WikiLeaks, Julian Assange: i legali chiedono la revoca del mandato d'arresto alla Svezia


I legali del fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, hanno formalmente chiesto al tribunale svedese di Stoccolma di riesaminare le accuse di violenza sessuale per cui il loro assistito è sotto inchiesta e di revocare il mandato di arresto nei suoi confronti.

La richiesta è stata inoltrata in seguito alla decisione del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite, secondo il quale il giornalista e programmatore australiano sarebbe vittima di una detenzione arbitraria. Alla luce di questo pronunciamento, gli avvocati della difesa hanno potuto chiedere la revisione del mandato di arresto. Tale azione era già stata bocciata dalla Corte d'appello di Stoccolma e dalla Corte Suprema svedese.

Assange, inoltre, è convinto che se decidesse di affrontare il processo in Svezia, sarebbe subito estradato negli Stati Uniti, dove lo attende una "condanna politica".

Come riporta il Guardian, Thomas Olsson, uno degli avvocati di Assange, ha dichiarato sulla nuova richiesta: "noi consideriamo che sono emerse una serie di nuove circostanze, ciò significa che c'è motivo di rivedere la precedente decisione". Un altro avvocato della difesa, invece, ha detto che il suo assistito rimane disponibile ad essere interrogato presso l'ambasciata dell'Ecuador a Londra.

Ricordiamo che Assange è rifugiato all'interno dell'ambasciata del paese sud americano dal giugno 2012. E, secondo il fondatore di WikiLeaks, la decisione del panel Onu è stata "una vittoria di importanza storica", che dovrebbe rimettere tutto in discussione.

Nel 2010, WikiLeaks ha pubblicato più di 90 mila documenti segreti sulla campagna militare condotta dagli Stati Uniti in Afghanistan, e subito dopo ha diffuso 400 mila rapporti che dettagliano le operazioni militari in Iraq degli Stati Uniti.

Segnaliamo, infine, che il procuratore svedese che si occupa del caso Assange, Marianne Ny, ha detto che il lavoro del gruppo Onu non avrà nessun impatto sul caso.

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