Denis Verdini lancia Ala (Alleanza Liberalpopolare Autonomie) per salvare il governo Renzi

Verdiniani, cosentiniani, ex uomini di Raffaele Lombardo. Ecco la stampella di ex Forza Italia per sorreggere il governo Renzi.

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Se n'è parlato per tanto di quel tempo che, forse, qualcuno sperava che si trattasse solo di fantapolitica. E invece no: il nuovo gruppo parlamentare (al Senato) di Denis Verdini prende davvero vita grazie a dieci transfughi, completa lo strappo con Berlusconi e si prepara a diventare la stampella al governo Renzi in difficoltà. Anche se Verdini ci tiene a fare una precisazione non richiesta: "Non abbiamo alcuna intenzione di entrare nel Pd, se avessi voluto, lo avrei fatto nel Pci da ragazzo, nella rossa Toscana".

Anche perché immaginare che Verdini entri nel Pd con una pattuglia di verdiniani di ferro, amici di Cosentino e uomini di Raffaele Lombardo fa una certa impressione (anche se non si può escludere che, sul lungo termine, l'orizzonte sia davvero quello). L'ex plenipotenziario di Forza Italia e "uomo del Nazareno" porta con sé infatti Vincenzo D'Anna, Antonio Scavone, Giuseppe Compagnoni e altri sette eletti nelle file del Pdl con cui formare il gruppo parlamentare Alleanza Liberalpopolare Autonomie.

E alla Camera? Al di là del fatto che in questo ramo del Parlamento il Pd non ha la necessità di aiuti quanto al Senato (è noto come l'unico scopo di tutta questa operazione sia dare una mano al governo, almeno a portare a termine la riforma del Senato), anche da queste parti si muove qualcosa: per il momento però i numeri non superano i sette deputati che stanno seguendo Verdini nel suo nuovo progetto. Ce ne vogliono altri tre almeno per poter dare vita a un sottogruppo nel Misto (per dare vita a un gruppo vero e proprio ce ne vogliono 20). Il colpaccio sarebbe quello di unirsi a Scelta Civica per formare un gruppo vero e proprio, ma bisogna capire se il nuovo segretario del partito, Zanetti, è disposto a "macchiare" in questo modo la creatura che sta faticosamente provando a rilanciare.

Più probabile che, in vista delle prossime elezioni, il fronte si andrà a creare con Alfano e Casini; in un'ottica che sarà davvero di alleanza con il Partito Democratico e che bisognerà capire quanto sarà digeribile per l'elettorato storico del Pd, che - forse Renzi non se ne rende conto fino in fondo - pesa moltissimo. Per il momento, però, di questi aspetti futuri non si parla; a tenere banco sono le operazioni del prossimo futuro: provare a modificare l'Italicum con un premio di coalizione che permetterebbe a partiti e partitini di restare in vita; approvare la riforma del Senato "così com'è". Soprattutto, arrivare a fine legislatura. Perché nella sua sfera di cristallo, in caso di fine legislatura anticipata, Verdini legge solo "hic sunt leones (o peones?)".

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