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PD in crisi, PS francese in guerra: chi si salverà?

Pubblicato: 27 nov 2008 da Giulio Mattioli

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Il Partito Democratico è dilaniato dalle lotte interne, oggi più che mai: dalemiani contro veltroniani, ex margherita contro ex DS. In questi ultimi giorni i vari leader non sono d’accordo neanche sulla partecipazione al corteo per lo sciopero generale CGIL del 12 dicembre.

Il fatto è che la sinistra europea sta male, da tempo, e un po’ ovunque si scanna al suo interno: prendiamo i laburisti inglesi, che forse solo ora escono da anni di dilaniante guerra interna Blair-Brown; o la SPD tedesca, ridotta ai minimi storici dalla grande coalizione con i conservatori della CDU e divisa aspramente tra moderati eredi di Schroeder e sinistra interna, che spinge per un’alleanza con la più radicale “Linke”.

Il caso più interessante in questi ultimi giorni è però quello del PS francese, la cui corsa per la segreteria è stata vinta dalla tradizionalista Martine Aubry sul filo di lana (solo lo 0,04%) contro l’agguerritissima rivale Ségolène Royal, protagonista di una campagna elettorale a dir poco pirotecnica.

Ora la Aubry è stata ufficialmente incoronata segretario dagli organi del partito e le denunce di brogli dei sostenitori della Royal sembrano destinate a cadere nel vuoto: Ségolène tuttavia non ha intenzione di deporre le armi e, in un video rivolto ai suoi sostenitori, si dichiara già in corsa per essere la candidata alla presidenza per il PS nel 2012, preannunciando una lunga guerra di logoramento.

I militanti del partito oscillano tra incredulità e delusione a fronte dell’autodistruzione del partito, e l’unico che sembra gioire è il presidente Nicolas Sarkozy, che non può che trarre vantaggio da un’opposizione così divisa. Qualche déjà vu? E’ impossibile negare che questa vicenda presenta ben più di una somiglianza con quanto sta avvenendo alla sinistra italiana in questi ultimi mesi. Tuttavia c’è una differenza fondamentale, che forse è in grado di discriminare chi tra il PD e il PS sopravviverà e chi invece si avvia a fare una brutta fine.

Infatti, mentre nel Partito Socialista francese la battaglia è a viso aperto, tra linee politiche diverse rappresentate da leader pronti a “metterci la faccia” e a rischiare tutto sul campo della democrazia interna, nel Partito Democratico italiano si ha che fare più che altro con una guerriglia interna mascherata da un unanimismo di facciata.

Coloro che in questo momento più prendono di mira Veltroni sono infatti proprio coloro che alle primarie di un anno fa gli diedero il loro sostegno ufficiale, per poi logorarlo all’indomani della sconfitta elettorale. Quanto ha da guadagnare il PD da una guerriglia sotterranea di questo tipo? Non sarebbe preferibile uno scontro magari aspro, ma aperto, come nel PS francese?

Foto: Latente - Mr. Graffiti, Flickr.

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3 commenti

Commenti dei lettori

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  • unno

    27 nov 2008 - 13:29 - #1
    1 punto
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    Il pd é già bello che defunto, il problema é che faticano a rendersene conto
    l’italia é entrata in una crisi nera e nessuno, con più di 30 anni, percepisce l’opposizione quale alternativa
    Il buco politico che si é venuto a formare é enorme
    CRedo di sapere chi lo riempirà
    Oggi gira una notizia deliziosa, a messina ci sono 340 autisti per 20 mezzi e chiedono soldi, il dramma é che qualsiasi forza politica che speri di essere votata da quelle parti non può far altro che assecondare il malcostume, pena la sconffitta
    E poi tolgono i fondi all’universitàe alla scala

  • Profilo di Vercingetorige

    Vercingetorige

    27 nov 2008 - 13:37 - #2
    0 punti
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    Il problema è che questi signori pensano prima alla cadrega, e poi agli elettori, se ne sbattono altamente dei problemi comuni della gente, quando preferiscono dar spettacolo, mettersi in prima linea, ed aspettare comodamente i voti. Tanto che vincano o perdano, per loro è uguale, basta assicurarsi un posto al governo.

  • unno

    27 nov 2008 - 14:10 - #3
    0 punti
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    Recuperando ricordi d’infanzia, cito il corsaro nero
    Maracaibo cadrà come una pera matura