Renzi: Italicum, o il governo cade

Il presidente del consiglio a Otto e mezzo: si parla di legge elettorale e non solo. La solita retorica

È un Matteo Renzi in versione avanspettacolo, quello che si propone questa sera a Otto e Mezzo, almeno stando a quel che si legge dalle prime indiscrezioni che trapelano da chi può assistere alla registrazione della puntata. Tanto per cambiare, verrebbe da dire.

Il Presidente del consiglio, secondo la diretta anticipata dall'Huffington Post Italia, avrebbe avuto una frecciata anche per Pierluigi Bersani (che, come i nostri lettori ricorderanno, non è stato invitato alla prossima festa dell'Unità di Roma):

«Bersani ha ragione, giustissimo chiamarlo, hanno chiamato i ministri e non gli ex segretari. Noi lo andiamo a prendere in macchina, così non va a piedi».

Quanto alle recenti critiche di Prodi e Enrico Letta, ecco il Renzi tranchant:


«[Prodi e Letta] Hanno due libri in uscita, rispetto le necessità di promozione editoriale»

Il solito atteggiamento da guascone che piace tanto a chi, oggi, si definisce renziano convinto.

Ma è nel merito politico che le cose si fanno interessanti. Ammesso che di merito politico si possa parlare.

Perché visto che tocca affrontare il tema della legge elettorale, già che c'è Renzi ne approfitta per il suo bravo colpo di scena sull'Italicum. Riportiamo sempre il virgolettato dell'Huffington, con tanto di consecutio violentata:

«Se non passa l'Italicum, credo proprio che il governo cade. Se il governo, nato per fare le cose, viene messo sotto allora vuol dire che i parlamentari dicono: andate a casa. Non sono per tenere poltrona aggrappata alle terga».

Solita scommessa renziana. Il passaggio dell'Italicum è praticamente scontato, nonostante le defezioni. E se per qualche motivo recondito la legge elettorale dovesse essere bocciata, allora la caduta del governo sarebbe una conseguenza naturale.

Italicum Matteo Renzi

E quindi non ci sarebbe nemmeno bisogno di parlarne in televisione, giusto? No, con Renzi non è giusto. Perché questo gioco dell'andare a casa se non si fa come dice lui fa parte integrante della sua narrazione, del suo spettacolo politico, del suo modo di commercializzare il messaggio, distraendo il pubblico dal messaggio stesso – spesso inesistente – per concentrarlo sulle frasi ad effetto.

Una comunicazione fatta di sovrastrutture che nascondono i significati, che li modificano attraverso l'uso di significanti messi insieme uno accanto all'altro a piacere. È una neolingua, quella renziana, che va al di là della comunicazione pubblicitaria e che sconfigge qualsiasi tentativo di utilizzare il buon senso e il ragionamento approfondito, perché scandisce una realtà parallela a colpi di frasi ad effetto che possono farsi largo in centoquaranta caratteri o poco più.

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