10 cose da sapere sulla Loggia Massonica P2

10 cose da sapere sulla loggia massonica Propaganda 2.

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La Loggia Massonica Propaganda 2, detta semplicemente P2, era una loggia massonica aderente al Grande Oriente d'Italia (GOI). La loggia era alle dipendenze dirette del Gran maestro dell'Ordine sino all'avvento di Licio Gelli, nominato nel 1975 Maestro venerabile e quindi ufficialmente a capo della loggia e morto questa mattina.

Gelli fu iniziato alla massoneria il 6 novembre 1963, presso la loggia “Gian Domenico Romagnosi” di Roma, successivamente fu maestro nella loggia “Hod” dal Maestro venerabile Alberto Ascarelli, dove cominciò ad inserire numerosi personaggi di spicco, destando l'apprezzamento del suo Maestro venerabile. La scalata di Gelli della massoneria fu rapida e verticale.

La loggia P2 fu fondata da Gelli?
No, la loggia P2 ha origini molto più antiche che risalgono a prima ancora della nascita di Gelli. Fu fondata nel 1877 col nome di Propaganda massonica e la sua caratteristica principale fu quella di garantire un'adeguata copertura e segretezza agli iniziati di maggior importanza, sia all'interno che al di fuori dell'organizzazione massonica. La loggia fu abolita nel 1925, quando Mussolini sciolse tutte le logge massoniche. Nel dopoguerra, quando ripresero tutte le attività massoniche e quindi anche quelle della loggia, il Gran maestro Ugo Lenzi (1949-1953) ricostituì la loggia "Propaganda", che prese il nome "Propaganda 2" per ragioni di numerazione delle logge italiane imposte da necessità organizzative. Il 15 giugno 1970 l'allora Gran Maestro dell'Oriente d'Italia Lino Salvini delegò a Gelli la gestione della loggia P2, conferendogli la facoltà di iniziare nuovi iscritti e il ruolo di segretario organizzativo. Da quel momento la loggia sarà completamente nelle mani di Gelli fino al 1981.

Quando è stata scoperta l'attività della loggia?
La loggia fu scoperta nel corso di una inchiesta della procura di Milano sul presunto rapimento dell'avvocato e uomo d'affari siciliano Michele Sindona. Secondo le indagini Sindona aveva proposto al mafioso di Cosa Nostra Stefano Bontate un piano separatista per la Sicilia possibile grazie all'affiliazione di alcuni mafiosi ad una loggia massonica coperta. Il 17 marzo 1981 i finanzieri agli ordini del colonnello Bianchi, su impulso dei giudici istruttori Gherardo Colombo e Giuliano Turone, perquisirono la villa di Gelli ad Arezzo, "Villa Wanda", e la fabbrica di sua proprietà chiamata la "Giole" a Castiglion Fibocchi, sempre presso Arezzo: i finanzieri rinvennero una lista di quasi mille iscritti alla loggia P2, fra i quali il comandante generale dello stesso corpo della GdF Orazio Giannini. Tra i nomi c'era anche quello di Sindona, cosa che confermò agli inquirenti il quadro indiziario a carico del banchiere ed aprì ad uno dei più grandi scandali della storia italiana.

Chi c'era nella lista degli iscritti alla P2?
L'elenco degli iscritti, secondo molti non completo, è pieno di nomi eccellenti sia per l'epoca che anche per i tempi moderni: tra i 962 iscritti spiccavano i nomi di 44 parlamentari (compresi alcuni pezzi dell'allora governo), un segretario nazionale di partito (PSDI), 12 generali dei Carabinieri, 5 generali della Guardia di Finanza, 22 generali dell'esercito italiano, 4 dell'aeronautica militare, 8 ammiragli, vari magistrati e funzionari pubblici, ma anche di giornalisti, personaggi legati al mondo dello spettacolo ed imprenditori. Da Silvio Berlusconi a Vittorio Emanuele di Savoia, c'era Maurizio Costanzo, Alighiero Noschese, Claudio Villa, Paolo Mosca, il professor Fabrizio Trecca, Michele Sindona e Roberto Calvi, Umberto Ortolani, il costruttore romano Mario Genghini, l'imprenditore Gabriele Cetorelli, l'allora Presidente di Eni Leonardo Di Donna, Duilio Poggiolini, tutti i capi dei servizi segreti italiani e ai loro principali collaboratori. C'erano Vito Miceli, a capo del SIOS e successivamente direttore del SID, Giuseppe Santovito del SISMI, Walter Pelosi del CESIS e Giulio Grassini del SISDE.
L'allora procuratore di Roma quantificò gli iscritti delle due liste in complessivamente 2000 nomi e in un'intervista rilasciata da Gelli al settimanale L'Espresso del 10 luglio 1976 questi affermò che gli iscritti alla Loggia P2 erano allora 2400.

Perchè tale attività era ritenuta eversiva?
Inizialmente lo scandalo era relativo solo alla "loggia coperta" ma successivamente la questione esplose al ritrovamento del Piano di Rinascita Democratica, rinvenuto in un doppiofondo di una valigia di Maria Grazia Gelli, figlia di Licio Gelli, nel 1982. Quel piano, secondo gli inquirenti, delineava il profilo eversivo della stessa loggia: secondo il riassunto che fornisce Wikipedia il Piano è un elaborato a mezza via fra un manifesto ed uno studio di fattibilità che conteneva una sorta di ruolino di marcia per la penetrazione di esponenti della loggia nei settori chiave dello Stato, indicazioni per l'avvio di opere di selezionato proselitismo e, opportunamente, anche un preventivo dei costi per l'acquisizione delle funzioni vitali del potere.

Cosa è stato effettivamente fatto dalla loggia P2?
Basta osservare un po' quanto successo nel mondo dei media italiani negli anni immediatamente precedenti la scoperta della loggia. La scalata ai giornali italiani iniziò dall'obiettivo più ambito: il Corriere della Sera, che fu acquistato dall'ignara famiglia Rizzoli che si recava in banche presiedute o dirette da affiliati della P2, e che quindi la decisione di conceder loro nuovi liquidi era condizionata dal parere di Gelli, che fece pressioni anche sullo Ior affinchè i Rizzoli ottenessero liquidità, indebolendo la loro posizione e diventando ricattabili. Nel 1977 la P2 spinse i Rizzoli verso l'acquisizione di molti altri quotidiani. La famiglia abbandonò in breve i vertici editoriali, ma l'andamento della libertà di stampa sul finire dei '70 da ragione alle attività di Gelli.

Chi erano i politici implicati nello scandalo?
La bufera prodotta dal ritrovamento delle liste fu senza precedenti in Italia: politici di ogni schieramento, dai cattolici ai missini passando tra i socialisti, erano coinvolti nello scandalo. Nel giugno 1981, al posto del dimissionario Presidente del consiglio Arnaldo Forlani, fu insediato il repubblicano Giovanni Spadolini, che divenne così il primo Presidente del consiglio non appartenente alla Democrazia Cristiana della storia repubblicana. Alcuni politici come Bettino Craxi del PSI e alcuni deputati della DC attaccarono l'operato della magistratura accusandola di aver dato per scontato la veridicità di tutta la lista, mentre la sinistra PCI di Berlinguer attaccava frontalmente tutta la classe politica, proprio a partire dai socialisti. In realtà i politici coinvolti nello scandalo si epurarono da soli, intenzionati a non restare a lungo sotto quei roventi riflettori.

Cosa hanno rivelato le indagini?
Dietro impulso dell'allora Presidente della Camera Nilde Iotti fu creata una commissione parlamentare d'inchiesta guidata dalla deputata democristiana Tina Anselmi. I lavori della commissione diedero luogo (cosa abbastanza paradossale) ad una relazione di maggioranza ed una di minoranza. La prima, molto più articolata, mette in luce molti aspetti: giudicò la lista attendibile ma presumibilmente incompleta, giudicò la Loggia "responsabile in termini non giudiziari ma storico-politici, quale essenziale retroterra economico, organizzativo e morale" della Strage dell'Italicus, giudicò la Loggia "un complotto permanente che si plasma in funzione dell'evoluzione della situazione politica ufficiale", sottolineò l'"uso privato della funzione pubblica da parte di alcuni apparati dello stato" legati alla Loggia, sottolineò la divisione funzionale della Loggia e quindi che, benché tutti gli affiliati fossero consapevoli del fine surrettizio della Loggia, fosse necessario individuare il settore di appartenenza dei singoli affiliati per risalire alle responsabilità personali, sottolineò che la presenza di alcuni imprenditori si poteva spiegare con i benefici economici che il legame con alti dirigenti di imprese pubbliche e banche poteva potenzialmente portare loro, per esempio sotto forma di credito concesso in misura superiore a quanto consentito dalle caratteristiche dell'impresa da finanziare, sottolineò come ci fossero "poche ma inequivocabili prove documentali" che provavano l'esistenza della Loggia di Montecarlo (ora Massonic Executive Committee) e della più elitaria P1, considerandole entrambe creazioni di Licio Gelli.
Dal punto di vista giudiziario invece le verità emerse spesso contrastano con quelle della commissione: a nostro parere sono emblematiche, in questo senso, le parole dello stesso Gelli pronunciate nel 2007: "Ho una vecchiaia serena. Tutte le mattine parlo con le voci della mia coscienza, ed è un dialogo che mi quieta. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa in 53 punti".

C'è stato un vero "pericolo golpista"?
Secondo molti detrattori della causa complottista in merito alla P2 la loggia, pur essendo una "cricca di affaristi" anche un po' mafiosa, non avrebbe mai avuto la capacità sociale, economica e militare per portare a termine un vero e proprio colpo di Stato. Massimo Teodori, che partecipò come deputato radicale ai lavori della commissione parlamentare, nel suo libro "Complotto! Come i politici ci ingannano" scrisse che "sono trent'anni che si spaccia la patacca P2 come il grande complotto dietro i tanti misteri dell'Italia repubblicana" quando a suo parere la loggia non era altro che la faccia nascosta della partitocrazia denunciata dai Radicali, non una centrale di complotti.

Perchè il Grande Oriente d'Italia non fece nulla per fermare le attività della P2?
La risposta in tal senso può darla un passaggio della relazione della Commissione Anselmi che recita: "[...] non appare assolutamente credibile sostenere che l'attività massiccia di proselitismo portata avanti in questi anni dal Gelli - che coinvolgeva alcune centinaia di persone, per lo più di rango e cultura di livello superiore - sia potuta avvenire frodando allo stesso tempo ed in pari misura il Grande Oriente e gli iniziandi. [...] Sembra invece più ragionevole ritenere che la sospensione decretata nel 1976 rappresentò una più sofisticata forma di copertura, alla quale fu giocoforza ricorrere perché Gelli e la sua loggia costituivano un ingombro non più tollerabile per l'istituzione. Si pervenne così al duplice risultato di salvaguardare nella forma la posizione del Grande Oriente, consentendo nel contempo al Gelli di continuare ad operare in una posizione di segretezza che lo poneva al di fuori di ogni controllo proveniente non solo dall'esterno dell'organizzazione ma altresì da elementi interni." Oggi lo stesso Grande Oriente d'Italia ha messo al bando tutte le logge massoniche coperte.

Cosa successe a Gelli dopo la scoperta della loggia P2?
La corte centrale del Grande Oriente d'Italia, con una sentenza del 31 ottobre 1981, decretò l'espulsione del Gelli dall'Ordine massonico. Gelli scappò in Svizzera, dove fu arrestato mentre cercava di ritirare decine di migliaia di dollari a Ginevra, ma riuscì ad evadere dalla prigione. Fuggì quindi in Sudamerica, prima di costituirsi nel 1987.

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