No Tav, sentenza Corte d'Appello: cade l'accusa di terrorismo

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La questione è finalmente chiusa. Ieri, 21 dicembre 2015, la Corte d'Assise d'appello di Torino ha statuito che l’incendio di un compressore nel cantiere Tav della Maddalena di Chiomonte è sì un reato, ma non un episodio catalogabile come attentato con finalità di terrorismo. L'azione, tra l'altro, era stata dichiaratamente portata a termine con l'intento di danneggiare cose e non di colpire persone.

La sentenza di ieri segue quella del 17 dicembre 2014, emessa dalla Corte di primo grado, e le due della Corte di Cassazione, che avevano già respinto l'aggravante di terrorismo. E, inoltre, era stata la stessa Procura torinese a riunciare alla contestazione del reato.

Tuttavia, per il Procuratore generale non è stato sufficiente, visto che lui stesso ha deciso di chiedere alla Corte la revisione della sentenza di primo grado. In sostanza, secondo le tesi di Marcello Maddalena, "per le leggi vigenti, il sabotaggio è terrorismo”.

I quattro attivisti, a cui il reato di terrorismo era contestato, sono attualmente agli arresti domiciliari per altri reati. In ogni caso, hanno accolto con soddisfazione la sentenza e sono usciti dall’aula bunker fra gli applausi dei numerosi compagni No Tav presenti all'udienza.

L'avvocato della Difesa, Claudio Novaro, ha commentato positivamente la decisione della Corte, auspicando che rappresenti una sorta di svolta: "Per la quinta volta un’autorità giudiziaria ci ha dato ragione affermando che il terrorismo non c’entra con i fatti in questione. Speriamo che questa sentenza serva alla Procura per fare autocritica su come in questi anni è stata affrontata la questione Tav".

Per parte sua, il movimento che si batte contro la Torino-Lione, attraverso il sito notav.info, dichiara definitivamente destituito di fondamento il "teorema Caselli":

"Non è terrorismo, lo dice anche la corte d’appello che quest’oggi ha assolto Chiara, Claudio, Nicolò e Mattia per questo reato andando poi a confermare la condanna di 3 anni e 6 mesi del primo grado. Un ko secco, a fronte del tentativo della Procura Torinese di convincere la giuria popolare, attraverso argomenti “suggestivi”, ad inquadrare le azioni di lotta al cantiere nell’alveo del terrorismo e non in un contesto di lotta e conflitto più generali. Possiamo dire che c’è l’hanno messa tutta, partendo dai fatti universalmente riconosciuti come attacchi terroristici ( metropolitana di Londra tra gli altri) fino a rispolverare la storia di casa nostra, dalle Brigate Rosse ai Nar… Ci ha provato anche oggi il procuratore generale Maddalena nelle sue repliche, stimolando ulteriormente la sua memoria storica fino a citare la morte di Giangiacomo Feltrinelli durante un’azione di sabotaggio nel 1972 a Segrate. Maddalena, Padalino e Rinaudo avevano la missione di far trionfare il teorema del pensionato Caselli, ma hanno fallito clamorosamente. Certo, magari faranno ricorso perché una battaglia personale la si porta avanti fino alla fine, ma nulla cambierà"

Ci auguriamo che una stagione di "repressione" iniziata nel 2012, quando sono scattate una serie di misure cautelari a pioggia per fatti risalenti a sette anni prima, si chiuda. E che si chiuda anche definitivamente la vicenda processuale dei quattro attivisti. La magistratura non esce a testa al alta da questa storia. A nostro avvisto, più che che rispondere all'obbligatorietà dell'azione penale, ha scelto di giocare un ruolo di protagonismo inaudito nel contrasto al conflitto sociale.

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