Adriana Pannitteri è una giornalista e conduttrice del TG1: un volto che avrete visto centinaia di volte all’ora di cena. Non solo: è anche una scrittrice e qualche anno fa, per i tipi di Aliberti ha dato alle stampe “Vite Sospese“, in cui affrontava con sorprendente anticipo, temi sui quali ci si sarebbe scannati con toni da guerra civile oggi.
Grazie ad un comune amico abbiamo discusso via mail di quanto accaduto in questi giorni, e della devastante - per il tessuto sociale peraltro già marcio, metastatico, di una nazione - vicenda di Eluana Englaro. Ne è venuto fuori quanto trovate qui sotto. Buona lettura.
In Vite Sospese hai incontrato anche Beppino Englaro: che impressione avevi avuto? Come ti era sembrato il padre di Eluana?
Ho incontrato più volte Beppino Englaro dopo la prima visita a Lecco, quando mi condusse oltre due anni fa da Eluana. Con lui è proseguito, dopo qualche scontro iniziale, un rapporto di amicizia che mi permetto di definire profondo. Ho continuato a parlare con lui anche in questi momenti difficili e penso che dobbiamo molto a questo uomo dal carattere rude, per certi versi, ma anche dalla dignità fortissima.
Per Eluana aveva un amore e un rispetto prodondo. Per questo non ha mai voluto che immagini e fotografie attuali mostrassero la trasformazione di questa giovane donna, bella, entusiasta e sorridente ridotta ormai a quella che può definirsi - e poteva definirsi solo una vita artificiale, una non vita. Una “purosangue della libertà”, come amava definirla, e così vuole ricordarla. Ora Beppino Englaro ci chiede solo un pò di silenzio e di rispetto.
Sembra sempre che si debba arrivare al punto di rottura - vedi anche il caso Welby - perchè qualcosa si muova a livello legislativo. Come mai siamo un paese così fermo, da questo punto di vista, per esempio riguardo al testamento biologico?
Siamo un paese fermo, anzi fermissimo. A mio parere, indifferente davanti alle molte ingiustizie che si consumano dinanzi ai nostri occhi, e troppo spesso violento e arrogante quando si tratta di decidere della vita degli altri. I disegni di legge sul testamento biologico sono rimasti sepolti per mesi in Parlamento nonostante l’impegno di esponenti politici - basti pensare al Sen. Marino - che sui temi di fine vita avevano più volte sollecitato riflessioni.
Sono diventati prioritari - ma in modo punitivo, maldestro - solo quando si è trattato di fermare ciò che sentenze della magistratura avevano reso possibile. Siamo anche un paese con una splendida carta costituzionale. La vicenda Welby era già scrittta lì: nella possibilità di curarsi o non curarsi ma non è stato semplice far valere quel diritto.
Le storie che racconti nel tuo libro - Nuvoli, Welby, Crisafulli, la stessa Eluana - sono divise tra chi vorrebbe morire, e chi rifiuta qualunque forma di “dolce morte”: ma non sarebbe più semplice se ognuno fosse lasciato libero di decidere per sè?
Sì, la penso come te. Dovremmo essere lasciati liberi di scegliere. Non abbandonati: semplicemente liberi.
MetalSho
11 feb 2009 - 00:46 - #1E’ giusto che si “regolarizzi” questa questione. L’importate però è che ai malati sia data prima un’assistenza degna di questo nome, perché se vengono lasciati a loro stessi, o in condizioni pietose, è normale che poi vogliano soltanto morire.
Le persone che stanno male vanno dapprima aiutate a continuare a vivere e solo quando è stato provato tutto allora si può concedere “la via di uscita”.
Dare la possibilità di morire senza dare anche una valida alternativa medica/psicologica è come porgere una lametta ad un depresso non appena scende la prima lacrima.
Sì ad una morte decorosa, ma no alle cabine del suicidio di futurama.
tanki
11 feb 2009 - 09:17 - #2#1
in effetti se ti riferisci al caso di questi giorni non sembra che si sia provato di tutto vero? si poteva andare avanti ancora per 15-16 anni… che dici?
(Xanderoby)
11 feb 2009 - 09:50 - #3MetalSho: concordo su un principio, ovvero che si renda il Welfare quello che attualmente non è, garantendo cure ed un grado di civiltà decisamente superiore all’attuale.
Parallelamente si faccia una legge che rispetti le libertà individuali, ove chi non trova conforto in una vita attaccato ad una macchina possa morire dignitosamente.
E che la Chiesa più che proporre o imporre questioni morali e pubblici divieti, si muova per prevenire i problemi, proponendo un piano di cure adeguate ai malati, e nel caso investendoci del suo: se bisogna convivere con le ingerenze, che sia anche ingerenze danarose, e non solo morali.
;)
MetalSho
11 feb 2009 - 10:52 - #4@tanki
Sul caso di questi giorni mi sono già espresso abbondantemente. Per riassumere, non era una scelta di mia competenza e se i medici e la magistratura hanno deciso che si poteva procedere alla sospensione dell’alimentazione, per me si poteva, a malincuore, procedere.
@Xander
Ricordo, giusto per chiarirsi, che la Chiesa è contraria all’Eutanasia attiva (ovvero quella che interviene con medicinali per uccidere il paziente) e contro la sospensione di tutte le cure che non rientrino nel contesto dell’accanimento terapeutico. Per loro cibo e acqua, anche se tramite una macchina, non vengono considerate una “medicina”.
Inoltre ti ricordo che vicino ad Eluana, in tutti questi anni, c’è stata una suora. Che altro vuoi di più? Che ci vada il Papa di persona?
:-P
Cmq siamo d’accordo :-)
(Xanderoby)
11 feb 2009 - 11:33 - #5MetalSho: sì, quelle che sono le posizioni della Chiesa le conosco, come conosco quelle che sono le attuali posizioni dell’ordinamento italiano ed europeo, che nel caso di Eluana han ritenuto cure ed accanimento terapeutico anche alimentazione ed idratazione, che son una cosa diversa da cibo ed acqua.
Ma quello che intendevo io, riprendendo le tue parole, è che la Chiesa, se proprio vuole evitare che qualcuno usi il sacrosanto testamento biologico, che per esser tale deve dare la possibilità di morire, deve adoperarsi ed intervenire PRIMA che ciascuno scelga, proponendo alternative pratiche e non cavilli legali che non le competono, essendo un paese straniero.
Ed allora, ingerenza per ingerenza, che si adoperino per aumentare il livello del Welfare italiano, sia da un punto di vista politico (spronare i governi ad investire di più e meglio), sia da un punto di vista economico (brutalmente: cacciando i soldi!).
Altrimenti continuo a vedere la sua posizione in maniera un pelo ipocrita, sfruttando le leve cattoliche che siedono in Parlamento per legiferare contro tutti gli italiani, anche quelli non cattolici.
Per il resto siamo d’accordo. :)
MetalSho
11 feb 2009 - 13:19 - #6@Xander
Sì, su questo siamo d’accordo.
Converrai con me però che i politici sono ottimi “ascoltatori” della Chiesa e si scoprono improvvisamente cattolici solo quando sono loro a guadagnarci… Quando non gli conviene non si fanno problemi a dire “che si faccia gli affari suoi”…
Ci servono altri politici.