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Caso Battisti: quando i conti col passato non si chiudono mai?

Pubblicato: 15 gen 2009 da V.

Commenti dei lettori

battisti brasile estradizione

Ieri Luca ha scritto un pezzo interessante sulla vicenda di Cesare Battisti: uno dei punti su cui secondo me sarebbe adeguato scrivere però, è la logica che vive sotto tutto questo. Sotto una caccia all’uomo che perdura da decenni, quando l’Italia è il Paese che meno ha fatto e sempre meno farà i conti col passato del pianeta. Idoli o eroi? Non ci servono. Servono nemici.

Partiamo da lontano: al termine della seconda guerra mondiale Italia e Germania devono fare i conti con una guerra persa e delle idee sconfitte dalla Storia. Denazificazione e defascistizzazione però, andarono un pò diversamente

il fallimento dell’epurazione (in Italia, ndr) fu determinato da una scelta politica oppure no? La storiografia ha a lungo sostenuto la tesi che la mancata epurazione in Italia era stata il frutto di una precisa volontà politica dei partiti moderati, i quali, d’accordo con i governi angloamericani, avevano optato per una continuità dello Stato e dell’apparato burocratico del periodo fascista

C’era di mezzo una guerra persa, un paese di macerie, qualche milione di morti. Che altro? Un’alleanza con un regime che aveva macchinato una cosa da niente: un olocausto. Tutti motivi apparentemente validi per voltare pagina - o strapparla, quella pagina - cosa che non avvenne. In Italia i conti col passato non si fanno, e restiamo il Paese del rimosso, del trauma mai affrontato, mai elaborato e che resta l’unico peccato originale esteso a tutti, laici e cattolici, bestemmiatori e baciapile, atei e devoti.

L’inseguimento intercontinentale di Battisti - o negli anni passati, la caccia a Marina Petrella - si inseriscono non nell’opposto del quadro che vi ho esposto qui sopra, cioè “Noi i conti col passato li facciamo, e non facciamo sconti, è gente che deve pagare”. No: si inseriscono in una strategia molto diversa. Quella di una pura operazione di marketing, come noto, materia in cui la Verità è evanescente come bollicine Ferrarelle e altrettanto impalpabile.

Quale strategia c’è dietro dunque? Quella, in un periodo di crisi, di paure generate ad usum elettorale (i reati nel 2008 sono diminuiti ovunque, qui il Corriere vi racconta di Milano, ma è stata la stessa cosa ovunque, e ve lo racconta questa query su google) di legittimare oltremisura più che le forze dell’ordine, uno Stato forte, duro, inflessibile.

Uno Stato in cui più che farli davvero i conti col passato - alludo a sciocchezzuole come piazza Fontana, la strategia della tensione, la P2, giusto per procedere a botte di associazioni mentali random - si prende un nemico, un singolo, neanche un gruppo intero, e lo si usa per generarne altra, di paura. Paura di cosa? Dei comunisti, dei cosacchi che si abbeverano in San Pietro, del terrore rivoluzionario pronto a risorgere. Non posso ragionevolmente credere che nel 2009 vi sembrino possibilità realistiche.

Il caso Battisti poi - sul link trovate una serie di faq di Valerio Evangelisti uscite su Carmilla qualche tempo fa - perchè viene sbandierato tanto? Perchè è perfetto per essere spettacolarizzato davanti alle masse. C’è Torregiani per esempio, il figlio del gioielliere, un uomo purtroppo su una sedia a rotelle, ma che non fu colpito da Battisti. Ma dal padre:

Eppure è stato fatto capire che Cesare Battisti abbia ferito uno dei figli adottivi di Torregiani, Alberto, rimasto poi paraplegico.
E’ assodato che Alberto Torregiani fu ferito per errore dal padre, nello scontro a fuoco con gli attentatori.
Eppure, di tutti i crimini attribuiti a Battisti, quello cui si dà più rilievo è proprio il caso Torregiani.
Forse si prestava più degli altri a un uso “spettacolare” (si veda l’impiego ricorrente di Alberto Torregiani, non sempre pronto, per motivi anche comprensibili, a rivelare chi lo ferì). O forse – viste certe proposte recenti del ministro Castelli, in tema di autodifesa da parte dei negozianti – era l’episodio meglio capace di fare vibrare certe corde nell’elettorato di riferimento.

E soprattutto c’è una vicenda molto meno chiara di quanto sia stato fatto trasparire sui media mainstream. Fatevi un’idea, magari con questo libro, se vi va. Non saranno dei santi, gli ex membri dei PAC, ma se inseguo loro in un altro continente, mi piacerebbe che gli Interni dessero anche un occhio a Oriente. Magari bussando alla porta di Roi Hagen.

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13 commenti

Commenti dei lettori

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  • n00dles

    15 gen 2009 - 12:01 - #1
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    mah, questo articolo frulla un pò troppa roba insieme a mio parere. ad ogni modo, il fatto che molti dei protagonisti dei loschi fatti di quegli anni non saranno mai puniti, ne inquisiti, (anzi alcuni, rossi&neri alike, si trovano tuttora nei grandi palazzi della politica) non è motivo sufficiente per non dare più la caccia a quei pochi che, processati e condannati con sentenze passate in giudicato, si siano dati alla macchia approfittando dell’ospitalità di alcuni governi stranieri.

  • zoe57

    15 gen 2009 - 12:16 - #2
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    complimenti a V. per il pezzo. Questo è cercare di capire come vanno le cose. e tagliarle a fettine. non gridare allo scandalo come pecoroni per un caso che oggi in Italia non vedo proprio come possa indignare se non per il fatto che è un’indignazione spinta da media e politica.

  • Profilo di Amex I.

    Amex I.

    15 gen 2009 - 13:12 - #3
    1 punto
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    ah.. ah… ah… quest’uomo mi farà morire:
    http://www.adnkronos.com/IGN/Edicola/?id=3.0.2910500129
    Staccategli la spina vi prego… Ma se sono loro i primi a non volere i “terroristi” dietro le sbarre…

  • Profilo di Quartana

    Quartana

    15 gen 2009 - 13:13 - #4
    1 punto
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    Trovo aberrante che nell’articolo si santifichi Battisti, perché il proiettile che ha ferito il figlio di Torregiani è uscito dalla pistola del padre che si stava difendendo in un conflitto a fuoco da Battisti.
    Battisti stava commettendo un reato e, pertanto, tutti i danni derivanto da tale reato DEVONO ricadere sulla sua testa (non sono io che lo dice, ma è la legge): anche se il proiettile non lo ha sparato lui, lui ne è il responsabile.
    Se non si applicasse questa regola allora un rapinatore che fa morire di infarto una sua vittima sarebbe innocente, perché è il cuore della sua vittima che smette di funzionare e non è l’arma del rapinatore che la uccide!!!! (vedere recente morte della disabile morta di paura a causa di una tentata rapina)

  • Profilo di panoramix

    panoramix

    15 gen 2009 - 13:22 - #5
    -1 punto
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    #4
    Parole sante ! Ho provato a scrivere con un “pelo” più di cattiveria a zoe e co. ma mi hanno censurato…

  • (Xanderoby)

    15 gen 2009 - 13:49 - #6
    0 punti
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    Ben fatto V.

    Un’altra lezione di giornalismo, con toni e contenuti rispettosi dell’intelligenza dei propri lettori, senza esacerbare gli animi ed aizzare le solite capre ipocrite.

  • Asiram

    15 gen 2009 - 16:38 - #7
    -2 punti
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    L’articolo più aberrante che abbia mai letto:Battisti sarebbe innocente( e magari dobbiamo chiedergli scusa) perchè il proiettile che ha reso paraplegico un ragazzo non è partito dalla sua pistola?Ma la rapina chi la stava facendo?Il gioielliere si sarebbe mai sognato di sparare, se non fosse stato direttamente minacciato?Non ci sono parole per definire adeguatamente l’infamia di chi per difendere un delinquente che ha ammazzato quattro persone non si vergogna di rigirare il coltello nella piaga a chi è stato già colpito duramente, ricordandogli che a costringerlo su una sedia a rotelle è stato (sia pure involontariamente) suo padre. Fra il delinquente e chi lo difende non saprei chi fa più schifo.

  • (Xanderoby)

    15 gen 2009 - 16:59 - #8
    1 punto
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    “Fra il delinquente e chi lo difende non saprei chi fa più schifo.”

    Quello che non ha capito un c…o dell’articolo potrebbe essere la risposta..

  • Asiram

    15 gen 2009 - 20:35 - #9
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    Perchè le tue sviolinate a Battisti non le vai a fare ai familiari delle vittime di quel delinquente’

  • (Xanderoby)

    15 gen 2009 - 20:50 - #10
    0 punti
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    Perché non ci sono sviolinate a Battisti e continui a confermare che non hai capito un c…o di quello che hai letto.

    Grazie per la conferma.

  • makam

    15 gen 2009 - 21:05 - #11
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    Concordo con chi ha definito aberrante questo articolo. Oltretutto ipocrita anche nel momento in cui cerca appigli per censurare la (sacrosanta) indignazione che a livello anche mediatico sta montando in questi giorni in rapporto alla negazione dell’estradizione al Battisti. Si riconduce il tutto ad una presa di posizione politica, ad una sorta di caccia alle streghe di stampo ideologico, quando poi questo stesso articolo trasuda ideologia da tutte le parti, sino alla tragicomica, più ancora che pretestuosa, teoria sul Torreggiani. Il classico fazioso che, vendendo tutto dal suo posizionamento estremo, paradossalmente denucia come fazioso, prevenuto, e disonesto intellettualmente chi invece ragiona con buon senso, come capita a chi, in questi giorni, inevitabilmente esprime sdegno ed irritazione per quanto deciso dal ministro della giustizia brasiliano, senza distinzioni tra destra o sinistra, moderati o rivoluzionari e che come per Battisti, invocherebbero l’estradizione anche per i terroristi neri (per i soli quali invece V. si scomoderebbe, da ovvio fazioso). Per criticare codesti “giustizialisti reazionari”, poi, si fa largo uso del proprio pregiudizio (ovviamente positivo) nei confronti di Battisti, della Petrella e dei loro compagni di lotta armata. Povere vittime di una (per il redattore del pezzo) “illogica” azione della giustizia che, chissà per quale motivo, cerca di utilizzare tutti i mezzi a sua disposizione per perseguire un colpevole pluricondannato per gravi fatti di sangue.

  • (Xanderoby)

    15 gen 2009 - 22:57 - #12
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    Senti, energumeno della m i n c h i a t a, ti è pervenuta la colorazione politica dell’autore di quest’articolo?

  • makam

    16 gen 2009 - 02:15 - #13
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    a parte la ridicola lapidarietà dei tuoi “interventi” in questa sede -evidentemente hai tempo solo per quelli e non per argomentare qualcosa- …complimenti per lo stile dell’ultimo tuo contributo.
    Ho visto ora quella sorta di cartina di tornasole-termometro a fianco del nome degli autori dei pezzi. Ne farei francamente a meno (e il non vederlo non ha certo inficiato il mio primo intervento, anzi…)
    Già questa classificazione lineare del “colore” politico la dice lunga sul metodo, cui pare si sia qui adusi, di voler a tutti i costi etichettare (nel senso di configurarlo per forza di cose secondo l’assetto politico-costituzionale) il pensiero, il quale dovrebbe fluire libero ed essere, tramite la sua forza, coerenza e chiarezza l’unico indicatore e manifesto dell’eventuale “ossatura” ideologica di chi ne è il latore.
    Il manicheismo vede tutto o bianco o nero, ma anche se si inseriscono tot colori in mezzo, e in base a quelli si ragiona, si è solo ampliato il campo della semplificazione, ma sempre di quella si tratta.
    Basta leggere cosa ho scritto per capire che non ho collocato l’autore dell’articolo in alcun partito o area politica. Ognuno è fautore di quel che pensa ed esprime, e ciò che esterna è lo specchio di quel che è. Ma non bisogna essere per forza rifondarolo per essere pregiudizialmente solidale o condiscendente verso certi movimenti o contrario, ad esempio, ad un governo e ad una opposizione (e quindi a tutto ciò che tramite i suoi componenti esternano) che magari non ti rappresentano. Così come non tutti coloro che vorrebbero sbattere in galera ogni brigatista a piede libero sono necessariamente dei neofascisti o dei moderati cattolici che hanno paura dei cosacchi rossi. Se si confonde il concetto (da me esternato) di fazioso con quello di militante politico, o l’accezione più genuina del termine “pregiudizio” con l’idea di indottrinamento da partito, evidentemente è pure inutile sperare che si comprenda il resto…
    Di Pietro siede a sinistra in parlamento, ma è uno dei peggiori giustizialisti e reazionari che c’è in Italia. E’ fazioso quando si parla di istituzioni di polizia e di organi di giustizia, e lo è a loro favore. Ferrara e Liguori sono dei Berlusconiani della peggior specie, eppure, chi per retaggi ideologici della reale formazione politica, chi per la vecchia vicinanza e comunanza con ambienti di lotta continua, sono tra i maggiori garantisti e “solidaristi” nei confronti degli ex brigatisti e “combattenti” rivoluzionari rossi. Sono entrambi faziosi quando si parla, ad esempio, di Sofri… e lo sono a suo favore.
    Se mi capitasse di leggere degli articoli di questi tre personaggi sopraccitati sui temi poco prima menzionati e li definissi inficiati da alcuni preconcetti e pervasi di certe istanze ideologiche, non starei certo classificando, con quelle considerazioni, il loro colore politico…e probabilmente non ci si dovrebbe aspettare che qualcuno subito dopo, convinto di fare chissà quale bella figura, intervenisse per definirmi un maestro della m i n c h i a t a, sicuro del fatto, per via della sua semplicistica e banale metodologia di classificazione del pensiero secondo un rapporto biunivoco “arco costituzionale-colore politico”, che il sottoscritto avesse voluto definire democristiano Di Pietro (!) o rifondarolo Liguori (!!).