araba: "Bombardate Isis a Sirte"


17 agosto 2015 - Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha rilasciato un'intervista al quotidiano La Stampa, dove ha auspicato un'intesa in tempi brevi fra le fazioni rivali in Libia. Per il titolare della Farnesina, è di vitale importanza "trovare una base minima per ricostruire una Libia unita e più stabile". E, al momento, "far rullare i tamburi senza questa base minima è inutile, dobbiamo insistere sul piano negoziale".

Per quanto riguarda, poi, una possibile operazione militare nel paese nord africano, Gentiloni ha aggiunto: "oggi qualsiasi nuovo intervento va posto nel quadro di un percorso di pacificazione condivisa dai libici. L'Italia contribuirà ma a queste condizioni". Il tema Lbia, per il ministro va fatto proprio dalla coalizione internazionale anti-Isis, "sapendo che non si tratterebbe più di stabilizzare il paese ma di contenere il terrorismo". Tale proposta si rende necessaria per fronteggiare l'avanzata del Daesh, che a Sirte ha messo solide basi, dunque: "o si chiude in poche settimane o ci troveremo con un'altra Somalia a due passi dalla costa e dovremo reagire in modo diverso".

Gentiloni ricorda le prossime, e difficili, tappe del negoziato: "il dialogo (tra le varie fazioni che controllano la Libia, ndr) riprende mercoledì in Marocco ma bisogna sapere che corriamo contro il tempo affinché ciò che è stato messo insieme il 12 luglio (una prima intesa su un governo di unità nazionale, ndr), ossia fra Tobruk (il governo internazionalmente riconosciuto, ndr), Misurata, Zintan e gran parte delle municipalità di Tripoli (controllata dagli islamisti della coalizione Alba Libica, ndr), possa consolidarsi e magari estendersi al Gnc (il parlamento di Tripoli, che non ha firmato l'accordo, ndr)".

Intanto il governo libico riconosciuto di Tobruk ha lanciato un appello alla Lega Araba. L'appello è per i "fratelli Paesi arabi affinché lancino raid aerei contro le posizioni del gruppo terroristico Isis" a Sirte, dove da giorni gli uomini affiliati al sedicente califfo al Baghdadi stanno massacrando decine di persone.

Una riunione straordinaria della Lega Araba è previste per domani a Il Cairo. Le autorità libiche avvertono che l'Isis conquisterà altro territorio senza un intervento armato dei Paesi della Lega.

Libia, l'Isis decapita e crocifigge 12 uomini a Sirte


15 agosto 2015 - Secondo quanto affermato dall'agenzia di informazione libica Lana, i jihadisti dell'Isis avrebbero decapitato 12 persone e ne avrebbero crocifisso i corpi durante la battaglia per il controllo di Sirte. Le persone uccise crudelmente erano miliziani locali. L'Isis avrebbe ucciso anche 22 civili che avevano preso le armi e che dopo essere rimasti feriti erano stati portati in un ospedale che, dopo la strage, è stato incendiato dagli stessi jihadisti.

Scontri a Sirte: almeno 17 morti


13 agosto 2015 - È di almeno 17 morti il bilancio degli scontri verificati nelle prime ore di oggi a Sirte tra combattenti dello Stato Islamico, che controlla la città da circa un mese, e un gruppo islamico rivale, forse un gruppo di musulmani salafiti.

A riferirlo sono stati i residenti dell’area, secondo i quali le vittime sarebbero 2 comandanti dello Stato Islamico e 15 combattenti locali. Lo scontro si sarebbe concentrato in un solo distretto cittadino: i combattenti hanno circondato un edificio in cui si trovava un gruppo di miliziani dell’IS.

Al momento non si hanno conferme ufficiali né maggiori dettagli dell’accaduto.

Libia, lo Stato Islamico avanza su Sirte

9 luglio - La Libia in piena guerra civile facilita la vita ai jihadisti legati allo Stato Islamico. Che sono oggi entrati a Sirte, a 433 chilometri da Tripoli. Da ieri notte lungo la città ci sono posti di blocco dei miliziani islamisti che fermano le auto in transito chiedendo generalità e informazioni. La bandiera dell'Isis svetta sul punto più alto della città, dopo che le milizie di Misurata si sono ritirate dalla zona.

12 maggio 2015- Dopo la presentazione, da parte di Lady Pesc Federica Mogherini, della missione militare Onu a guida italiana, il governo libico di Tobruk lancia l'allarme per il nostro paese.

Il ministro dell'Informazione, Al Gawari, ha detto all'Ansa che "nelle prossime settimane assieme ai migranti sui barconi arriveranno in Italia anche terroristi dell'Isis". Ed ha aggiunto che "Malta e Italia saranno interessate da operazioni attraverso i porti dominati da Fajr Libya". Ovviamente, ha accusato delle presunte operazioni il governo di Tripoli e le milizie filo-islamiste che controllano l'Ovest del paese.

Difficile dire se tali affermazioni abbiano fondamento o se siano solo il frutto di un manovra tesa a richiamare l'Italia e la comunità internazionale ad un intervento militare a sostegno dell'ex governo legittimo.

Libia, l'Isis uccide tre uomini "accusati" di essere omosessuali


2 maggio 2015 - I media libici riferiscono che lo Stato Islamico ha ucciso tre uomini "accusati" di essere omosessuali a Derna, città considerata la "capitale" dell'Isis in Libia. Gli omicidi sarebbero avvenuti con colpi di arma da fuoco alla testa.

Bozza di accordo per governo di unità nazionale

27 aprile 2015 - Questa mattina, l'inviato dell'Onu per la Libia, Bernardino Leon, ha distribuito a tutte le fazioni che hanno partecipato al negoziato l'Accordo Politico per la Libia: ovvero la bozza d'intesa finale per il governo di unità.

Il testo è il frutto di mesi di trattative, condotte fra Tripoli, Ginevra, Algeri e nelle ultime settimane anche in Marocco. Nella lettera di accompagnamento alla bozza, Leon scrive:

"l'accordo non risponderà a tutte le aspettative di tutte le parti, in particolare rispetto alla distribuzione delle competenze fra le differenti istituzioni [...] ma è un accordo che definisce una visione guidata dai principi della democrazia, l'alternanza pacifica al potere, la separazione dei poteri, il rifiuto inequivocabile del terrorismo, il rispetto dei diritti umani".

L'Accordo prevede la creazione di un Consiglio Presidenziale, composto da un premier, dai due vice-premier e da altri due ministri. Il Consiglio Presidenziale potrà assumere decisioni solo se ci sarà l'unanimità fra il presidente e i suoi due vice.

Il Consiglio assurgerà al ruolo di organismo di guida del governo vero e proprio, avrà riconoscimento costituzionale e potrà prendere le decisioni autonomamente (che avranno effetto su tutto il resto del governo) soltanto se i 3 membri principali saranno in accordo. I "tre consiglieri supremi" potranno anche sostituire un ministro normale, sempre se decideranno di farlo all'unanimità.

Il presidente del Consiglio ricopre il ruolo di Capo dello Stato. Non ci sarà un Comandante Supremo "individuale" delle forze armate, ma "collettivo": assumeranno la carica i tre "consiglieri supremi", che anche in questo caso dovranno agire di comune accordo. Il Consiglio Presidenziale nominerà e sostituirà i capi delle forze armate, dell'intelligence, gli ambasciatori e i massimi dirigenti dello Stato. Il governatore della Banca di Libia e altri funzionari di controllo finanziario saranno nominati dal Parlamento libico, con una maggioranza di 2/3.

Scelta controversa, che provocherà sicuramente le reazioni del governo Tripoli, è quella di disporre come unico Parlamento della Libia la House of Rapresentatives, che ha sede a Tobruk. E' stato, infine, creato un Consiglio di Stato di 100 membri, su base non elettiva, i cui veri poteri sono ancora da definire.

È presto per dire se l'intesa funzionerà, molti sono ancora i nodi da sciogliere in un paese in guerra, con due parlamenti. Da definire sarà anche il ruolo del generale Haftar, appoggiato dal governo egiziano di al-Sisi, che non vede di buon occhio intese con i gruppi legati ai Fratelli musulmani.

Ora l'Onu incomincerà a fare pressioni su tutti i paesi e i partner regionali capaci di stimolare la ratifica dell'accordo.

Libia, oltre 30 morti alle porte di Tripoli. Fajr Libya: "Abbiamo il controllo di Tajoura"


18 aprile 2015 - Si combatte alle porte di Tripoli, tra il distretto centrale di Fashloum e Tajoura, ad est della città, dove ormai da ore sono in corso scontri armati tra le forze filogovernative e le milizie di Fajr Libya, vicine allo Stato Islamico.

Gli scontri avrebbero provocato la morte di almeno 21 persone nel giro di poche ore, come confermato da fonti vicine alle forze filogovernative all’AFP:

14 soldati, 4 combattenti di Fajr Libya e tre donne sono rimasti uccisi oggi a Tajoura.

Le tre donne, ha aggiunto la fonte, sarebbero state uccise accidentalmente da un razzo. Uno portavoce di Fajr Libya, Mohamad Shami, alza invece il bilancio:

32 membri delle forze assalitrici sono stati uccisi. Fajr Libya è ora in pieno controllo di Tajoura e sono ancora in corso piccoli scontri nei pressi di un campo chiamato Campo 101, dove le forze di Fajr Libya hanno circondato gli assalitori.

Libia, Gentiloni: "Stabilizzare la Libia per bloccare il traffico illegale di migranti"

Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha rilasciato un'intervista a Radio 24, dove si è soffermato sulla situazione libica.

Per il titolare della Farnesina, non si devono lanciare allarmi infondati sul rischio terrorismo, connettendo il problema all'arrivo dei migranti: "al momento non ci sono informazioni di intelligence su rischi terrorismo legati all'arrivo dei barconi". Tuttavia, ha precisato che la vigilanza delle autorità italiane rimane alta.

Per risolvere il problema emigrazione, l'unica via rimane quella di "stabilizzare la Libia", solo così sarà possibile colpire in maniera efficace le organizzazioni del traffico illegale.

Libia, Mediatore Onu: "Possibile governo di unità nazionale entro la settimana"


15.00 - Il mediatore delle Nazioni Unite per la Libia, Bernardino Leon, arrivando all'incontro con i sindaci delle città libiche a Bruxelles, si dimostra ottimista.

Il diplomatico spagnolo ha dichiarato: "Le cose progrediscono bene [...] c'è una possibilità di formare un governo di unità nazionale entro la fine della settimana". Inoltre, Leon ha annunciato che tra Misurata e Zintan "è già cominciato lo scambio di prigionieri".

23 marzo - La responsabile Pesc, Federica Mogherini, è intervenuta sulla Libia prima dell'incontro dei 34 sindaci e leader locali del paese nord africano. Il summit si svolge nell'ambito del dialogo guidato dalle Nazione Unite, ospitato oggi e domani a Bruxelles.

L'ex ministro degli Esteri italiano ha dichiarato: "gli interventi militari non sono la soluzione". Inoltre, Mogherini si è soffermata sull'importanza della creazione di un "governo di unità nazionale". Tale circostanza, a suo avviso, favorirebbe la nascita di un fronte comune tra le fazioni libiche, decise a "combattere insieme il Daesh".

21 marzo - Dopo l'annuncio di ieri del governo di Tobruk, che ha parlato dell'imminente liberazione di Tripoli con una campagna militare, il portavoce delle Nazioni Unite in Libia Bernardino Leon, con dichiarazioni molto dure atte a smontare il trionfalismo dell'interlocutore libico:

"Le attività militari sul terreno sono inaccettabili e le dichiarazioni arrivate nelle ultime ore da responsabili libici rappresentano una seria minaccia che condizionerà il negoziato [...] appello a interrompere queste azioni [...] avranno un impatto non solo sul negoziato ma sulla vita dei cittadini libici"

20 marzo - Il presidente del Consiglio europeo, Danald Tusk, è intervenuto sulla Libia dopo il vertice dei capi di Stato e di governo dell'Unione Europea. Da Bruxelles, il politico polacco ha ribadito che "la Ue è impegnata a sostenere la transizione in Libia e la mediazione dell'Onu per una tregua immediata e un impegno per un governo di unità nazionale".

Secondo Tusk, l'azione diplomatica della Ue ha il compito di "continuare i colloqui con i partner del vicinato mediorientale". A tale riguardo, ha annunciato un suo viaggio nella regione, precisando di aver invitato la la responsabile Pesc, Federica Mogherini, a unirsi a lui nella visita in Tunisia, Malta e Italia.

19 marzo - Il portavoce dello Stato maggiore delle forze armate libiche, il colonnello Ahmed el-Mesmari, citato da fonti informate riportate dall'Ansa, ha riferito che "combattimenti" contro le milizie di Fajr Libya "sono in corso a sud di Az-Zawiyah", a circa 30 chilometri a ovest di Tripoli.

Le forze di Tripoli hanno annunciato anche di aver ripreso il controllo di Nawfaliya, un piccolo centro libico a est di Sirte, conquistato dal Califfato di Derna a febbraio e bastione jihadista lungo fascia costiera. L'attacco di ieri nella vicina Tunisia sembra infatti aver impresso una stretta nei combattimenti, che da tutte le parti sembrano essersi inaspriti ed intensificati.

14 marzo 2015 - Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, in Egitto per intervenire al forum economico di Sharm El Sheikh, a margine del proprio discorso, ha approfittato della domanda di un giornalista per parlare della delicata situazione in Libia:

Ci sono sensibilità diverse nella comunità internazionale, ma non c’è nessun dubbio che occorra lottare con decisione e determinazione contro il terrorismo. La minaccia è evidente in ciò che è accaduto nelle ultime settimane. […] Ci sono sensibilità diverse ma mi pare di poter dire che c’è condivisione ampia sulla necessità di un intervento rilevante in Libia, da realizzare a partire da sforzi diplomatici dell’Onu.

E, ancora:

La priorità della comunità internazionale è intervenire in Libia prima che le milizie dell’Isis occupino in modo sistematico non solo piccoli e sporadici luoghi ma una parte del Paese.

Poi, sempre senza mezzi termini, il Premier ha precisato:

Lo sforzo dell’inviato dell’Onu Bernardino Leon per fare sedere allo stesso tavolo rappresentanti di Tripoli e di Tobruk non può e non deve fallire perché non esiste, al momento, un piano B sulla crisi libica.

Libia, il generale Haftar: "Via l'embargo sulle armi, combattiamo anche per voi"

10 marzo - Il generale Haftar, capo delle forze armate libiche, chiede aiuto all'Italia affinché convinca l'Unione Europea a togliere l'embargo sulle armi, dando loro la possibilità di armarsi e combattere gli estremisti: "A Renzi chiedo di convincere la comunità internazionale a rimuovere l'embargo sulle armi e di aiutarci a combattere per una Libia libera dagli estremisti. Stiamo combattendo anche per voi e se dovessimo fallire il prossimo obiettivo dei terroristi sarebbe l'Italia. Non possiamo formare un governo di unità nazionale, perché equivarrebbe a rendere vano ogni tentativo di mantenere la Libia un paese democratico".

1° marzo - Secondo il sito Alarabya che cita fonti locali, gli uomini dello Stato Islamico avrebbero lasciato la città di Derna, in Cirenaica. I miliziani avrebbero abbandonato la città a bordo di automezzi e si sarebbero diretti verso la vicina regione montagnosa di Ras Helal. L’abbandono della città sarebbe confermato dal fatto che tutti gli edifici prima occupati dai miliziani sono attualmente vuoti. In autunno, la conquista di Derna era stata considerata come il primo passo per la conquista della Libia da parte delle truppe legate allo Stato Islamico, tanto che era stato proclamato un Califfato di Derna. Inoltre fonti militari libiche sostengono che nel corso di raid compiuti questa notte siano stati distrutti alcuni siti del gruppo islamico Ansar Al Sharia.

26 febbraio - Jens Stoltenberg, segretario generale della NATO, ha dichiarato questa mattina che il Patto Atlantico è pronto ad intervenire in Libia qualora la situazione generale lo richiedesse. Una situazione generale, quella del paese nordafricano, che preoccupa l'Alleanza sopratutto per gli innumerevoli migranti che sarebbero pronti a nuovi viaggi della disperazione verso l'Europa.

Questa mattina Stoltenberg si è incontrato a Roma con il Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi, il quale da giorni sottolinea la centralità del ruolo italiano nella risoluzione dell'ennesima crisi libica: una centralità ancora tutta da accertare, nei fatti, ma che certamente a livello geografico è innegabile.

Per questo motivo Stoltenberg ha spiegato che la base aerea di Sigonella sarà la base dalla quale partiranno i droni ricognitivi che avranno il compito di sorvolare i cieli della Libia e fotografarne le zone più critiche.

I droni sui cieli libici saranno solo l'inizio: dal prossimo anno infatti, ha spiegato il segretario NATO, la base aerea siciliana sarà protagonista per la flotta di droni da ricognizione sul Mediterraneo.

"L'Italia attribuisce grande importanza alla Nato ed è uno dei principali contributori. Oltre all'attenzione su dossier più caldi noi abbiamo posto l'attenzione a temi come il Mediterraneo e segnatamente la Libia. [...] Noi crediamo che si debba partire dall'esperienza del governo di Tobruk e auspichiamo che gli sforzi dell'Onu vadano nella direzione di arrivare ad una pace sostenibile partendo da un governo eletto democraticamente".

ha dichiarato a fine dell'incontro Renzi.

Libia, verso i negoziati per contrastare gli islamisti

23 febbraio 2015, ore 11.27 - Stando a quanto riferisce il quotidiano algerino El Khabar le milizie di Misurata e quelle di Zintan, le principali forze armate regolari in campo sulla scena libica, avrebbero raggiunto un accordo preliminare per uno stop ai combattimenti nell'ovest della Libia.

L'ipotesi è di una pacificazione dell'area ad ovest del paese nordafricano, così da poter concentrare le forze sull'est della Libia, stringendo i jihadisti in una "morsa" grazie all'aiuto egiziano. Secondo quanto riportano i media internazionali giovedì prossimo a Rabat, in Marocco, i governi di Tripoli e Tobruk dovrebbero incontrarsi per riprendere il dialogo interrotto bruscamente con il sangue versato nelle ultime settimane.

Nel frattempo si sollevano dubbi sull'autenticità del video dei jihadisti nel quale si mostra la decapitazione di massa di 21 egiziani di religione cristiana: secondo un gruppo di analisti esperti le immagini sarebbero state girate in uno studio e montate ad arte grazie ad una postproduzione di alta qualità. Gli analisti mettono in dubbio la veridicità della scena e non dei fatti in quanto tali.

"Stato Islamico, provincia Cirenaica" rivendica gli attentati a Qubbah

16:38 - Il gruppo che si definisce Stato Islamico, provincia Cirenaica ha rivendicato gli attentati con le autobombe che hanno ucciso 47 persone e ferito un'altra settantina. Attraverso una dichiarazione diffusa via Internet i miliziani che si dicono fedeli all'Isis sostengono che gli attentati di oggi siano una vendetta per "il massacro di musulmani nella città di Derna" ossia le decine di morti dovute ai raid aerei che ci sono stati tra il 15 e il 16 febbraio come risposta all'uccisione di 21 ostaggi egiziani.

14:50 - Nei tre attentati, che avevano come obiettivo alcune strutture considerate strategiche dai jihadisti, sarebbero morte decine di persone: sarebbero 47 i morti confermati, 80 i feriti; Sirte resta saldamente in mano ai jihadisti, dove controllano ospedali, edifici pubblici e persino qualche quotidiano: i jihadisti avrebbero addirittura imposto un coprifuoco alla popolazione. Gli attacchi sembrano essere una risposta ai raid aerei condotti dall'Egitto contro obiettivi dello Stato islamico a Derna.

I due governi libici intanto, a Tripoli il primo e a Tobruk il secondo (riconosciuto) continuano le schermaglie, impedendo di fatto l'inizio di un dialogo comune per affrontare il pericolo jihadista.

11:55 - Il presidente del Parlamento libico Aguila Saleh ha confermato che sono morte almeno 25 persone a causa dell'esplosione di alcune autobombe nella città di Derna, vicino a Qubbah, nell'Est della Libia.
Ad Al Arabiya Saleh ha detto che le bombe hanno colpito un distributore di benzina vicino a un edificio governativo e si tratterrebbe di una ritorsione contro i bombardamenti egiziani su obiettivi dello Stato Islamico in Libia.

Venerdì 20 febbraio 2015 - A Parigi oggi si riuniscono i ministri degli Esteri di sette Paesi europei (quelli del gruppo MED) per discutere della situazione in Libia e dell'emergenza migratoria. Ci sarà anche il ministro italiano Paolo Gentiloni.

Minacce dell'Isis a Roma via Twitter


Giovedì 19 febbraio 2015

20:00 - Sul sito dell'Ansa è apparsa la notizia del rapimento di 12 egiziani a Tripoli, in Libia. Al momento non ci sono ulteriori informazioni a riguardo, tranne che il consigliere della Procura amministrativa, Jabril, avrebbe dichiarato che tra le persone sequestrate ci sarebbero due dei suoi fratelli. Il funzionario ritiene che gli uomini siano stati rapiti da milizie islamiste. Lo scorso fine settimana, 21 copti egiziani sono stati giustiziati a Sirte da una cellula locale dell'Isis dopo essere stati rapiti a gennaio.

19:47 - Sulla pagina Twitter ufficiale di Site, principale sito di intelligence e di monitoraggio del jihadismo sarebbe comparso questo tweet:


"Stiamo arrivando a Roma" (#We_ Are_Coming_O_Rome). Questo è il nuovo hashtag su Twitter creato dai jihadisti dell'Isis, secondo quanto riferisce la direttrice di Site, Rita Katz. Nel tweet postato da Site i jihadisti rilanciano poi la loro minaccia: "L'Isis a Roma, con la volontà di Dio". Appaiono inoltre foto che mostrano lunghi convogli di mezzi armati e carichi di militanti col passamontagna e le bandiere dello 'Stato islamico'.

10:57 - Le notizie che parlano di azioni di terra e di un raid su Derna da parte dell'esercito egiziano in territorio libico non sarebbero in alcun modo confermate: secondo informazioni battute unicamente dai media italiani (e che vengono riprese a livello internazionale, come accade per International Business Times che cita una notizia mai confermata battuta dall'Ansa) i raid egiziani e le azioni di terra sarebbero già una realtà in territorio libico da almeno 20 ore. In verità queste sono informazioni non confermate anzi, cercando di verificarle sono più le smentite che le conferme: sul sito egiziano El Watan si riporta unicamente la notizia del raid su Derna (a dire il vero si riposta la notizia sui costi di quel raid, ma non del raid in quanto tale: una scelta editoriale quantomeno curiosa). Secondo la giornalista Laura Cappon, che si trova al Cairo ed afferma di aver verificato tutte le notizie, ieri non ci sarebbe stato non solo alcuna incursione di terra ma nemmeno alcun raid aereo su Derna, "capitale" del califfato libico.

Insomma, l'Egitto non avrebbe effettuato alcuna incursione militare sui cieli libici da lunedì e comunque mai sul suolo libico, almeno dall'inizio della crisi internazionale. Entrando più nel merito della disinformazione che in questo senso percorre i media nazionali stanno facendo (unici, a livello mainstream -Repubblica, Corriere, Ansa, Rai, SkyTg, etc - a dare queste informazioni ai lettori ed al pubblico), il giornalista del Foglio Daniele Raineri ha spiegato su Twitter che la notizia dei nuovi raid egiziani è partita da questo blog, dove si è letto per la prima volta di un incursione egiziana presso Abu Karim Lwahdani. In quell'occasione, si legge da qualche parte, 55 jihadisti sarebbero finiti nelle mani degli egiziani, ma la notizia non è stata confermata in nessun comunicato stampa del governo egiziano nè c'è stata alcuna conferma dal portavoce dell'esercito Mohammed Samir, cosa strana visto che si tratterebbe di un successo militare non indifferente per l'Egitto. Alcune notizie sui bombardamenti egiziani provengono invece da fonti libiche anche ufficiali, come la Libyan Army Forces, che tuttavia risponde al generale Haftar e in passato si sono già distinte per aver diffuso informazioni errate.

Giovedì 19 febbraio 2015 - Come già si era capito da qualche giorno, la possibilità di un intervento militare in Libia da parte delle Nazioni Unite si allontana. E questo per evitare di commettere gli stessi errori che negli anni Duemila l'occidente ha compiuto a ripetizione e per provare la strada della soluzione politica, con l'Italia sempre pronta a candidarsi a un ruolo guida. Il rappresentante italiano del Consiglio di Sicurezza, Sebastiano Cardi, fa sapere che "siamo pronti a contribuire al monitoraggio di un cessate il fuoco e al mantenimento della pace, pronti a lavorare all'addestramento delle forze armate in una cornice di integrazione delle milizie in un esercito regolare e per la riabilitazione delle infrastrutture". Ma concretamente, come potrebbe funzionare una via diplomatica che riporti la Libia alla normalità? Lo spiega Bernardino Leon, rappresentante Onu per la crisi libica: "Serve un accordo politico tra le fazioni che dividono il potere, in modo da arrivare a un governo di unità nazionale. Le distanze tra le parti si possono colmare. In Libia si potrà sconfiggere il terrorismo tramite la determinazione politica e istituzionale di un governo unito, che avrà bisogno di un sostegno forte e inequivocabile della comunità internazionale di fronte alla miriade di sfide in Libia". A sostenere la linea dell'intervento militare, invece, è l'Egitto. Che mentre si teneva la riunione del consiglio di sicurezza di ieri ha continuato a colpire i militanti dello Stato Islamico, uccidendo più di 150 jihadisti e dando il via anche a un'incursione via terra, fino a Derna.

Libia, ultime notizie: chiesta la revoca dell'embargo alle armi


Mercoledì 18 febbraio 2015

23:10 - La Libia, senza mezzi termini, ha chiesto che venga revocato l’embargo della vendita di armi. E’ stato il ministro degli Esteri libico Mohammed al-Dairi a chiederlo al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite:


La Libia necessità di una posizione dalla comunità internazionale che ci aiuti a costruire una potenzia militare e questo potrebbe avvenire se venisse revocato l’embargo delle armi, così che l’esercito possa ricevere il materiale e le armi necessarie a contrastare questo terrorismo dilagante.

20:30 - Le forze egiziane in Libia hanno confermato non soltanto di aver preso come ostaggi 55 miliziani jihadisti, ma anche di averne uccisi ben 155 nel raid via terra compiuto nella città di Derna. Alla missione hanno preso parte 30 militari delle forze egiziane. 15.00 - In un primo momento le dichiarazioni del ministro Pinotti, rilasciate a Repubblica.it, facevano pensare ad un quasi sicuro coinvolgimento di Romano Prodi nella vicenda della Libia. Il ministro, a tale riguardo, ha detto: "Romano Prodi conosce molto bene la situazione in Libia. È una persona che per esperienza politica e per quello che sta vivendo conosce perfettamente l'Africa. Ha rapporti con Russia e Cina. Per la sua esperienza politica ha una conoscenza della situazione, e ha anche creato legami internazionali che potrebbero essere utilissimi. Penso che Romano Prodi sarebbe una figura centrale [...] Siamo consapevoli della necessità di salire di livello. Le scelte sugli uomini saranno scelte condivise". Tuttavia, questa presa di posizione, senza essere concertata in ambito Onu, suonava poco "garbata" nei confronti di Bernardino Leon (dal settembre scorso inviato speciale delle Nazioni Unite per la Libia). Per questo motivo, qualche ora dopo, è arrivata la parziale marcia indietro del ministro su Twitter. E' la seconda "svista" della Pinotti in pochi giorni, dopo l'annuncio, tramite stampa, di un possibile intervento militare nel paese nord-africano.


13:15 - Il ministro della Difesa Roberta Pinotti è intervenuta sulla questione libica a poche ore dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, specificando che si potrà intervenire solo se ci sarò l’ok dalle Nazioni Unite, ma sottolineando l’urgenza degli interventi:

La convocazione del Consiglio di sicurezza dell'Onu, che chiedono Francia ed Egitto, è una cosa che l'Italia ha sostenuto con forza. Perché senza un quadro di legittimità internazionale l'intervento per dare una mano alla Libia non ci può essere. Quello che sta facendo l'Italia è premere con i propri interlocutori sul fattore tempo. Non possiamo lasciar passare dei mesi così.

13:00 - L’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, oggi senatore a vita, ha commentato pubblicamente l’informativa di Gentiloni sulla Libia, sottolineando come sia stato commesso un grosso errore dopo la cattura e la morte di Gheddafi, quando l’Europa non si è interessata alla situazione nel Paese:

Anche la più ampia legittimazione internazionale non esclude che si possano commettere errori e l'errore più grande è stato il disimpegno dell'Ue nella fase successiva a Gheddafi. Oggi il quadro e' ancora più complicato.

11:10 - Oggi, nel corso dell’Udienza Generale del mercoledì, è arrivato anche l’appello di Papa Francesco:

Vorrei invitare ancora a pregare per i nostri fratelli egiziani che tre giorni fa sono stati uccisi in Libia per il solo fatto di essere cristiani. Il Signore li accolga nella sua casa e dia conforto alle loro famiglie e alle loro comunità. Preghiamo anche per la pace in Medio Oriente e nel Nord Africa, ricordando tutti i defunti, i feriti e i profughi. Possa la Comunità internazionale trovare soluzioni pacifiche alla difficile situazione in Libia.

11.00 - A poche ore dal Consiglio di sicurezza Onu di oggi, l’Egitto continua ad attaccare l’area in cui si trova l'autoproclamato Califfato di Derna. Dopo i raid aerei, il Paese ha compiuto un’incursione via terra proprio a Derna, catturando - lo riferiscono i media egiziani - 55 membri del Daesh.

Intanto il Telegraph rivela di essere in possesso di documenti riservati - lettere scritte presumibilmente dai jihadisti dello Stato Islamico - che confermerebbero l’intenzione dei jihadisti che si trovano in Libia di infiltrarsi tra i migranti che attraversano il Mediterraneo e attaccare così le navi che accorrono a prestare soccorso e le città del Sud Italia che accolgono gli stessi migranti.

Il documento sarebbe stato scritto da un propagandista dello Stato Islamico, lo stesso che si occuperebbe di reclutare terroristi online.

Libia, Gentiloni alla Camera: "Il Tempo non è infinito. Serve soluzione politica"


Mercoledì 18 febbraio 2015 - Il Ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, sta riferendo alla Camera sulla Libia. Il titolare della Farnesina ha dichiarato: "Mentre il negoziato muove i primi passi, la situazione in Libia si aggrava. Il tempo non è infinito e rischia di scadere presto, pregiudicando i fragili risultati raggiunti". Ed ha aggiunto: "In Libia è evidente il rischio di saldatura tra gruppi locali e Daesh".

Sul Consiglio di sicurezza Onu di oggi, Gentiloni ha detto: "ci attendiamo la presa di coscienza al Palazzo di vetro della necessità di raddoppiare gli sforzi per favorire il dialogo politico".

Si rende noto, inoltre, che Gentiloni ha avuto ieri un colloquio telefonico con il Segretario di Stato americano, John Kerry. La discussione tra i due ha avuto come oggetto l'evoluzione della crisi nel paese nord-africano.

Elio Vito di Forza Italia, pur evidenziando una scarsa lealtà dell'esecutivo nei confronti delle opposizioni, ha detto che il suo gruppo è disponibile a sostenere un eventuale intervento militare. Di tutt'altro avviso Alessandro Di Battista del Movimento 5 Stelle, che ha respinto con decisione qualsiasi possibilità di azione bellica in Libia.

Intanto l'Egitto, dopo aver bombardato per due notti di fila le postazioni jihadiste in territorio libico, esorta la comunità internazionale ad unirsi ai raid, mentre l'Occidente chiede unito una soluzione politica.

Libia: domani il Consiglio di Sicurezza Onu. Governo al lavoro per soluzione internazionale


18:32 - Secondo quanto riporta l'Ansa il Consiglio di sicurezza dell'Onu si riunirà domattina per una seduta pubblica dedicata alla Libia, nel corso della quale il ministro degli esteri egiziano Sameh Shukri riferirà sulla situazione.

Questa sera alle ore 20 si riunirà a Roma, al Ministero dell'Interno, il Comitato nazionale per l'Ordine e la Sicurezza: il ministro Angelino Alfano ha posto all'ordine del giorno l'attuazione del piano di impiego del contingente di 4.800 militari per la vigilanza di siti e obiettivi sensibili, anche se la posizione ufficiale del governo Renzi resta cauta dopo che questa mattina il governo si è impegnato per lavorare ad una soluzione internazionale presso il Consiglio di Sicurezza.

Secondo quanto scrive oggi pomeriggio il giornale online Lybia Herald i miliziani islamisti libici avrebbero rapito altri 35 cittadini egiziani, prevalentemente contadini e manovali prelevati con la forza in diversi punti del paese nordafricano.

15:38 - Mentre il governo cerca in ogni modo di trovare un punto sulla Libia e rafforzare il proprio ruolo internazionale in una ipotetica coalizione anti-jihadisti (domani si riunirà il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite) il ministro dell'Interno, Alfano, ha convocato alle ore 20.00 al Viminale il Comitato Nazionale per l'Ordine e la Sicurezza pubblica.

Secondo quanto riporta Rai News all'ordine del giorno del Comitato, informa il ministero, anche l'attuazione del piano di impiego del contingente di 4.800 militari - appartenenti alle Forze Armate - nei servizi di vigilanza a siti e obiettivi sensibili. Il contingente assicurerà, in forma ampliata, la prosecuzione dell'operazione "Strade sicure" anche in relazione alle nuove esigenze contro il terrorismo.

Nel frattempo continuano ad accendersi polemiche attorno la linea adottata da Palazzo Chigi (attendista per il momento, dopo le dichiarazioni di Renzi di ieri tardo pomeriggio in direzione PD): Giovanni Toti, consigliere politico di Forza Italia, ha usato parole piuttosto dure per descrivere, polemicamente, l'attività del governo:

"Al termine della conferenza di Monaco, quando le potenze alleate cedettero alle pretese di Hitler, Churchill profetizzò così: 'Potevano scegliere tra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore e avranno anche la guerra'. Questo torna alla mente oggi assistendo alla retromarcia del nostro governo che ore dopo,per bocca del premier,invoca improbabili soluzioni diplomatiche"

Nel frattempo, anche il vescovo di Tripoli Giovanni Martinelli è intervenuto, telefonicamente, all'agenzia stampa Fides, dicendosi intenzionato a non abbandonare la città libica:
"Siamo rimasti in pochi, solo un bel gruppo di filippini, è per loro che sono rimasto. [...] Si tratta soprattutto di personale infermieristico, in prevalenza donne, che ha deciso di rimanere perché le necessità sanitarie della popolazione sono in crescita. [...] Al momento la situazione è calma, ma non sappiamo quale sarà l'evoluzione. Comunque, come ho più volte ribadito, finché rimarrà un solo cristiano qui, io rimango. Sarà quello che Dio vuole, Inshallah."

13:16 - In un incontro a palazzo Chigi tra Matteo Renzi, Angelino Alfano, Roberta Pinotti e Paolo Gentiloni si è fatto il punto sull'emergenza libica di qeuste ore.

Nel vertice c'è stata occasione per tracciare nuovamente la linea che seguirà il governo: palazzo Chigi afferma che l'ipotesi è di coinvolgere appieno la comunità internazionale, le Nazioni Unite, per una presa di coscienza piena e l'identificazione di soluzioni condivise per la Libia.

Nel frattempo Salah al-Bardawil, dirigente del movimento islamico palestinese Hamas, secondo quanto riporta il sito di Palinfo, avrebbe espresso la propria censura per i movimenti in atto della comunità intarnazionale, bollando un possibile intervento in Libia come sbagliato:

"Alcuni paesi come l'Italia che stanno adducendo pretesti, come la lotta al terrorismo, per intervenire negli affari interni libici [...] Respingiamo questo intervento e lo consideriamo una nuova crociata contro i paesi arabi e musulmani".

Nel frattempo non si placa l'ondata di sbarchi sulle coste italiane con il centro d'accoglienza di Lampedusa ormai al collasso.

Secondo quanto scrive l'AdnKronos con l'ultimo sbarco, di 265 profughi, salgono a 1.215 i migranti ospiti della struttura di Contrada Imbriacola che ha solo 250 posti letto disponibili.

Martedì 17 febbraio 2015, ore 09:43 - A Derna, roccaforte islamista in Libia e "capitale" dell'autoproclamato Califfato di Derna, la situazione continua ad essere ad altissima tensione: da ieri sera l'aviazione egiziana ha portato a termine altri sette raid aerei su alcune posizioni militari jihadiste, un'azione che avrebbe provocato "decine di morti" tra gli islamisti.

È la seconda notte di fila che l'Egitto bombarda le postazioni jihadiste in territorio libico, un atto che lo stesso governo libico definisce come illegittimo: per questo motivo il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi si è appellato, questa mattina, al Consiglio di sicurezza dell’Onu:

"Bisogna adottare subito una risoluzione per un intervento internazionale in Libia".

Domani in Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite la Libia sarà (nuovamente, a distanza di appena 4 anni) l'argomento protagonista dell'agenda dei grandi del mondo: già mercoledì pomeriggio potrebbe nascere una coalizione internazionale per intervenire, in base all'articolo VII della Carta dell'0nu, sul suolo libico: dopo il colloquio telefonico tra i presidenti Abdel Fattah al Sisi e Francois Hollande, e mentre il ministro degli esteri egiziano Sameh Shukri è in volo per New York, sembra che tra Parigi e Il Cairo le posizioni possano coincidere perfettamente. Secondo quanto riporta La Stampa della coalizione internazionale potrebbero far parte Italia e Francia, ma anche Gran Bretagna, Germania, Spagna, Malta e forse altri.

Renzi: "Servono buon senso e saggezza"


Lunedì 16 febbraio 2015

18:40 - Nel corso della riunione di Direzione del PD il premier Matteo Renzi, in veste di segretario del partito, ha parlato di quello che sta accadendo in Libia, dopo che questa mattina aveva sentito al telefono il presidente egiziano al-Sisi. Ha definito la questione libica "centrale" e ha ammesso che in queste ultime ore non vi sono stati miglioramenti. Vano ma generoso è stato il tentativo dell'Italia di tenere aperta l'ambasciata . Renzi non nasconde che la situazione sta peggiorando rapidamente:

C'è un deteriorarsi della situazione, ma ci vuole buon senso e saggezza. Non si può passare dall'indifferenza all'isteria. Questo non vuol dire sottovalutare il problema.

Sembra allontanarsi per ora l'ipotesi di un intervento armato. Mentre si fa sempre più urgente, come proposto da Hollande e al-Sisi, una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

16:30 - I raid egiziani sulle città di Derna e Sirte, che da quando si apprende sono stati coordinati con le forze armate della Libia, sono continuati anche oggi. Pesante il bilancio delle vittime, molte delle quali appartenenti all'Isis. Lo conferma un portavoce dell'esercito libico, il maggiore Mohamed Hegazy che ha parlato con il quotidiano di lingua araba Ahram. Sarebbero almeno 64 i miliziani dell'Isis uccisi, tre di loro importanti leader, mentre sono decine i feriti. L'intervento militare dell'Egitto non si fermerà qui e continuerà anche nei prossimi giorni, lo ha confermato il capo dello staff dell'aviazione libica Saqr Al-Geroushi in un'intervista alla televisione Al-Nahar.

15:19 - Il ministro dell'Interno italiano Angelino Alfano ha convocato una riunione al Viminale per discutere di immigrazione e terrorismo dopo i recenti fatti avvenuti in Libia. Alfano dunque non partirà per Napoli dove era atteso a un Comitato per l'ordine e la sicurezza.

15:00 - Fonti libiche riferiscono che è in corso il terzo raid di aerei egiziani contro le postazioni dell'Isis in Libia. Nei primi due raid, avvenuti tra la scorsa notte e stamattina, sarebbero state uccise decine di jihadisti.

12:33 - Il Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi ha parlato oggi al telefono con il Presidente Egiziano Abd al-Fattah al-Sisi, come si evince da un post pubblicato su Instagram da Filippo Sensi, portavoce del Premier.
Da fonti di Palazzo Chigi si apprende che durante il colloquio telefonico Renzi e al-Sisi hanno parlato della lotta al terrorismo e in particolare della situazione in Libia e dei passi politici e diplomatici da fare, nell'ambito del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, per riportare sicurezza e pace nel Paese. Renzi ha espresso ad al-Sisi cordoglio e solidarietà per le vittime dell'Isis in Libia. Giovedì il governo riferirà in Parlamento.




Al telefono con il Presidente egiziano al-Sisi #cosedilavoro


Una foto pubblicata da Nomfup (@nomfup) in data:


 

11:42 - Anche Papa Francesco ha espresso la sua tristezza per l'uccisione dei ventuno cristiani copti in Libia per mano dell'Isis. Il Santo Pontefice ha parlato in occasione di un incontro con una delegazione della chiesa scozzese guidata dal reverendo Chalmers:

Esprimo il mio sentimento per l'esecuzione dei cristiani copti, assassinati per il solo fatto di essere cristiani. Nella Terra di Gesù il sangue dei nostri fratelli cristiani è una testimonianza che grida, siano cattolici, ortodossi, copti, luterani, non interessa, il sangue è lo stesso.

10:31 - La tv Al Arabiya ha riportato le parole di un funzionario libico della Difesa che avrebbe detto che "Egitto e Libia stanno combattendo una guerra". Al Jazeera riferisce che ci sono già stati otto raid aerei egiziani a Derna e almeno cinque morti. Intanto aerei da guerra libici stanno bombardando Sirte e Ben Jawad.

Il Presidente della Francia François Hollande e il Presidente dell'Egitto Abdel Fattah al Sisi ritengono che sia urgente una riunione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU per discutere della situazione in Libia e adottare nuove misure.

10:15 - Questa mattina presto sono arrivati nel porto di Augusta gli italiani evacuati dalla Libia dopo la diffusione del video sulla decapitazione dei 21 copti. Hanno viaggiato a bordo di un catamarano maltese e ora tre autobus delle forze armate li trasferiranno in una struttura militare: prima saranno portati nella base di Sigonella e poi trasferiti in un aeroporto militare (con tutta probabilità Roma Ciampino).

08:25 - Con una nota è arrivata la dura condanna della Casa Bianca in seguito all'uccisione di 21 egiziani cristiani in Libia:

Gli Stati Uniti condannano la spregevole e codarda uccisione di ventuno cittadini egiziani in Libia da parte di terroristi affiliati all'Isis. Porgiamo le nostre condoglianze alle famiglie delle vittime e il nostro supporto al governo e al popolo egiziano afflitti per i loro concittadini. La barbarie dell'Isis non conosce confini, non è vincolata alla fede, dalla setta o dall'etnia. L'uccisione indiscriminata di innocenti è solo l'ultimo di molti atti feroci perpetrati dai terroristi affiliati all'Isis contro la gente della regione, inclusi le dozzine di soldati egiziani uccisi nel Sinai, atti che galvanizzano ulteriormente la comunità internazionale nell'unirsi contro l'Isis.

Gli Stati Uniti fanno riferimento anche alla difficile situazione politica in Libia e, mentre in Italia si discute sulla possibilità di un attacco, auspicano che venga trovata una soluzione politica al problema:
Questo atto efferato ancora una volta sottolinea l'urgente bisogno di una soluzione politica del conflitto in Libia, la cui continuazione avvantaggia solo i gruppi terroristici, Isis incluso. Chiediamo a tutti i libici di condannare questo e tutti gli altri atti terroristici e di unirsi di fronte a questa minaccia crescere. Continueremo a supportato gli sforzi il rappresentante delle Nazioni Unite Bernardino Leon per facilitare la formazione di un governo di unità nazionale e favorire una soluzione politica nel paese.

Lunedì 16 febbraio 2015 - I media egiziani, riportando un il contenuto di un comunicato dell'esercito, riferiscono che l'aviazione dell'Egitto ha colpito obiettivi dell'Isis in Libia con un raid aereo in risposta all'uccisione dei 21 cristiani copti.

21 copti decapitati dall'Isis. Minacce all'Italia


Domenica 15 febbraio 2015

21:02 - È arrivato il "messaggio firmato con il sangue" che fin da stamattina gli uomini dello Stato Islamico in Libia avevano preannunciato. E si tratta del peggior messaggio che si possa immaginare: un nuovo video diffuso dall'Is che mostra la decapitazione di decine di persone in Libia. Si tratta di 21 egiziani copti sequestrati in Libia tra dicembre e gennaio. Le immagini sono state diffuse su Twitter e mostrano gli ostaggi in tuta arancione che vengono sgozzati. Il video al momento si trova su YouTube (verrà rimosso tra pochissimo). Inquietanti alcune parole che si ascoltano nel messaggio: "Prima ci avete visti su una collina della Siria. Oggi siamo a Sud di Roma, in Libia"

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19:35 - Alcuni uomini armati di kalashnikov su un barchino hanno minacciato una motovedetta della guardia costiera che stava soccorrendo un'imbarcazione con migranti a bordo, il tutto è avvenuto a circa 50 miglia da Tripoli. Agli uomini della guardia costiera è stato intimato di lasciare la barca una volta terminato il trasbordo dei migranti, cosa che in effetti avvenuta (va sottolineato che gli uomini che fanno ricerca e soccorso in mare non sono armati). L'imbarcazione su cui si trovavano i migranti è stata quindi lasciata in mare ed è finita nelle mani degli scafisti. Verrà con tutta probabilità usata per nuovi viaggi verso l'Italia.

14:33 - Era l'unica ambasciata occidentale a essere ancora aperta in Libia, oggi invece l'ambasciata d'Italia a Tripoli ha sospeso le sue attività. Il personale è stato temporaneamente rimpatriato via mare. I servizi essenziali saranno comunque assicurati.

13:19 - La nave mercantile con a bordo 150 italiani è partita da Tripoli. È diretta ad Augusta, in Sicilia, dove poi sarà trasferita per altre destinazioni. A fare da scorta alla nave sarà la Marina Militare, che si è da poco ricongiunta con l'imbarcazione. L'operazione di rimpatrio programmata dalla Farnesina avviene sotto la stretta sorveglianza aerea di un velivolo Predator dell'Aeronautica, un drone che controlla lo spazio aereo dove avviene l'imbarco.

11:59 - Non è in corso un'evacuazione, fanno sapere dal ministero degli Esteri, ma una semplice "operazione di alleggerimento dei nostri connazionali". Il che significa comunque che gli italiani stanno rientrando dal paese in preda al caos più totale. È da almeno un paio di settimane che la Farnesina ha pubblicato il "pressante invito" a rientrare in Italia per i nostri connazionali, in seguito al terribile attentato all'hotel Corinthia del 27 gennaio.

15 febbraio - In Italia si discute della possibilità di inviare un contingente di 5mila uomini in Libia per contrastare l'avanzata degli islamisti e gli uomini dello Stato Islamico registrano immediatamente questo cambio di strategia italiano, mettendo il nostro paese al centro del messaggio radiofonico dello Stato Islamico: "Gentiloni dopo l’avanzata dei mujaheddin in Libia ha detto che l’Italia è pronta a unirsi alla forza guidata dalle Nazioni atee per combattere lo Stato islamico". Non si tratta quindi di minacce, ma è certo che l'Italia è ora entrata nel radar dell'Isis, che in Libia continua ad avanzare e la situazione in tutto il paese precipita sempre più velocemente nel caos.

Libia: l'Isis conquista Sirte


14 febbraio 2015 - Anche oggi la situazione in Libia resta fuori controllo, coi jihadisti che proseguono l’avanzata dopo aver preso la città di Sirte. Nelle ultime hanno dato alle fiamme delle stazioni petrolifere a Bahi e Dohra e intimato alle milizie di abbandonare Sirte entro domani. Ne dà conto la stampa locale.

In queste ore sarebbe arrivata anche la conferma dell’uccisione dei 21 ostaggi egiziani rapiti all’inizio di gennaio proprio a Sirte. La conferma è arrivata dalla tv di Stato libica, che ha citato fonti egiziane.

Libia fuori controllo, l'ambasciata italiana: "Lasciate il Paese"


20:25 - Intervistato da SkyTg24 il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha descritto la Libia come "una minaccia" per l'Italia:
"In Libia vi è una minaccia terroristica attiva a poche ore navigazione dall’Italia, 200 miglia marine di distanza. [...] bisogna pensare con le Nazioni Unite a fare qualcosa in più, L’Italia è pronta a combattere, naturalmente nel quadro della legalità internazionale."

ha detto Gentiloni a Sky.

L'avanzata jihadista in territorio libico oramai sembra non avere più freni: espugnata Sirte, gli uomini del Califfato di Derna si sono impossessati anche di una stazione radio locale, Radio Sirte appunto, dalla quale questa mattina hanno fatto trasmettere un messaggio audio del califfo Abu Bakr al-Baghdadi (potete ascoltarlo, in arabo, nel video in testa al post).

Le violenze degli uomini dell'autoproclamato Califfato di Derna (sulla scia del Califfato Daesh in Siria ed Iraq e del Califfato d'Africa di Boko Haram in Nigeria) sembrano ormai non conoscere fine: dopo la decapitazione dei cristiani coopti egiziani di ieri anche il Presidente d'Egitto al-Sisi ha ordinato a tutti i cittadini egiziani di evacuare il paese e ha ordinato la chiusura dell'ambasciata di Tripoli.

Secondo quanto si apprende dalla Farnesina anche l'ambasciata d'Italia a Tripoli ha dato indicazioni ai connazionali di lasciare "temporaneamente" la Libia con effetto immediato, data l'impossibilità di garantire la sicurezza su tutto il territorio libico.

In tal senso, le numerose carrette del mare che in queste ore si stanno intercettando al largo della Libia potrebbero essere solo l'ennesima cartina tornasole della disperazione di chi fugge dalle violenze jihadiste sull'altra sponda del Mediterraneo: gli uomini del Califfato di Derna hanno formalmente preso il controllo di Sirte, a 500 chilometri a est di Tripoli, tanto da istituire il loro quartier generale in un edificio nella zona centrale.

Dopo il messaggio di questa mattina Radio Sirte ha cominciato a diffondere numerosi messaggi del portavoce del Califfato al-Adnani, che ha comunicato la resa di quel territorio al Califfato di Derna: già presenti in Cirenaica, gli affiliati allo Stato islamico hanno di recente preso di mira Tripoli e rivendicato l'attacco kamikaze all'hotel Corinthia del 27 gennaio, durante il quale sono morti almeno 5 stranieri.

Nelle città sin qui conquistate dal Califfato di Derna viene già applicata la Shaaria: sui social network molti jihadisti e civili libici hanno postato numerose fotografie e video nei quali si mostra l'applicazione e l'incentivazione al rispetto della legge coranica.

(in aggiornamento)

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