Nel nostro cammino di avvicinamento all’Inauguration Day (alla cui aneddotica dedicheremo un post a ridosso del 20 gennaio), ci occupiamo oggi di un ruolo peculiare per la repubblica presidenziale americana: il Vice-Presidente.
Durante la campagna elettorale si parla di ticket, cioè di un’accoppiata tra il candidato Presidente (POTUS) e Vice-Presidente (VPOTUS o VP). Secondo la Costituzione in caso di morte, dimissioni o destituzione per sopraggiunta inabilità del Presidente il mandato non finisce, ma il Vice diventa Presidente a sua volta fino alla fine dei quattro anni.
La scelta di Barack Obama e del team che ha condotto la ricerca del candidato VP è caduta su Joe Biden, un Senatore del Delaware di lungo corso politico. Una scelta dettata dall’opportunità politica: esperienza, età, credibilità in politica estera, e - facciamo i politically incorrect - anche un nome assai più “popolare” di Barack Hussein.
Nel numero odierno cercheremo di raccontare alcune curiosità sul ruolo di essere “a un battito cardiaco” dalla Presidenza. Un ruolo spesso sminuito, ma con un’aneddotica interessante.
Il ruolo del VP è sostanzialmente scarso a livello di copertura costituzionale: visto che il POTUS è al contempo capo di Stato e di governo, spesso al suo Vice toccano i compiti cerimoniali. Franklin Delano Roosevelt, ad esempio, pur essendo il primo a garantire l’accesso alle riunioni di governo ai suoi Vice, non teneva affatto aggiornato Harry Truman sui fatti e le evoluzioni della guerra. Potrebbe insomma sembrare che la vera funzione sia semplicemente “avere un battito”.
In realtà il ruolo del VP si è col tempo radicato e allargato: il Vice può essere un importante consigliere del Presidente, o vedersi deputate intere parti dell’agenda politica. In questo caso, insomma, il suo ruolo dipende dal rapporto che egli ha col “capo”, e quanto quest’ultimo intende considerarlo e valorizzarlo.
Al Gore, ad esempio, era un importante consigliere di Clinton sulla politica estera e l’ambiente; mentre Dick Cheney viene considerato uno dei Vice-Presidenti più centrali e interventisti della storia americana. Lo stesso Cheney, tra l’altro, dovette cambiare la sua residenza dal Texas al nativo Wyoming, perché costituzionalmente i due nomi del ticket non possono provenire dal medesimo Stato.
Il VP è anche Presidente del Senato, anche se lo presiede normalmente solo in caso di sedute particolarmente importanti (come l’elezione ufficiale di Obama). La sua partecipazione al voto, per consuetudine, avviene invece solo nel caso in cui il risultato si sia stabilita una situazione di pareggio 50-50.
Subentrare al Presidente non è cosa così rara. Può capitare che il Presidente debba andare sotto anestesia generale per un intervento chirurgico. In quel caso egli invoca il XXV emendamento, rimuovendosi temporaneamente dall’ufficio e trasferendo il potere al suo VP (che assume il ruolo di Acting President). Questa situazione è capitata tre volte dall’introduzione dell’emendamento (prima Nixon aveva sostituito Eisenhower in modo ufficioso, data l’assenza di una regola): la prima dopo il tentato assassinio di Ronald Reagan; le altre due in corrispondenza a brevi interventi chirurgici cui è stato sottoposto George Bush jr.
Il XXV emendamento prevede non solo che il potere venga lasciato volontariamente dal Presidente per impossibilità ad esercitarlo e per un tempo a sua discrezione; ma anche che egli venga sollevato dal suo ruolo per un’azione congiunta del Vice-Presidente e della maggioranza dei membri del Governo. Questa prerogativa (che equivale a una destituzione motivata), significa che il Presidente non è più in grado di gestire il suo compito.
Pur non essendo mai stato invocato in questa sua seconda forma, durante il secondo mandato di Ronald Reagan alcuni membri di alto rango del Governo pare ritenessero il Presidente impigrito e assente (è possibile fossero i primi segni del futuro Alzheimer), e vedessero l’invocazione del XXV Emendamento come un’opzione realistica nel lungo periodo.
Vediamo ora un po’ di curiosità sui Vice-Presidenti della storia:
Come detto, il ruolo e il peso del VP sono aumentati gradualmente col passare degli anni. Lontani sono i tempi in cui il Vice-Presidente non poteva neanche conoscere segreti militari o partecipare alle riunioni di governo. Joe Biden ha promesso di essere sempre nella stanza, per le decisioni importanti, ma di voler ridimensionare l’interventismo di Cheney, e mantenere un più basso profilo.
Date le sue note gaffe (tra cui in campagna elettorale l’aver suggerito che un attacco terroristico avrebbe “messo alla prova” Obama nei primi sei mesi di Presidenza), i responsabili della comunicazione del Presidente si augurano probabilmente che tenga fede alla sua promessa, nella consapevolezza che è pur sempre “a un battito di cuore” dall’Ufficio Ovale.
Via | Wikipedia
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Immagine: barackobamadotcom su Flickr