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Ore 12 - La "Pizza" bruciata e la DC nel cul-de-sac

Pubblicato: 04 apr 2008 da Massimo Falcioni

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altroL’ultimatum fatto da Pizza a Napolitano, Prodi e Amato ha avuto l’effetto di un boomerang. Il capo della Dc ha intimato al governo di dare esecuzione immediata alla sentenza del Consiglio di Stato (che ha riammesso la lista, in via cautelativa, in attesa del giudizio di merito del Tar dell’8 aprile), altrimenti – questa la minaccia di Pizza – “ la battaglia legale e politica ripartirà senza esclusione di colpi “.

Per fare le guerre ci vogliono soldi, truppe, armi e munizioni. E alleati. Pizza non dispone che di se stesso. Una battaglia persa in partenza. Infatti lo Stato non ha battuto ciglio. La Dc resta fuori dalle elezioni del 13-14 aprile. Pizza e i suoi raccolgono un pugno di foglie secche. Il discorso legale resta aperto.

Ci metterà la parola fine il Tar, il prossimo 8 aprile. Ma quello politico è chiuso. Pizza è ko. La Dc rientra nel dimenticatoio dopo 48 ore sotto i riflettori. Ma è stata solo vanagloria. Che ha portato ulteriore discredito alla politica e ha definitivamente messo fine al tentativo di rilancio del partito dello Scudo crociato.

Nemmeno Berlusconi, alleato (si fa per dire) di Pizza solo per tentare uno sfregio a Casini, ha mosso realmente un dito. Il leader del Pdl tutto vuole meno lo slittamento del voto. Adesso coglierà l’occasione per attaccare il governo e Amato in particolare perché, come dice Bondi: “Sulla sostanza Pizza ha tutte le ragioni, chi ha fatto errori è stato Amato: si sapeva che su quel simbolo c’è battaglia da 15 anni, non ammetterlo è stato uno sbaglio, secondo solo a quello assurdo di aver fatto intravedere il rinvio del voto”.

Pizza ha giocato con l’elastico: prima cercando di imporre lo slittamento del voto, poi tentando la via della credibilità proponendosi come “responsabile” e non come “destabilizzatore” e alla fine, vistosi messo all’angolo, tornando alle minacce di far addirittura invalidare il voto. Nel frattempo a Piazza del Gesù e nel territorio cresce la fronda contro il segretario. Molti dirigenti e numerose regioni ritengono che questa sia stata la goccia che fa traboccare il vaso. I più vogliono la “testa” del segretario. Contestano l’apparentamento con il Pdl.

E cantano il de profundis sul simbolo, storicamente e affettivamente (per i dc doc) importante, ma oramai politicamente inutile. Si punta oramai al ricambio di Pizza, al mutamento radicale di rotta: sostenere “da democristiani” il processo della costituzione del nuovo partito di centro di Casini, Pezzotta, Tabacci. Sarà una notte dai lunghi coltelli. Il simbolo della Dc riposerà finalmente in pace. Solo un ulteriore, ennesimo colpo di scena, può far mutare questo scenario.

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