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Al Pd serve il Midas di Bettino Craxi

Pubblicato: 08 dic 2008 da Massimo Falcioni

Il Partito democratico si gioca in queste settimane la sua esistenza e il suo avvenire.

Fra dieci giorni si saprà dalla riunione della Direzione se i capi delle varie correnti interne, pur di mantenere il potere, continueranno a seguire la via della non belligeranza. O se la resa dei conti sarà anticipata affrontando apertamente la questione dello stato del partito e della sua leadership.

Il Pd è in uno stato pre fallimentare, incapace di svolgere la propria funzione di trasformare la società e lo Stato.

Soprattutto nella base serpeggia un malcontento diffuso contro il sottogoverno e la pratica della lottizzazione e ancor più contro la gestione pigra e rassegnata del partito che si addebita a Veltroni.

Pur governando il 70 per cento degli enti locali, il Pidì sta scadendo in una funzione subalterna, non avendo risolto problemi di ordine teorico, politico e organizzativo.

Sono venuti alla luce tutti i nodi della “natura eclettica” della sua formazione, dove sono confluiti, mai amalgamati, scuole e ispirazioni ideologiche diverse e rappresentanze di pragmatismo ideologico che il più delle volte danno origine a degenerazioni. Come dimostra la nuova “questione morale”.

Il partito delle primarie e del Lingotto è irrimediabilmente logorato e il “partito nuovo” non può nascere perché soffocato dall’attuale leadership.

C’è qualcuno pronto a gestire la nuova fase? A conferire una nuova linea generale, un nuovo assetto organizzativo e una rivoluzione dei suoi “quadri”, condizioni necessari per risorgere?

Il partito non ha altra strada se non quella della “rifusione”.

Veltroni ha fatto del partito a “vocazione maggioritaria” solo uno slogan, incapace di tradurlo in politica autonoma di movimento. Prima è rimasto incastrato dalla trappola del Cavaliere, poi si è persino fatto surclassare da Di Pietro, seguendolo sulla sua linea giustizialista e populista e ampliando così lo spazio politico di Berlusconi e di Bossi.

Veltroni ha rinnegato le proprie radici, senza però aggiornare la sua visione.

Adesso nel Pd c’è bisogno di un Midas (la rivolta che il 16 luglio 1976 portò Bettino Craxi e i quarantenni alla guida del Psi), non contro il vecchio (allora Francesco De Martino) ma contro il “falso nuovo” .

Solo così il Partito democratico potrà uscire dal coma.

Non serve fingere di incatenarsi (come ieri ha fatto il sindaco di Firenze Domenici). Le catene, adesso, bisogna spezzarle.

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1 commento

Commenti dei lettori

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  • Profilo di Tesqua

    Tesqua

    08 dic 2008 - 17:06 - #1
    0 punti
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    Il tutto sperando che la generazione dei quarantenni del pd sia migliore di quella del psi di allora…in realta` in questo momento non saprei fare il nome di un segretario che possa risollevare le sorti del pd

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