Grecia: Krugman e i sondaggi premiano il Governo. Syriza vola al 42%

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Il premio Nobel, Paul Krugman, da sempre contrario alle politiche di austerity, si distanzia dalla stampa economica mainstream. Per l'economista, l'accordo stipulato dalla Grecia con l'Eurogruppo e il conseguente piano di riforme presentato dal Governo Tsipras non sono affatto una sconfitta.

In un articolo pubblicato sul New York Times, Krugman sottolinea la differenza tra l'operato dell'esecutivo ellenico e quello degli altri paesi del sud europa, che si sono succeduti negli ultimi anni. Questi "non hanno osato sfidare le estreme richieste dei creditori", mentre Tsipras "ha ottenuto nuova flessibilità per quest’anno [...] I creditori non hanno staccato la spina. Anzi, hanno reso disponibili i finanziamenti per traghettare la Grecia attraverso i prossimi mesi".

In sostanza, Krugman sostiene che la più grande vittoria della Grecia riguarda il surplus dell'avanzo primario:

"Per la Grecia gestire comunque un qualche avanzo – data la depressione dovuta alla crisi e l’effetto di questa sulle entrate – è una conquista considerevole, il risultato di sacrifici incredibili. Nondimeno, Syriza ha sempre avuto chiaro che intende continuare a gestire un modesto avanzo primario. Se siete irritati per il fatto che i negoziati non abbiano offerto spazio ad un rovesciamento completo dell’austerità, ad una svolta verso misure di sostegno delle spesa pubblica di tipo keynesiano, vi era sfuggito il punto centrale"

Ovviamente, l'economista rimarca che questa non è che una prima vittoria nel contesto di una battaglia più ampia contro le politiche economiche espresse nei trattati. In ballo, poi, ci sono ancora molte questioni a cui Syriza dovrà cercare di dare una risposta: le riforme approvate dal governo precedente che non ha potuto cancellare, la ristrutturazione del mercato del lavoro, la politica fiscale. Tuttavia rimane il fatto che, al di là di quel che pensano una certa sinistra irrealistica e le Cassandre della stampa neoliberista, "la Grecia sembra aver interrotto il ciclo di una austerità sempre più brutale".

Un rinnovamento delle ricette economiche dovrà anche essere sostenuto da una mirata strategia politica, che Tsipras nei prossimi mesi dovrà porre in maniera articolata: agendo a livello istituzionale, cercando di costruire alleanze con governi di altri paesi; dialogando con i movimenti sociali ellenici ed europei; provando a gestire l'opposizione interna in maniera intelligente. Di questo avviso, sono anche i due filosofi della politica Etienne Balibar e Sandro Mezzadra che, in un loro articolo apparso su Libération e su Il Manifesto, considerano l'accordo con l'Eurogruppo non un "mezzo fallimento", ma un'opportunità:

"Diceva Lenin che ci sono situa­zioni in cui biso­gna cedere spa­zio per gua­da­gnare tempo. Se appli­chiamo que­sto prin­ci­pio, oppor­tu­na­mente modi­fi­cato, alla valu­ta­zione degli «accordi» di venerdì scorso pos­siamo forse scom­met­tere (con l’azzardo che è costi­tu­tivo di ogni poli­tica radi­cale) sul fatto che il governo greco abbia ceduto «qual­cosa» per guadagnare tempo e per gua­da­gnare spa­zio. Ovvero, per disten­dere nel tempo l’occasione che si è aperta in Europa nella pro­spet­tiva, resa pos­si­bile anche dalle pros­sime sca­denze elet­to­rali in Europa (a par­tire dalla Spa­gna, ma non solo), che altri «spazi» ven­gano inve­stiti e «con­qui­stati» dal pro­cesso poli­tico nuovo di cui si diceva"

Intanto, gli ultimi sondaggi premiano Syriza che si colloca al 42% dei consensi: 16 in più rispetto alle elezioni del 25 gennaio. Aggiungiamo, inoltre, che Tsipras ha una popolarità del 55% contro appena il 13% di Samaras, ex capo del governo di Nuova Democrazia. Percentuali, queste, che danno una certa serenità all'esecutivo per continuare nel lavoro appena incominciato.

Le proteste più dure nei confronti del governo sono arrivate dalla sinistra di Syriza e dal Partito Comunista (Kke). Ma, per il momento, tali reazioni rappresentano una netta minoranza, non in grado di incidere sugli equilibri vigenti.

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