Elezioni Spagna 2015, i risultati: PP vince ma senza maggioranza assoluta, 2° Psoe, 3° Podemos

I risultati in diretta delle elezioni 2015 in Spagna

21 dicembre 8.30 - Ecco i risultati definitivi, con il 100% delle schede scrutinate. Ricordiamo che Podemos è alleato con i partiti locali En Comú Podem, Compromís-Podemos-és el moment e En Marea.

Partido Popular 7.215.530 (28,72%) 123 seggi
Partido Socialista Obrero Español 5.530.693 (22,01%) 90
Podemos 3.181.952 (12,67%) 42
Ciudadanos-partido De La Ciudadanía 3.500.446 (13,93%) 40
En Comú Podem 927.940 (3,69%) 12
Compromís-Podemos-és el moment 671.071 (2,67%) 9
Esquerra Republicana De Catalunya-catalunya Sí 599.289 (2,39%) 9
Democràcia I Llibertat. Convergència. Demòcrates. Reagrupament 565.501 (2,25%) 8
En Marea 408.370 (1,63%) 6
Euzko Alderdi Jeltzalea-partido Nacionalista Vasco 301.585 (1,20%) 6
Unidad Popular: Izquierda Unida, Unidad Popular En Común 923.105 (3,67%) 2
Euskal Herria Bildu 218.467 (0,87%) 2
Coalición Canaria - Partido Nacionalista Canario 81.750 (0,33%) 1
21 dicembre 00.00 -

Un bilancio del voto quando lo scrutinio è quasi finito. Il Partido Popular di Mariano Rajoy è nettamente il partito più votato in Spagna, ottiene 121 seggi ma non ha la maggioranza assoluta di 176 seggi. Il Psoe di Pedro Sanchez è la seconda forza con 92 seggi. Podemos e i partiti locali coalizzati entrano in parlamento con 69 seggi mentre l'altro nuovo partito, Ciudadanos, ottiene 40 seggi.

Adesso toccherà a Mariano Rajoy provare a formare il governo, pur senza i numeri necessari. Non basterebbe nemmeno un patto con Ciudadanos per raggiungere la soglia di 176. Rajoy potrebbe essere eletto presidente col secondo voto, quello senza maggioranza assoluta, ma non basterebbe per dare forza e stabilità al governo. Ora dunque inizia una nuova fase, fatta di dialogo e nuovi accordi. Una fase dove non si esclude di tornare al voto in caso di impossibilità di formare un governo. A fare da "moderatore", Re Felipe.

Il bipartitismo in Spagna non esiste più, però i "vecchi" partiti hanno conservato le proprie posizioni sia pur perdendo molti voti (i popolari da 10,8 a 7 milioni di voti, i socialisti da 7 a 5,3 milioni di voti). Podemos ha realizzato la "remontada" passando da 0 a 69 seggi. Al di sotto degli ultimi sondaggi Ciudadanos che comunque in un anno è riuscito a entrare in parlamento con un buon numero di seggi.

Ecco i dati praticamente definitivi (oltre il 99% scrutinato).

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23.17 - Scrutinato il 97% dei voti: PP 121, Psoe 92, Podemos (inclusi partiti locali in coalizione) 69, Ciudadanos 40.

22.46 - Scrutinato il 92% dei voti: PP 122, Psoe 91, Podemos (inclusi partiti locali in coalizione) 69, Ciudadanos 40.

22.35 - Scrutinato l'88% dei voti: PP 121, Psoe 93, Podemos (inclusi partiti locali in coalizione) 69, Ciudadanos 39.

22.17 - Scrutinato il 79,4% dei voti: PP 124, Psoe 92, Podemos (inclusi partiti locali in coalizione) 68, Ciudadanos 38.

22.06 - Ecco il quadro completo con tutte le forze in parlamento, con il 73% scrutinato. Ricordiamo che ai numeri di Podemos vanno accorpati quelli dei partiti coalizzati En Comú Podem, Compromís-Podemos-és El Moment e En Marea.

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22.00 - Con i dati attuali si può trarre un primo bilancio: i vecchi partiti PP e Psoe perdono voti ma non vengono sconfitti dai nuovi partiti Podemos e Ciudadanos. Ottimo risultato per Pablo Iglesias, terza forza. Al di sotto delle aspettative Ciudadanos.

Cosa succederà adesso? L'unica alleanza che potrebbe portare a governare sarebbe una grossa coalizione tra PP e Psoe.

21.58 - Scrutinato il 64% dei voti: PP 124, Psoe 94, Podemos (inclusi partiti locali in coalizione) 69, Ciudadanos 34.

21.49 - Scrutinato il 56% dei voti: PP 124, Psoe 96, Podemos (inclusi partiti locali in coalizione) 69, Ciudadanos 32. Per la maggioranza assoluta sono necessari 176 deputati.

21.39 - Scrutinato il 45% dei voti: PP 123, Psoe 97, Podemos (inclusi partiti locali in coalizione) 70, Ciudadanos 31.

21.35 - Scrutinato il 40% dei voti: PP 118, Psoe 96, Podemos (inclusi partiti locali in coalizione) 64, Ciudadanos 31.

21.19 - Scrutinato il 27% dei voti: PP 124, Psoe 94, Podemos 40, Ciudadanos 29.

21.27 - Hanno votato 6.921.368 persone, con affluenza del 71,93%, con un 3% in più rispetto al voto del 2011. Questi i dati delle precedenti elezioni, con 24.666.441 voti e un'affluenza del 68,94%.

21.23 - 23% scrutinato:

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Con questi numeri potrebbe governare solo una grande coalizione PP+Psoe.

21.17 - Scrutinato il 18% dei voti: PP 126, Psoe 95, Podemos 40, Ciudadanos 29.

21.13 - I seggi vengono attribuiti su base provinciale utilizzando il Metodo D'Hondt con soglia al 3%.

21.10 - 11,4% scrutinato:

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21.06 - I primi dati reali, scrutinato l'8% delle schede.

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21.05 - In percentuale di voti i popolari avrebbero il 26%, Podemos il 21%, i socialisti il 20%, Ciudadanos il 15%. Si tratta sempre degli exit poll diffusi dalla tv pubblica spagnola.

20.45 - Tra un quarto d'ora dovrebbero arrivare i primi dati reali. Ricordiamo che gli exit poll danno il Partido Popular di Mariano Rajoy nettamente in testa (114 seggi) ma senza i numeri necessari per poter governare, nemmeno sommandoli con quelli del partito di centro Ciudadanos. Le due forze di sinistra Psoe e Podemos sono seconda e terza forza, ma non con numeri sufficienti per governare in caso di coalizione.

20.20 - Gli exit poll confermano quelli che erano gli ultimi sondaggi pubblicati ad inizio settimana, con il Partido Popular in testa ma senza maggioranza assoluta. Questi exit poll hanno certificato la rimonta di Podemos, che potrebbe essere secondo partito, e il calo di Ciudadanos molto staccato dai primi tre partiti.

20.13 - Ricordiamo che la maggioranza assoluta alla Camera spagnola si ottiene con 176 seggi.

20.09 - Ecco i dati di un altro exit poll, quello diffuso da Atresmedia: PP 121-124 seggi, Psoe 79-80, Podemos 70-74, Ciudadanos 46-50.

20.03 - Gli exit poll Tve non danno la maggioranza assoluta ad una eventuale coalizione PP-Ciudadanos. Con questi numeri Psoe e Podemos potrebbero invece avvicinarsi ai numeri necessari per governare, in caso di coalizione. Nessuna delle due ipotetiche coalizioni potrebbe però governare.

20.00 - Ecco gli exit poll. Secondo la TVE il PP avrebbe tra i 114-118 seggi, Psoe 81-85, Podemos 76-80, Ciudadanos 47-50. Lo stesso sondaggio indica che per numero di voti Podemos sarebbe secondo partito e il Psoe terzo, ma con più seggi (che sono attribuiti per provincia).

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19.50 - Tra 10 minuti la chiusura delle urne e la diffusione degli exit poll. A seguire i risultati delle elezioni.

19.02 - Alle 18, secondo i dati ufficiali, si è presentato a votare il 58,38% degli aventi diritto, quasi un punto percentuale in più rispetto alle elezioni del 2011, quando alla stessa ora la percentuale si era fermata al 56,63%.

I seggi chiuderanno tra un’ora circa, alle 20 in punto in tutta la Spagna.

15.00 - I primi dati sull’affluenza confermano un lievissimo calo rispetto alle elezioni precedenti. Alle 14 si è recato a votare il 37,02% degli aventi diritto, contro i 37,88% del 2011 e del 40,46% del 2008.

20 dicembre 2015 - Ci siamo, il gran giorno per la Spagna è arrivato. Dalle 9 di oggi, e fino alle 20, oltre 36 milioni di cittadini spagnoli sono chiamati alle urne per eleggere i 350 deputati del Congresso e 208 senatori.

I primi risultati arriveranno già in serata. Noi saremo qui a seguire questa intensa giornata in diretta.

Elezioni Spagna 2015: si chiude la campagna elettorale. Domenica il voto

Aggiornamento del 18 dicembre 2015: oggi è l'ultimo giorno di campagna elettorale, domenica si vota dalle 9 alle 20, subito dopo inzierà lo spoglio. I quattro partiti si preparano all'ultimo atto della campagna: il PP di Rajoy terrà una cena con i sottoscrittori alla fiera di Madrid, Pedro Sanchez (Psoe) terrà un comizio nel palazzo dello sport di Fuenlabrada (fuori Madrid), Pablo Iglesias di Podemos sarà a Valencia e Albert Rivera sarà in piazza al centro di Madrid.

Gli ultimi sondaggi, lo ricordiamo, davano il PP in testa e le altre tre forze più o meno sullo stesso livello, a diversi punti di distacco dai popolari.

Oggi la televisione spagnola La Sexta ha intercettato un dialogo a Bruxelles tra Mariano Rajoy e Angela Merkel, in cui il capo del governo spagnolo rivelerebbe (ma l'audio non è chiaro) che dietro al PP ci sarebbe un testa a testa tra Psoe e Podemos (video in alto). Un dato sorprendente dal momento che gli ultimi sondaggi vedevano sì Podemos in rimonta, ma non tanto da poter conquistare il secondo posto come detto da Rajoy a Merkel.

Intanto in Spagna si susseguono le domande ai leader sulle future alleanze, cosa si dà per scontata perché è praticamente impossibile che i popolari (o altri partiti) possano conquistare la maggioranza assoluta. Albert Rivera di Ciudadanos, considerato il partito più vicino al PP, ha detto che sicuramente non voterà la fiducia a Rajoy, ma non ha escluso di poter astenersi, ipotesi che permetterebbe la nuova investitura del premier uscente. Molto improbabile invece (e smentita oggi dallo stesso Rajoy) l'ipotesi di una grande coalizione tra PP e Psoe.

Aggiornamento del 15 dicembre 2015


Mancano cinque giorni al voto in Spagna. Alla mezzanotte di oggi è scattato lo stop alla pubblicazione dei sondaggi elettorali, diamo dunque uno sguardo agli ultimi sondaggi disponibili per capire la situazione e i possibili risultati di questa sfida a quattro.

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La tabella in alto, preparata da El Pais, mostra i risultati dei sondaggi di diverse testate spagnole. Tutti i sondaggi danno il Partito Popolare di Mariano Rajoy (attualmente al governo) in testa. Seconda forza, il PSOE di Pedro Sanchez. A poca distanza dai socialisti c'è Ciudadanos, partito di centrodestra di Albert Rivera. Sempre quarto, ma in rimonta, Podemos di Pablo Iglesias.

La situazione appare comunque molto incerta, e va considerato un certo margine di errore nei sondaggi anche perché si tratta dalla prima elezione con quattro e non due partiti forti.

Quello che sembra chiaro è che la sera del 20 dicembre non si avrà la certezza del nuovo governo: il numero di seggi attribuito ai popolari va dai 105 ai 128, ben lontano dai 176 necessari per avere la maggioranza assoluta. E l'ipotesi di un'alleanza Rajoy-Rivera è al momento scartata da entrambi i leader.

Ieri sera è andato in onda un nuovo dibattito tv, questa volta a due, tra Mariano Rajoy e Pedro Sanchez. Per la prima volta in questa campagna elettorale i toni sono saliti bruscamente. Il leader dei socialisti ha accusato il capo del governo in merito ai casi di corruzione degli ultimi tempi, dicendo che si sarebbe dovuto dimettere due anni fa: "Lei non è una persona decente", ha detto Sanchez a Rajoy nel momento più acceso del faccia a faccia. I commentatori hanno attribuito a Sanchez "la vittoria" del confronto, confermando la scarsa abilità di Rajoy in situazioni di questo tipo (Rajoy aveva anche rinunciato a partecipare al dibattito a 4, mandando la vicepresidente Saenz de Santamaria).

I due candidati esclusi dal confronto di ieri, Rivera e Iglesias, hanno entrambi detto che quel tipo di faccia a faccia, incluse le offese personali, fa parte della vecchia politica che sarà spazzata via con il voto del 20D.

Aggiornamento dell'1 dicembre 2015: Siamo entrati nei 20 giorni decisivi, con la fine della campagna elettorale e il voto del 20 dicembre per rinnovare il governo spagnolo.

La campagna delle elezioni 2015 in Spagna è serratissima e ormai i quattro leader in corsa sono ovunque in televisione, non solo nei programmi di informazione ma anche in quelli di intrattenimento.

Ieri sera c'è stato un dibattito a tre organizzato da El Pais, andato "in onda" solo online ma comunque seguitissimo e inevitabilmente trending topic in Spagna. Il quotidiano spagnolo aveva invitato al confronto Mariano Rajoy, capo del governo e leader del PP, Pedro Sanchez del Psoe, Albert Rivera di Ciudadanos e Pablo Iglesias di Podemos. Rajoy ha declinato l'invito, chiedendo di mandare al suo posto la vicepresidente del governo Soraya Sáenz de Santamaría, ma El Pais non ha accettato questa controproposta, così lo spazio da Rajoy nello studio è rimasto vuoto.

I "no" di Rajoy rappresentano un elemento che sta caratterizzando questa campagna elettorale. Il capo del governo, cercando di sfuggire agli attacchi dei tre avversari, sta evitando i confronti e preferisce apparizioni tv da solo. L'unico confronto a cui Rajoy ha detto sì è quello con il leader socialista Sanchez: il faccia a faccia si terrà il 14 dicembre. È chiaro che i Popolari trovano più facile confrontarsi con l'altro partito storico del vecchio bipolarismo piuttosto che con la freschezza di Podemos e Ciudadanos.

Nel corso del dibattito di ieri, sia Rivera che Iglesias hanno rivendicato il proprio ruolo di "nuova politica". Sanchez ha detto: "Noi socialisti siamo storicamente gli architetti del welfare state". Sul fronte della lotta all'Isis Sanchez e Rivera hanno posizioni simili, dicendo di supportare la Francia, mentre Iglesias si è detto contrario a tutti i bombardamenti e ha detto di voler comunque proporre un referendum popolare prima di un eventuale intervento.

I sondaggi continuano a dare più o meno sullo stesso livello PP, Psoe e Ciudadanos, con la forza attualmente al governo leggermente avanti. Più staccata Podemos, anche se Iglesias è risultato per i lettori de El Pais il leader più efficace nel confronto di ieri.

Aggiornamento del 5 novembre 2015


Continua in Spagna la campagna elettorale in vista delle elezioni generali che si terranno il 20 dicembre. Negli scorsi giorni il capo del governo e leader dei popolari Mariano Rajoy ha incontrato alla Moncloa tutti i capi dei partiti che si presenteranno alle elezioni.

La scelta di Rajoy è quella di voler fare un fronte comune contro l'indipendenza della Catalogna. Il capo della comunità autonoma catalana Artur Mas è determinato a portare avanti la sua risoluzione di indipendenza, Rajoy ha risposto annunciando che il governo farà tutto il possibile - dal punto di vista politico e costituzionale - per evitare che la Spagna si divida. L'incontro di Rajoy con i suoi sfidanti elettorali, arrivati uno al giorno nella sede del Governo, ha cercato di creare un fronte unico in cui tutti i candidati alle politiche siano forti nel volere la Spagna unita.

L'incontro senza dubbio più intressante era quello tra Rajoy e Pablo Iglesias, leader di Podemos. È stato un incontro formale dove entrambi hanno ribadito le proprie posizioni. Iglesias è personalmente contrario all'indipendenza della Catalogna ma ha ripetuto di volere un referendum attraverso il quale capire le reali volontà dei cittadini catalani.

Pablo Iglesias è poi stato ospite del programma "pop" El Hormiguero, con una lunga intervista nella quale si alternavano momenti seri e altri più leggeri. Il leader di Podemos ha detto di vedersi presidente tra due mesi e che gli non piacerebbe vivere alla Moncloa ma preferirebbe rimanere nel suo quartiere popolare, Vallecas. Ha spiegato che la Spagna può uscire dalla crisi cambiando la ripartizione economica, tassando maggiormente le classi ricche. Si è detto a favore della legalizzazione della cannabis ("Io non fumo ma bevo ogni tanto rum, che fa male uguale"), ha promesso di sciogliersi la coda in caso di vittoria elettorale e ha cantato - cavandosela bene - una canzone del cantautore spagnolo Javier Krahe.

I sondaggi continuano a dare Podemos piuttosto indietro rispetto a PP, Psoe e Ciudadanos. Vedremo se l'ospitata in tv (premiata dall'Auditel locale come la puntata più vista nella storia del programma El Hormiguero) aiuterà il partito di Iglesias a guadagnare punti.

Aggiornamento del 26 ottobre 2015: Bagno di folla ieri a Madrid per Albert Rivera, il leader di Ciudadanos che settimana dopo settimana sta guadagnando punti nei sondaggi.

In un comizio tenuto nel centro della città, Rivera ha detto di credere nella vittoria alle elezioni del 20 dicembre. Il fondatore di Ciudadanos ha - a parole - escluso Podemos dalla lotta per la vittoria: nel comizio non è mai stato citato Pablo Iglesias. Per Rivera sono tre le forze principali in campo: il "vecchio" bipartitismo di PP e Psoe e la novità di centro data proprio da Ciudadanos.

Gli ultimi sondaggi, diffusi dalla tv La Sexta, danno i Popolari di Rajoy in testa con il 28% dei voti, seguito dal Psoe di Pedro Sanchez con il 24%. Ciudadanos si attesta attualmente al 18% mentre è un po' in difficoltà Podemos, al 13,5%.

I sondaggi relativi al gradimento dei leader politici invece danno al primo posto proprio Albert Rivera, seguito da Pedro Sanchez.

Inedito faccia a faccia tv al bar tra Iglesias e Rivera

Aggiornamento del 19 ottobre 2015:

È andato in onda ieri sera sulla tv La Sexta il primo faccia a faccia tra Pablo Iglesias, leader di Podemos, e Albert Rivera, a capo di Ciudadanos.

È stato uno scontro tv originale, soprattutto nella forma. Jordi Évole, l'eclettico giornalista ideatore e presentatore del programma Salvados, ha fatto sedere i due politici in un normale bar di Barcellona e ha condotto l'incontro senza regole fisse: né minutaggi, né domande prestabilite, né i riti formali previsti in genere in questo tipo di occasioni.

Il risultato è stato un colloquio senza toni alti e senza accuse reciproche. I due protagonisti della nuova politica spagnola hanno conversato con cordialità, potendo raccontare i punti dei loro programmi elettorali.

Il format (assieme ai suoi protagonisti) è stato premiato dal pubblico: 5 milioni di persone hanno seguito il faccia al faccia, per uno share del 25%. Il pubblico ha apprezzato il confronto senza giacche e cravatte, dando probabilmente maggiori preoccupazioni a popolari e socialisti.

Per quanto riguarda i contenuti, diversi sono stati temi trattati. Sulla disoccupazione, Albert Rivera ha proposto un contratto unico di lavoro, un indeterminato progressivo che ricorda quello del Jobs Act di Renzi. Pablo Iglesias punta invece sull'aumento dei salari.

Molto diversa la posizione sull'indipendentismo catalano: il leader Ciudadanos afferma la sua totale contrarietà mentre Pablo Iglesias dice: "Non ho paura della democrazia, non voglio che la Catalogna si stacchi dalla Spagna però voglio che ci sia un referendum".

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Elezioni Spagna 2015 - Cambio di strategia per il PP

Aggiornamento del 9 ottobre 2015:

Mancano poco più di due mesi alle Elezioni in Spagna 2015, le politiche che per la prima volta vedono lo scontro tra quattro forze principali.

Dopo che Rajoy ha annunciato la data in cui si andrà al voto, il 20 dicembre, è ufficialmente partita la campagna elettorale dove la principale novità è data propio dal partito al governo, il PP, che ha deciso di ricorrere abbondantemente alla tv per recuperare punti.

E così Soraya Sáenz de Santamaría, discretissima vicepresidente del governo, considerata (anche dagli avversari) una delle persone più preparate, ha abbandonato la sua abituale riservatezza per partecipare a "El Hormiguero". Si tratta di un programma televisivo di Antena 3, uno show molto informale, fatto di interviste a personaggi famosi e giochi ed esperimenti fatti insieme all'ospite di turno.

Sáenz de Santamaría ha affrontato temi politici e risposto a domande più personali, raccontando ad esempio di aver ballato canzoni di Raffaella Carrà al matrimonio del collega di partito Javier Maroto. "Informazione" che anche l'account Twitter ufficiale del partito ha twittato.

Se il PP l'anno scorso criticava il leader dei socialisti Pedro Sanchez per aver partecipato allo stesso programma, reo di essere uno show e non un contenitore informativo, adesso le cose sono totalmente cambiate: anche i popolari sono a caccia di voti puntando sull'effetto simpatia.

La numero 2 del governo Rajoy si è anche esibita nell'insolita veste di ballerina con il resto del cast del programma.

I recenti sondaggi chiariscono perché Rajoy sta tentando di giocarsi questa nuova carta: un dato esemplificativo è quello relativo alla regione valenciana, dove il PP nel 2011 aveva raccolto il 53% dei voti. Quest'anno è dato al 20%, con una perdita di 12 seggi in parlamento (da 20 a 8, quando il totale regionale è di 33).

Elezioni Spagna 2015: Rajoy annuncia la data del voto

Aggiornamento del 2 ottobre 2015:

Le elezioni politiche in Spagna si terranno domenica 20 dicembre 2015. Rajoy ha ufficializzato la data nella giornata di ieri.

Elezioni Spagna 2015: la situazione dopo il voto catalano

Aggiornamento del 28 settembre 2015:Elezioni Spagna 2015

- Ancora manca la data in cui si terranno le elezioni politiche in Spagna. 13 o 20 dicembre, queste le due opzioni.

Ieri si sono tenute le elezioni regionali in Catalogna, voto legato a doppio filo con quello di dicembre. Gli indipendentisti hanno mantenuto senza problemi il governo catalano ma la forza secessionista non si è rafforzata, dal momento che più del 52% dei votanti si è espresso contro i partiti indipendentisti.

In vista delle politiche di dicembre, il dato catalano fa segnare una forte ascesa di Ciudadanos, "Podemos di destra", che dopo essere diventato secondo partito in Catalogna punta a un ruolo da protagonista anche nel governo centrale.

Rajoy invece deve riflettere sulla batosta che i catalani hanno dato al PP. Leggermente meglio i socialisti che - pur perdendo diversi seggi regionali rispetto al 2012 - sembrano essere al momento i favoriti alla vittoria a dicembre. Anche Pablo Iglesias dovrà lavorare molto in questi due mesi e mezzo: Podemos ha avuto una battuta d'arresto in Catalogna e deve rilanciarsi in fretta per non perdere definitivamente "l'effetto novità" che ha permesso di vincere le comunali a Madrid e Barcellona.

Aggiornamento del 3 settembre 2015: Elezioni Spagna 2015 - Le elezioni politiche si terranno a dicembre 2015. Mancano poco più di tre mesi all'importante voto ma la data ufficiale ancora non c'è. Quando si vota? Mariano Rajoy, presidente del governo, ha confermato che si voterà a dicembre ipotizzando il giorno 20. In attesa dell'ufficialità, rimane ancora in campo la seconda ipotesi: il voto il 13 dicembre.

Per la Spagna si prospettano tre mesi particolarmente caldi sul fronte politico. Le elezioni politiche sono infatti anticipate da un voto locale che però avrà un impatto decisivo su tutta la nazione e inevitabili ripercussioni anche sul voto di dicembre. Il 27 settembre in Catalogna si terranno le elezioni per rinnovare il parlamento locale. Il principale protagonista, l'attuale governatore Artur Mas, sta mediaticamente trasformando il voto in una sorta di consultazione sull'indipendenza catalana. Al momento dunque tutti gli sforzi delle compagini in campo, a partire dallo stesso PP di Rajoy, sono quelli per scongiurare una vittoria di Mas che potrebbe dare una svolta alla situazione catalana e sconvolgere il quadro politico nazionale.

Per ciò che riguarda le elezioni politiche di dicembre, i sondaggi confermano che sarà una lotta a tre tra il PP di Rajoy, il PSOE di Pedro Sanchez e Podemos di Pablo Iglesias. Più staccato Ciudadanos, di Albert Rivera.

I Popolari guidati da Rajoy vengono da un brutto risultato alle elezioni amministrative. Hanno perso il comune di Madrid e non si placano gli scandali sui casi di corruzione emersi negli ultimi mesi. Il premier sta provando ad invertire la tendenza negativa scegliendo di esporsi molto di più (non è mai stato così presente in estate come quest'anno, rilasciando numerose dichiarazioni) e cercando di evidenziare i (timidi) segnali positivi sul fronte della crescita economica.

Pedro Sanchez e i socialisti cercano di superare delle liti interne, con diverse voci dissidenti nei confronti del nuovo leader che è riuscito solo parzialmente - nell'opinione comune - a svecchiare il partito. Nonostante non stia brillando, il Psoe rivendica di essere la prima alternativa "non radicale" agli attuali governanti.

Anche Pablo Iglesias e Podemos stanno attraversando una fase delicata. Gli elettori hanno premiato Podemos alle elezioni amministrative ma il partito ora è chiamato alla possibilità di governare la nazione e non mancano i dissidi interni. I fatti successi in Grecia hanno portato - nei sondaggi - ad un calo di Podemos, con i suoi esponenti in difficoltà nel commentare le mosse di un partito - Syriza - sempre visto come un punto di riferimento. Lo stesso Iglesias si è fatto vedere di meno nelle ultime settimane, forse un voluto stop mediatico in attesa di lanciare la sfida per governare la Spagna.

Rimane aperto anche il fronte alleanze. Proprio come capitato in diverse situazioni dopo le elezioni amministrative, non si può escludere un eventuale patto Psoe-Podemos che insieme potrebbero ottenere una non difficile vittoria a dicembre. Al momento sia Sanchez che Iglesias dichiarano che non ci saranno alleanze, ma ancora una volta il responso delle urne potrebbe alterare gli scenari.

Elezioni Spagna: le amministrative di maggio 2015. Madrid e Barcellona a Podemos

0.40

- Il punto della situazione al termine degli scrutini: il Partido Popular si conferma il primo partito di Spagna ma ha perso molti voti e la maggioranza assoluta in quasi tutte le comunità autonomiche. Bene Podemos, che ottiene il municipio di Barcellona ed è la seconda forza a Madrid, dove potrebbe addirittura governare in caso di accordo con i socialisti. Negativo il risultato del Psoe, che ha sofferto l'arrivo dei nuovi partiti. Bene, ma forse un po' al di sotto delle aspettative, l'altra forza alternativa al bipartitismo, Ciudadanos, che conquista numerosi seggi nei comuni e comunità autonome. Azzerate le forze minori come UPyD (di centro) e Izquierda Unida (di sinistra) che escono dai comuni principali.

Ora si apre la fase delle alleanze, mai come questa volta necessarie in tanti comuni (a partire da Madrid) e comunità autonomiche per garantire la governabilità degli enti locali.

25 maggio 2015, 0.25 - Pedro Sanchez, leader del Psoe, parla di "Inizio della fine di Mariano Rajoy al governo". "Siamo la prima forza di sinistra nel totale delle comunità autonomiche e dei comuni", ha aggiunto.

23.52 - Esulta Ciudadanos, il partito nato in Catalogna e che solo negli ultimi 2 anni si è affacciato nelle altre regioni. Il leader Albert Rivera: "È solo l'inizio, ma già siamo la terza forza delle elezioni comunali in Spagna".

23.43 - Le prime dichiarazioni dai partiti: Pablo Iglesias di Podemos parla di "notte storica e magica" e lancia già la sfida al PP in vista delle elezioni generali di novembre. Dal canto loro i Popolari rivendicano che la somma dei voti in tutta la Spagna vedano il PP come primo partito. Ancora nessuna dichiarazione da parte di Psoe e Ciudadanos.

23.42 - La scheda di Ada Colau, il nuovo sindaco di Barcellona.

23.15 - Ancora in corso lo scrutinio delle Comunità autonome, dove il PP mantiene la sua leadership. Ma in tante Comunità si ripresenta la situazione in cui ci sarà la mancanza di maggioranza assoluta.

23.05 - A Madrid sta per terminare lo scrutinio ma la situazione rimane instabile, col PP che vincerebbe con 30mila voti in più rispetto a Podemos. Ma ad avere i numeri per governare sarebbe l'alleanza di centrosinistra tra Podemos e Psoe.

22.56 - A Barcellona è ufficiale la vittoria di Bcomu, la coalizione che comprende anche Podemos. È il trionfo della 41enne attivista Ada Colau, che però dovrà cercare appoggi esterni per poter governare. Bcomu ha 11 seggi, il CiU 10, Ciudadanos 5, Erc 5, Psc 4, PP 3, Cup 3.

22.25 - A Barcellona, il 91% dei voti scrutinati: Podemos al 25%, CiU al 22%.

22.20 - 62% dei voti scrutinati a Madrid, il PP ora è davanti, col 33%. Podemos al 32%.

22.00 - Al comune di Madrid scrutinato quasi il 15% dei voti e continua il duello Podemos-PP: 32% a 31%.

21.25 - A Barcellona, con il 9% di voti scrutinati, la lista di Podemos Barcelona en Comú è nettamente avanti con il 27% dei voti, contro il 19% del CiU. A Madrid scrutinato il 3% dei voti, Podemos al 32% e PP al 31%.

21.15 - Finito il tempo dgli exit poll, già arrivano i primi risultati dalle urne. 1% scrutinato al comune di Madrid con un testa a testa confermato tra Podemos e PP.

20.45 - El Pais fa il punto della situazione, con un sondaggio che dà il PP vincente in 11 comunità autonome su 13.

Ada Colau, candidata sindaco di Podemos a Barcellona, è in testa secondo TV3.

Incertezza al comune di Madrid dove un sondaggio dà avanti Podemos e un altro il PP.

20.10

- Un sondaggio di Antena 3 dà invece il PP di poco avanti al comune di Madrid. Gli exit poll di questi minuti confermano in ogni caso una forte incertezza.

20.05 - Secondo gli exit poll di Telemadrid, la elezioni comunali nella capitale spagnola vedrebbero la vittoria della candidata di Podemos Manuela Carmena, con il 34% dei voti, contro il 32% di Esperanza Aguirre del PP.

20.00 - Urne chiuse in quasi tutta la Spagna. Si vota ancora per un'ora alle Isole Canarie.

18.35 - I dati confermano un aumento, seppur lieve, dell’affluenza alle urne rispetto a quattro anni fa. Alle 18 di oggi il 49,78% degli elettori spagnoli si è recato alle urne, mentre nel 2011 la percentuale fu del 49,19%.

18.30 - Iniziano ad arrivare i dati dell’affluenza delle varie regioni. In Catalogna alle 18 di oggi aveva votato il 44,3% degli aventi diritto, meglio nei Paesi Baschi, dove la percentuale ha raggiunto quota 49,95%.

A breve i dati definitivi dell’intera Spagna.

17.50 - L’affluenza a metà giornata non è deludente, o almeno non lo è in relazione alle ultime elezioni. Alle 14.00 di oggi si è presentato a votare il 34,79% degli aventi diritto. Nel 2011, alla stessa ora, la percentuale degli elettori che aveva già espresso la propria preferenza era del 35,81.

I prossimi dati sull’affluenza sono attesi per le 18.

24 maggio 2015 - Seggi aperti, oggi, in Spagna per le elezioni regionali e amministrative. La chiamata al voto è per oltre 35 milioni di cittadini spagnoli, che avranno tempo dalle 9 alle 20 per esprimere la propria preferenza.

Elezioni Spagna 2015: il 24 maggio al voto per autonomiche e comunali. Lotta tra 4 partiti

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La Spagna al voto il 24 maggio 2015 per una tornata di elezioni che coinvolge la gran parte delle Comunità autonome (l'equivalente delle nostre regioni) e tutti i Comuni.

Il 24M rappresenterà un momento particolarmente significativo - al di là degli aspetti locali - per almeno due ragioni: per la prima volta il tradizionale bipartitismo cede il passo ad una situazione in cui le principali forze in campo sono ben quattro; inoltre la tornata elettorale di maggio anticipa solo di pochi mesi le più importanti elezioni politiche spagnole, che si terranno in una data ancora non fissata a fine 2015.

Dove si vota

Le Comunità autonome al voto sono Asturie, Cantabria, Navarra, Castiglia e León, La Rioja, Comunità Valenciana, Comunità di Madrid, Castiglia-La Mancha, Regione di Murcia, Canarie, Isole Baleari, Aragón, Extremadura, e le due città autonome Ceuta e Melilla.

Tra i Comuni al voto le situazioni più interessanti sono certamente quelle di Madrid e Barcellona, le due principali città spagnole dove regna l'incertezza ed è difficile prevedere chi sarà il nuovo sindaco.

I partiti

Sono quattro i partiti principali in campo: il Partito Popolare (PP) il cui leader è il capo del governo Mariano Rajoy; il Partito Socialista (PSOE) guidato da Pedro Sanchez; Podemos con Pablo Iglesias; Ciudadanos (C's) con Albert Rivera.

Le due forze nuove sono Podemos e Ciudadanos: la prima, nata sull'onda degli indignados, ha già affrontato il primo test elettorale con le Europee 2014 ottenendo un ottimo risultato. Dopo il boom, per il partito di sinistra guidato da Iglesias è arrivato un momento di assestamento con un piccolo calo nei sondaggi e una serie di problemi interni (tra i quali il recente abbandono da parte dell'ideologo e numero 2 Monedero).

Ciudadanos, che per semplificare enormemente si può definire un Podemos di centrodestra, era già da anni una realtà in Catalogna, adesso Rivera punta a tutta la Spagna e ha rapidamente scalato i sondaggi arrivando a ridosso degli altri tre partiti.

Quindi da un lato ci sono i partiti di sempre, socialisti e popolari, chiamati a lottare per mantenere il loro posto di vertice nei Comuni e nelle Comunità autonome, dall'altro ci sono i due nuovi partiti - l'alternativa - che hanno in comune la spinta al cambiamento e la lotta alla corruzione (altro tema particolarmente sentito visti i tanti scandali degli ultimi anni).

I sondaggi

Le ultime elezioni nelle Comunità autonome hanno visto la vittoria del PP, che ora è al governo in quasi tutte le regioni in cui si vota, ad eccezione di Asturie (PSOE), Isole Canarie (CC) e Navarra (UPN). I Comuni spagnoli sono invece principalmente amministrati da sindaci del PP e del PSOE.

Gli ultimi sondaggi danno in genere un leggero vantaggio ai Popolari, ma in pochi casi si prevede una maggioranza assoluta. Ad esempio, nel comune di Madrid i sondaggi danno 19 seggi al PP, 17 ad Ahora Madrid (così si chiama la lista madrilena di Podemos), 11 al PSOE e 10 a Ciudadanos. La candidata sindaco dei Popolari Esperanza Aguirre potrebbe vincere, ma avrebbe poi bisogno di ricorrere ad alleanze per governare. L'alleanza sulla carta più facile sarebbe con Ciudadanos (i programmi dei due partiti hanno parecchi punti in comune), ma dalla candidata Begoña Villacís (avvocato, classe '77, altro volto emergente della politica spagnola - foto in alto) sono già arrivati diversi no in merito a quest'ipotesi.

A Barcellona, con in campo le formazioni politiche catalane, i sondaggi danno avanti Barcelona en Comú (BComú), lista che comprende anche Podemos. Poco staccato il CiU del sindaco uscente Xavier Trias. Anche in questo caso la differenza è minima e la maggioranza assoluta appare molto lontana.

A dare l'idea della possibile instabilità politica nei Comuni e nelle regioni spagnole è il risultato delle elezioni in Andalusia del 22 marzo scorso: lì a vincere fu la candidata del PSOE Susana Diaz, ma la mancanza della maggioranza assoluta e la difficoltà nello stringere alleanze hanno bloccato la situazione. L'Andalusia è al momento senza governo e non si esclude di tornare alle urne.

E poi c'è il fattore indecisione: altissima la percentuale degli elettori che dichiarano di non sapere ancora chi votare. A Madrid il 30% degli aventi diritto si dice indeciso (contro il 16% nel 2011), a Barcellona addirittura il 47% (contro il 21% del 2011). Solo da domenica sera, con lo spoglio, si capirà qualcosa in più sulla direzione politica che sta prendendo la Spagna.

I risultati

Su questa pagina seguiremo i risultati delle Elezioni regionali e comunali in Spagna.


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