Renzo Bossi membro dell'"Osservatorio sulle fiere lombarde": il caso emblematico di un paese malato


26/08/2010, ci scrive nei commenti il presunto Ufficio Legale della Lega chiedendo l'oscuramento di questa pagina in quanto l'ente in questione non esisterebbe. Molti quotidiani hanno in archivio più di un pezzo sull'Osservatorio e sulla nomina di Renzo, può darsi che le cose siano cambiate da quando anche noi ne abbiamo parlato: prendete questa notizia con buonsenso e nel contesto storico in cui è stata scritta. Effettivamente per questo articolo siamo stati querelati: non crediamo che il nostro commento sia diffamatorio e diverso da quanto letto un pò dappertutto sulla stampa italiana, ma vi diremo di più a suo tempo.

Quello dell'Expo 2015 milanese sta diventando ormai un feuilleton così disperatamente complicato da poter essere tranquillamente definito "un suk", come ha fatto Il Sole 24 Ore in questo articolo, così denso e intricato che evito di riassumerlo e mi limito a segnalarvelo.

Una notizia emerge però tra tutte le altre: Renzo Bossi, figlio d'arte di Umberto, noto più che altro per la sua cronica incapacità di conseguire la maturità, è stato nominato nel consiglio di direzione dell' "Osservatorio sulla trasparenza e l’efficacia del sistema fieristico lombardo".

Si tratta di un ente costituito in questi giorni su iniziativa della Lega Nord, con lo scopo di "costituire uno strumento esterno, indipendente, al servizio delle piccole e medie imprese, con il compito di raccogliere le valutazioni degli espositori e le eventuali segnalazioni di anomalie riscontrate nel sistema fieristico regionale".

In un paese come il nostro per presiedere un ente come questo, non è necessario avere un titolo di studio superiore alla terza media: basta essere figli di un politico di importante. Non che sia una novità: lo sappiamo tutti da tempo. Tuttavia è stupefacente constatare come la Lega Nord, che spesso si presenta come "anti-sistema", non sfugga assolutamente a questa logica perversa e familista.

Si è fatto un gran parlare in questi mesi della "fine della diversità" della sinistra per quanto riguarda la "questione morale". Forse - non foss'altro che per onestà intellettuale - sarebbe il caso di cominciare ad aprire un dibattito del genere sulla Lega Nord.

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