Renzi attacca Corbyn. La replica: "No comment"

Italicum Matteo Renzi

Per il momento l'unica reazione dello staff di Jeremy Corbyn alle dichiarazioni di ieri di Matteo Renzi è un secco "No comment". Non sappiamo se il leader dei laburisti riterrà opportuno replicare più tardi, ma a nostro avvisto, visto lo spessore dell'intervento del premier italiano in assemblea Pd, sarebbe meglio lasciar perdere così.

Che Renzi abbia scelto di demolire la nomina dell'esponente della sinistra, di orientamento keynesiano in economia e pacifista in politica estera, non è comunque passato inosservato alle grandi testate internazionali. La prima a dare rilevo alla notizia è stato il Financial Times, che per Corbyn ha già dimostrato una certa ostilità. Il quotidiano economico ha titolato: "Le politiche di Corbyn sono una ricetta per la sconfitta, dice Matteo Renzi".

Nel pezzo si riporta fedelmente il pensiero del premier, o meglio le sue solite battute, elaborate magari da un "geniale" esperto di comunicazione al suo servizio . Renzi paragona il Labour Party a guida Corbyn alla squadra di basket dei Washington Generals, che ha subito una lunga serie di sconfitte contro gli Harlem Globe Trotters. E poi ancora: "Non si tratta di capire se si è blairiani o anti-blairiani, si tratta se si va alle elezioni come alle Olimpiadi, ciè per partecipare, o se si pensa che si possano anche vincere". L'unica "apertura" alla sinistra del premier è questa: "Se 250 mila persone votano per Corbyn qualche domanda ce la dovremo fare".

Ovviamente queste esternazioni rispondono ad un clima di opposizione generale da parte dell'establishment nei confronti del leader laburista. Corbyn, durante e dopo le primarie, è stato oggetto di attacchi durissimi dall'ala moderata del suo partito, dal Primo Ministro David Cameron e dalla stampa nazionale ed estera (anche i giornali italiani hanno fatto la loro paro parte). Tutti intenti a prendere di mira, con argomentazioni generiche, e spesso con qualche calunnia (basti pensare all'infondata accusa di antisemitismo circolata qualche tempo fa), il nuovo volto del Labour.

Ma mettendo da parte le semplificazioni che accompagnano Corbyn, che lo dipingono o come "il male" o come la personificazione della "sconfitta", ci permettiamo di fare qualche specificazione a margine delle dichiarazioni di Renzi.

Innanzitutto, segnaliamo che se molti delusi del Labour sono tornati a partecipare è stato possibile proprio perché Corbyn era un candidato "alternativo" e non un continuatore delle politiche liberiste del passato. In secondo luogo, il pacifista inglese è stato eletto con le primarie e non con manovre di palazzo. E le primarie inglesi, basta guardare il regolamento, sono un po' più trasparenti di quelle del Pd italiano, che hanno palesato negli ultimi anni non pochi problemi.

C'è poi da considerare che le disfunzioni della democrazia rappresentativa sono da Renzi prese come "stati di fatto", se non esaltati. Perché negli Stati Uniti, ad esempio, non è mai emerso un candidato di sinistra radicale? Basta conoscere un po' di storia del paese e guardare la disparità delle forze economiche in campo per comprenderne il motivo. Ma forse il Presidente del Consiglio preferisce un sistema meno aperto alla partecipazione.

Corbyn ora si dedicherà a creare un'alternativa di governo, conscio che molti del suo partito vorrebbero farlo cadere al più presto. E Renzi, se fosse un iscritto del Labour, probabilmente non sidedicherebbe ad altro. Ma attenzione, è qui l'inganno, non genericamente per "vincere" come afferma. Per il "rottamatore", infatti, c'è solo un tipo di vittoria possibile: quella del Jobs Act, dell'abrogazione dell'articolo 18, dei tagli alla sanità, della messa in questione di un regime di tassazione progressivo.

Insomma, Renzi sogna di tirare da tre punti negli Harlem Globe Trotters. Che detto altrimenti: per non sbagliare meglio stare con i forti e non con i deboli.

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