
Senza clamori, oggi l’assemblea di Palazzo Madama inizia a esaminare il testo che dopodomani dovrà dare l’ok sul tanto evocato (o temuto) federalismo fiscale.
E’ il fiore all’occhiello della Lega, il suo “core business”.
A dire il vero non sembra che la questione appassioni gli italiani. Nemmeno al nord, dove, secondo Umberto Bossi, tutti sono pronti da tempo a “imbracciare i fucili per fare questa rivoluzione”.
A questo punto s’impone una domanda: “questo” federalismo è una rivoluzione che cambia il paese o è la solita gherminella per “fregare” gli italiani?
Il disegno di legge delega fa tante affermazioni di principio (alcune condivisibili), che però sono contraddette dai dispositivi tecnici specificati. Il progetto non è chiaro.
Forse anche perché il ministro Calderoli ha cercato di venire incontro a tutte le spinte (dentro e fuori la maggioranza, accogliendo anche molte proposte del Pd)) a discapito, come dice l’economista Stefano Fassina: “della trasparenza dell’imposizione fiscale e della semplificazione per i contribuenti, in particolare imprese”.
In questa nota interessa la questione politica, in particolare il rapporto con l’opposizione, specie il Pd.
Dopo il “no” dell’Udc di Casini, anche Veltroni frena e non garantisce il voto del Partito democratico. Il Pd annaspa, alla fine deciderà per la pilatesca astensione. Come dire che un errore tira l’altro. E che non ne azzecca una.
Il Pd non vuole votare “no” perché convinto che sostenere il federalismo significa non aprire altri fronti interni (con i propri sindaci ecc,), significa entrare nelle grazie dell’elettorato del nord e anche perché “aiutare” oggi Bossi potrebbe tornare comodo domani. Ma c’è di più.
Il Pd non crede nel federalismo. Tanto meno crede che questo testo abbia un valore … dirompente, dato che è vago e non impegnativo rimandando a decreti di attuazione che si daranno tra due anni.
Forse. Nel frattempo, con la crisi economica dirompente, tutto può accadere. Ma proprio tutto. E il Pd spera nell’incrinatura dei rapporti fra Lega e Pdl e, allora, lì inserirsi.
Insomma, i soliti tatticismi e i soliti trasformismi di Veltroni e compagni. Il “democentrico” Marco Follini chiama il Pd a votare “contro”: “Non ho capito – dice - se si annuncia una rivoluzione oppure una gherminella. So però che né l’una né l’altra si addicono a quanti vogliono proporsi come campioni del riformismo”. Appunto.
Lea
20 gen 2009 - 12:58 - #1“Il disegno di legge delega fa tante affermazioni di principio (alcune condivisibili), che però sono contraddette dai dispositivi tecnici specificati. Il progetto non è chiaro. ”
Scusi Falcioni, ma se lei ci spiegasse quali sarebbero i “dispositivi tecnici” che contraddicono “le affermazioni di principio” (condivisibili), noi potremmo rispondere alla sua domanda “federalismo: rivoluzione o gherminella?”.
Altrimenti facciamo solo chiacchiere a vuoto.
Amelia Enoteca
20 gen 2009 - 13:45 - #2Oh bene finalmente arriva questo federalismo. Anche io mi aspettavo maggiori delucidazioni sul testo, ma l’autore ha parlato al 99% del PD (un partito dell’opposizione).