Uk, Brexit: Cameron dà libertà di voto ai ministri

LONDON, ENGLAND - JANUARY 04:  British Prime Minister David Cameron (L) and the Conservative party London mayoral candidate Zac Goldsmith attend a meeting with Bellway executives on the site of a new housing development in Barking on January 4, 2016 in London, England. Mr. Cameron has pledged to build up to 13,000 homes on public land as part of a new £2.5 billion Housing Deal.    (Photo by Leon Neal  - WPA Pool / Getty Images)

Il premier britannico è stato costretto a cedere. David Cameron darà formalmente oggi libertà di voto ai suoi ministri nella consultazione sulla Brexit, il referendum nel quale si decide la permanenza del Regno Unito nell'Unione Europea.

Ad anticipare i contenuti del discorso che Cameron terrà oggi pomeriggio, nel quale informerà la nazione dei risultati ottenuti finora a Bruxelles, è la Bbc. Sempre secondo la televisione pubblica inglese, i ministri avranno facoltà di manifestare pubblicamente il loro dissenso nei confronti del leader dei Tories, che al 99% esorterà l'elettorato a rimanere nella Ue. I titolari dei dicasteri britannici potranno così tenere discorsi e comizi nei quali saranno liberi di pronunciarsi a favore della Brexit.

Sono stati dunque accontentati i sei ministri dissidenti, che la settimana scorsa sono intervenuti sul Sunday Times per rivendicare "libertà di movimento" in vista della consultazione. I sei hanno anche aggiunto che Cameron avrebbe l'obbligo di abbandonare Downing Street nel caso in cui prevalesse alle urne l'opzione dell'uscita dalla Ue.

Secondo le indiscrezioni, i ministri pro-Brexit rappresenterebbero almeno una cinquantina di deputati di seconda fila, pronti a sfiduciare il premier in caso di una sua sconfitta al referendum. Ma prima di giugno, mese in cui si dovrebbe andare al voto (il termine ultimo è il 2017), è prematuro parlarne. Bisognerà infatti vedere cosa Cameron riuscirà a portare a casa nel prossimo summit europeo di febbraio.

Il primo ministro sa che non è una partita semplice la sua, visto la fortissima diffidenza della maggioranza dei britannici sul tema della progressiva integrazione continentale. Ma allo stesso tempo è quasi impossibile che la Commissione e Angela Merkel diano il loro assenso incondizionato alle 4 condizioni presentate da Londra nello scorso novembre.

In ogni caso, l'obiettivo di Cameron è quello di ottenere il più possibile per poi invitare gli elettori a rimanere in Europa. Cosa che solleverebbe anche gli istituti finanziari della City, che si oppongono fermamente alla Brexit.

L'ultimo sondaggio sulla Brexit dice che il 41% dei britannici intende rimanere nella Ue, contro il 42% che preferirebbe uscire.


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