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La destra che non c'è. Una riflessione critica sulle posizioni del centro-destra alla luce del caso Englaro

Pubblicato: 10 feb 2009 da Luca Landoni

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Finita la sbornia mediatica di notizie intorno al caso Eluana Englaro e a tutto il corollario di azioni-reazioni che ha suscitato, voglio aprire una discussione, o meglio una riflessione sullo schieramento che in linea teorica è più vicino alle idee di chi scrive e in generale di un certo elettorato genericamente (e molto approssimativamente) definito “liberalconservatore”.

In questo momento provo un certo disagio, inutile negarlo. E non perché non rispetti la posizione di chi si è schierato a favore della vita a tutti i costi. La rispetto eccome. Lo stesso principio fondante del liberalesimo è fondato sul rispetto delle idee altrui. Il problema è la granitica compattezza del fronte di centro-destra di fronte a un caso etico controverso come quello di Eluana Englaro.

Si è verificato uno schiacciamento ideologico sulle posizioni della Chiesa che francamente fa paura. E se non mancano taluni esempi anche recenti di segno contrario, come ad esempio la querelle Maroni-Famiglia Cristiana, in questo caso l’identità di vedute è stata netta, e tutti coloro che si trovavano su posizioni liberalprogressiste (a me piace definirle anarco-liberali) è stato chiuso in un angolo e privato di rappresentanza senza tanti complimenti.

E invece lasciatemi gridare che questa destra esiste, e non è conservatrice nè clericale, anzi è proprio l’opposto. È una destra che non ha paura di fare propri alcuni concetti storici della sinistra come la solidarietà verso i deboli e gli emarginati, ma che non commette l’errore della sinistra di esaltare l’illegalità in nome del buonismo.

È una destra che quando prende posizione non lo fa per fare dispetto all’opposizione ma perché pensa con la propria testa.

È una destra che negli ultimi trent’anni ha amato De Andrè, Bennato, il Banco del Mutuo Soccorso, la Pfm, Nanni Moretti, Neruda, Calvino, Silone anche se erano tutti comunisti o di sinistra.

È una destra che si è battuta per il divorzio e per l’aborto, che ha letto Montanelli e Guareschi, che disprezzava i socialisti e la Democrazia Cristiana, ma è sempre stata antifascista. Ma non antifascista alla maniera partigiana, intendiamoci bene. Antifascista in senso antiautoritario, cioè senza chiudere tutti e due gli occhi davanti alla storia, al punto di meritarsi l’accusa revisionista.

È una destra che non c’è. O meglio, è una destra che in Parlamento non c’è. Ma non per questo non esiste, e proprio oggi che è stata offesa grida più forte che mai di essere viva.

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51 commenti

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    Amex I.

    12 feb 2009 - 02:14 - #51
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    Ciao Luca leggo ora questo post e non posso fare altro che sottoscrivere appieno questo tuo pensiero… Purtroppo anche a me pare che una destra realmente liberale (non nel senso del PDL) non è per nulla rappresentata in parlamento. Una destra che abbia la dignità delle proprie idee.
    Questa vicenda ha reso palese che la destra attuale è appiattita tra gli interessi di una classe economica e gli interessi di una classe religiosa e, mancando qualsiasi coerenza, non riesce a prendere posizione in eventi delicati.
    A sinistra non si sta certamente meglio… schiacciati tra le posizioni di Di Pietro e le non posizioni del PD ma si sta muovendo un sottobosco di movimenti di idee e di iniziative su cui pongo una grossa speranza.
    Sinceramente spero che da questa totale distruzione della dignità dei grandi partiti “storici” (che ha causato senza dubbio il crollo economico dell’italia) si può uscire solo con una nuova fase costituente.
    Spero vivamente che anche a destra si inizi a muovere una “opposizione” a questo ” Centrismo Democristiano da cui non siamo ancora riusciti a venire fuori… Credo che ci voglia ancora un pò di tempo…
    Ultima riflessione:
    Ho quasi nostalgia della vecchia DC, che rubava, ma almeno aveva chiaro quale fosse l’interesse del paese…

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