Jean-Marie Le Pen insiste: "Le camere a gas un dettaglio della Storia"

Jean-Marie Le Pen non si pente delle esternazioni sui campi di sterminio nazisti pronunciate davanti al Europarlamento di Strasburgo nel 2009. Per l'ex leader del Front National, "le camere a gas sono un dettaglio della Storia", lo ha voluto ribadire in un'intervista rilasciata a Bfm-TV. Alla domanda se oggi si sentisse di sottoscrivere quelle affermazioni, l'anziano leader di estrema destra ha replicato: "confermo, credo che sia la verità". Ed ha aggiunto di non essersi "mai pentito".

Sei anni fa, quando Le Pen palesò ancora una volta il suo retroterra culturale, fatto di antisemitismo, nagazionismo e razzismo si scatenò una vera e propria bufera. Il Presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, lo definì apertamente un "vecchio fascista" e tutte le forze politiche (tranne l'estrema destra) usarono parole molto severe nei suoi confronti.

Poi, il Front, passato sotto la guida della figlia Marine, ha fatto un'operazione di "restyling", non senza qualche contraddizione. Ricordiamo che la nuova leader frontista, prima di assumere la guida del partito, si era distinta per posizioni e frequentazioni che confermavano la sua provenienza ideologica. Ancora nel 2012, in occasione del Giorno della Memoria, la Le Pen è stata ospite del Partito della Libertà austriaco a Vienna, in una manifestazione organizzata dalla società neonazista Olympia.

Marine in seguito ha cambiato linea, sostituendo il nemico ebreo con quello arabo-islamico. Seguendo questa nuova impostazione, ha difeso lo scorso anno i raid israeliani a Gaza: "il fondamentalismo islamico sunnita è il vero nemico della Francia. Gli Europei dell'Ovest si trovano nello stessa situazione degli israeliani". Tale svolta ha reso possibile non solo che un piccolo pezzo di elettorato ebraico francese la votasse, ma anche una apertura da parte di Roger Cukierman. Il Presidente delle comunità ebraiche transalpine, in un'intervista del mese passato, ha detto espressamente di non poterle rimproverare nulla.

Tuttavia, Jean-Marie, simpatizzante del Governo di Vichy e fortemente sospettato di aver usato la tortura durante la Guerra di Algeria, non rinnega nulla. La nuova strategia politica inaugurata da Marine non l'ha mai digerita e non ha mancato di sollevare costantemente polemiche: dalla richiesta di chiusura di Charlie Hebdo all'antisemitismo. Le continue provocazioni hanno indispettito la leader del Front che è stata costretta a dichiarare, nel febbraio scorso, che suo padre "è fuori dalla linea del partito".

A noi, però, viene un dubbio. Sappiamo che una parte dell'elettorato frontista è ancora incline, se non a sbandierare, quantomeno ad approvare tacitamente un certo antisemitismo. Dunque, non è escluso che le polemiche padre-figlia non abbiano una sorta di convenienza per entrambi.

Forse è il caso di constatare che lo scontro mediatico tra vecchia e nuova generazione, lungi dal favorire una sana dialettica, crea piuttosto l'impressione che il Front sia la casa comune di nazionalisti, razzisti e "identitarsiti" di ogni specie. Come dire: dagli islamofobi agli antisemiti, dagli ecologisti ai protezionisti del secolo scorso, dai tradizionalisti ai (finti) modernisti, dagli omofobi ai gay (è di oggi la notizia che Matthieu Chartraire, Mister Gay di Francia vota Front) c'è spazio per tutti.

Tutti insieme coltivano l'ambizione di vincere e di prendersi la Presidenza. Ovviamente il patto virtuale ha un vincolo non dichiarato, quello di non mettere mai radicalmente in discussione il neoliberismo. Al massimo il Front può permettersi di promettere che ne conterrà qualche effetto, "in maniera regressiva" (avrebbe detto qualcuno).

Jean-Marie Le Pen

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