Nato: Inaugurate 6 nuove basi in paesi dell'Est Europa. Stoltenberg: "Passo avanti per la sicurezza collettiva"

ZAGAN, POLAND - JUNE 18:  NATO Secretary General Jens Stoltenberg stands in front of a Leopard tank of the Polish Army while speaking to the media during the NATO Noble Jump military exercises of the VJTF forces on June 18, 2015 in Zagan, Poland. The VJTF, the Very High Readiness Joint Task Force, is NATO's response to Russia's annexation of Crimea and the conflict in eastern Ukraine. Troops from Germany, Norway, Belgium, Poland, Czech Republic, Lithuania and Belgium were among those taking part today.  (Photo by Sean Gallup/Getty Images)

Ieri hanno aperto ufficialmente le nuove basi della Nato (Force Integration Unit) nei tre paesi Baltici (Lituania, Estonia, Lettonia) e in Romania, Bulgaria e Polonia.

Il segretario generale dell'organizzazione, Jens Stoltenberg, non ha voluto mancare l'inaugurazione della base di Vilnius. Ivi, ha espresso grande soddisfazione per l'avvio dei nuovi centri di comando, che rappresenterebbero "parte del grande progetto di rafforzamento della sicurezza collettiva". Ed ha aggiunto: "Mentre la bandiera della Nato viene issata in sei dei nostri alleati orientali, la nostra intera Alleanza fa un grande passo avanti verso maggiori solidarietà, forza e prontezza" (Via RT).

I nuovi avamposti del Patto Atlantico, decisi nel vertice in Galles dello scorso anno, sono stati aperti, oltre che a Vilnius, a Tallinn, Sofia, Riga, Bydoszcz e Bucarest. Sono centri decisionali, dotati di un ristretto personale, e a disposizione della brigata Nato che può diventare operativa nel giro di 48 ore.

Ovviamente il via libera a nuovi centri strategici nell'Europa dell'est ha come finalità quella di contrastare qualsiasi tentativo di espansione della Russia di Vladimir Putin, ma anche quello di controllare che il governo ucraino, nominato con modalità assai discutibili, non venga minacciato da fattori interni.

Stoltenberg è tornato sul tema dei nuovi centri, rilasciando alcune dichiarazioni al Wall Street Journal. Ivi il segretario della Nato afferma che: "per 40 anni il compito principale e quasi unico della Nato è stato quello di fornire un deterrente in Europa. La guerra fredda si è conclusa, il Muro di Berlino è caduto e così invece di andare fuori mercato siamo andati fuori area [in Afghanistan]. Ora siamo sulla via del ritorno".


Ma pur essendo la Nato "sulla via del ritorno", l'ex Primo Ministro della Norvegia, ha voluto comunque lanciare un segnale di "distensione" a Putin: "[Con la Russia] dobbiamo incontrarci e sederci intorno al tavolo delle trattative. L'idea secondo la quale l'intesa e il dialogo siano una sorta di concessione o di debolezza, è errata. Soprattutto quando la tensione sale, quando osserviamo un innalzamento dell'attività militare”.

In ogni caso la distensione appare solo formale, e sembra proprio di essere tornati in una logica da Guerra Fredda. E' lo stesso Stoltenberg ad ammettere che tutto quello che fa la Nato rispecchia un "principio di proporzionalità" rispetto alle azioni russe. Così, ad esempio, mentre la Russia starebbe tentando di penetrare nell'Ossezia del sud, in Georgia, ecco che per tutta risposta lo scorso 27 agosto è stato inaugurato un centro di addestramento Nato a Krtsanasi. Chi abbia, poi, "incominciato per prima" nella Repubblica ex Sovietica è molto difficile stabilirlo, visto le ingerenze dell'amministrazione Bush con il sostegno alla Rivoluzione delle Rose, guidata Mikheil Saak'ashvili (ricercato nel suo paese per vari crimini e ora Presidente della Regione di Odessa in Ucraina e consigliere del Presidente Porosenko).

Certo la disparità tra le forze in campo rimane netta: come si vede dal grafico di un articolo pubblicato su La Stampa nel febbraio del 2015 (che trovate qui). La Russia difficilmente potrà competere con la Nato, nonostante le (presunte) provocazioni in Finlandia e le minacce alle Repubbliche Baltiche, Putin al momento non è in grado di tenere il passo del fronte Atlantico in Europa.

Tuttavia, le manovre militari congiunte della Nato, dal mar Baltico alla Romania, dalla Polonia all'Ungheria, non dovrebbero essere giudicate corrivamente come un dato rasserenante per i cittadini europei. Se i conflitti lungo il confine russo si radicalizzassero, o ne scoppiassero di nuovi, ciò non potrà non avere ricadute sociali ed economiche anche sull'Europa.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • +1
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO