Legge elettorale, le modifiche e le interpretazioni del Colle

Sul caos legge elettorale, che tra accuse, tempistiche, polemiche e scioperi della fame forse non vedrà mai la luce, c'è un nuovo tassello da aggiungere: l'11 novembre scorso Polisblog ha pubblicato un articolo in cui si spiegava che il Consiglio d'Europa, in base alla Convenzione di Venezia, sconsiglia di modificare la legge elettorale a meno di un anno dal voto.

Il deputato dei Radicali Maurizio Turco è, per questo motivo, in sciopero della fame da più di due mesi; come se non bastasse il 6 novembre la Corte Europea per i diritti dell'uomo ha condannato la Bulgaria proprio per aver modificato la legge elettorale a pochi mesi dal voto violando l’articolo 3 del protocollo addizionale della Carta europea dei diritti umani.

Lentamente il problema ha cominciato a prendere corpo: il 25 novembre Giuliano Amato dalle colonne de Il Sole 24 Ore scriveva che

Le cose non stanno così e a coloro, in primo luogo i radicali, che fanno da sempre richiami alla legalità e allo stato di diritto molto spesso meritevoli di ogni considerazione, vorrei dire in questo caso che vanno fuori bersaglio

spiegando che la raccomandazione effettivamente c'è, sulla carta, e che la ragione

è «evitare che il diritto elettorale sia uno strumento che coloro che esercitano il potere manovrano a proprio favore». Per questo esso punta i riflettori su contesti nei quali maggioranze al potere ma prive ormai del consenso popolare cercano di restare alterando all'ultimo minuto i congegni elettorali. [...] Il Consiglio d'Europa punta ad impedire gli abusi dei partiti e da noi abuso dei partiti è proprio la legge che dovremmo cambiare.

scrive Amato, appellandosi alle sentenze n°15 e 16 del 2008 emesse dalla Corte Costituzionale sulla base delle quali il Presidente Napolitano esorta alla riforma elettorale.

Un parere valido, forte e certamente interessante, ma che secondo Maurizio Turco rappresenta una semplice parziale risposta sul merito; analoghe argomentazioni sono state tradotte da Donato Marra del Segretariato generale della Presidenza della Repubblica nella lettera inviata a Storace e Turco: secondo Marra si tratta di un documento di una Commissione Europea che dà pareri non vincolanti; di conseguenza il Presidente della Repubblica fa bene a sollecitare i partiti a trovare un accordo.

Tuttavia il problema è più complesso; dice Maurizio Turco:

la questione è un'altra: il fatto che non si cambia una legge elettorale un anno prima delle elezioni è finalizzato al consolidamento della democrazia. Significa che occorre dare l'opportunità a chi non è in Parlamento e soprattutto ai cittadini di conoscere adeguatamente le regole del gioco: come votare, come si fa governare un partito o un gruppo di partiti, con quali regole.

E' positivo che si sia aperto un dibattito sul merito delle modifiche alla legge elettorale: il rischio è di subire l'onta di una condanna della Corte Europea dei diritti dell'uomo (l'ennesima, visto che regolarmente veniamo condannati per la totale disumanità delle nostre carceri e per la macchina della Giustizia irrispettosa dei più basilari diritti dell'uomo); ha spiegato Turco:

Al di là delle leggi che ognuno preferisce è questa la questione. Marra dice che nel gennaio 2011 tutti i partiti hanno detto che occorreva cambiare la legge elettorale.
Ebbene, chi glielo ha impedito? Napolitano avrebbe fatto bene a porre dei paletti allora. Avrebbe fatto bene a dir loro di farlo subito. Avrebbe fatto bene a fare un messaggio alle Camere

Messaggio ufficiale mai giunto (le esortazioni del Quirinale sono sempre state ufficiose ed informali) alle Camere: secondo le malelingue evitando l'ufficialità si eviterebbero anche precedenti imbarazzanti agli occhi europei.

Va dato atto ad Amato ed alla Presidenza della Repubblica di aver finalmente risposto su un tema tanto importante, tanto fondamentale per i diritti civili dei cittadini italiani che proprio oggi in buona percentuale si riversano nei circoli Pd per votare ai ballottaggi, che da lunedì voteranno online per le "Parlamentarie" del M5S e che, sperano molti, potranno esprimersi anche per il proprio candidato di centrodestra.

E' tuttavia evidente la stortura interpretativa, troppo semplice su un tema tanto delicato (come spesso accade quando in Italia si parla di diritti civili); lo stesso Amato ha scritto che

rendiamoci conto che la legge esistente è peggio di quella che nel 1925 portò alla maggioranza il fascismo.

Se questo è vero, occorre rendersi anche conto che la legge esistente vuole essere cambiata dalle stesse persone che la votarono, la cui credibilità è vertiginosamente crollata (lo dicono i sondaggi) dal novembre 2011 e che potrebbe, come ultimo lascito, accoppare definitivamente lo stato di diritto.

Nei giorni scorsi le possibilità di un Election Day 2013 nella prima decade di febbraio (in modo da accorpare anche le elezioni regionali in Lazio e Lombardia) hanno anticipato di due mesi lo scenario elettorale: il rischio è di veder modificata la legge elettorale a meno di un mese dalla consultazione.

In Germania, ad esempio, la legge dice che non si può cambiare una legge elettorale ad un anno e mezzo dal voto; a questo punto la domanda che sorge spontanea è: è rispettoso dei diritti degli elettori ciò che si auspica avvenga in Italia?

Foto | Flickr

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