Siria, Raqqa: Usa e Russia si contendono la liberazione della "capitale" dell'Isis

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Nella guerra all'Isis in Siria, si è aperta una sorta di "competizione" sulla liberazione di Raqqa, "capitale" del Califfato. Russia, esercito regolare siriano e forze sciite vogliono riconquistare la città prima dei curdi, che sono sostenuti dagli Stati Uniti. Difficile dire oggi chi si intesterà l'eventuale affermazione militare, ma quello che è certo è che entrambe le parti stanno accelerando i tempi. E Vladimir Putin e Bashar al-Assad sembrano avere maggiori chance di successo.

Mosca e Damasco, prima di occuparsi di Raqqa, dovranno riconquistare Aleppo. E qui, per il momento, la situazione non volge al meglio. Nella giornata di ieri, nelle operazioni di avvicinamento alla città settentrionale siriana, i combattenti dello Stato Islamico hanno ripreso il controllo su 18 villaggi nei pressi di Khanasser. Subito dopo i jihadisti hanno mostrato, sul sito dell’agenzia Aamaq, la refurtiva di guerra: un tank T-55, vari cannoni e delle munizioni.

L'offensiva nei confronti di Aleppo, annunciata una settimana fa dal primo ministro siriano, Wael Nadir Al-Halqi, forse è stata una mossa azzardata. La cosa ha indispettito Putin che pretendeva una maggiore cautela. A tale riguardo, ricordiamo che sono in corso i negoziati di pace a Ginevra e che attorno alla "capitale" dell'Isis si muovono milizie di vario tipo, che hanno interessi contrapposti.

Barack Obama, intanto, ha deciso di affrettarsi, se non altro per chiudere la presidenza con una vittoria significativa. E' di ieri la notizia che il Pentagono è pronto ad inviare in Siria altri 200 elementi di forze speciali. Le nuove truppe dovranno addestrare gli insorti in vista dell'attacco di Raqqa. Tuttavia, qui la situazione è molto complessa per Washington, soprattutto perché sono indispensabili i curdi Ypg.

Sebbene i curdi si trovino a soli 20 km da Raqqa, rimangono in guerra con le altre formazioni di insorti anti-Isis, sostenute sempre da Cia e Pentagono. Le forze islamiche cosiddette "moderate" non hanno alcuna intenzione di trattare con Ypg e contemporaneamente hanno rigettato la proposta dell’inviato Onu, Staffan de Mistura, per una transizione con Assad presidente (insieme a tre vicepresidenti di opposizione).

Questa frammentazione mette in difficoltà gli Stati Uniti. E, dunque, se Putin decidesse di fare nuovamente ricorso alla potenza della sua aviazione, già decisiva nella riconquista di Palmira, potrebbe senz'altro arrivare per primo a Raqqa.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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