Brasile, impeachment: l'ultimo appello di Dilma Rousseff

Dilma Rousseff, presidente del Brasile sospesa dalle sue funzioni, ha tenuto ieri forse il discorso più importante della sua carriera. Mentre nel paese i suoi sostenitori davano vita a manifestazioni in suo favore, che in alcuni casi sono sfociate in tafferugli con la polizia, la mandataria ha chiesto ai senatori di non votare l'impeachment. Ma ormai la sua destituzione sembra già scritta, e potrebbe già arrivare nella giornata di domani.

"Votate contro l’impeachment, votate per la democrazia", ha esortato la leader del Partito dei Lavoratori (Pt). Rousseff si è poi appellata alla carta costituzionale, rimarcando che a suo avviso le procedure avviate nei suoi confronti non sono corrette:

"La Costituzione è chiara, stabilisce che per dare inizio ad una procedura di impeachment è necessario un reato. Se non c‘è reato, allora questo processo di impeachment, che esclude dal governo una persona innocente, è un colpo di Stato"

L'atmosfera in aula era tesissima. Il presidente della Corte Suprema, Ricardo Lewandowski, in qualità di garante costituzionale, prima di dare la parola a Rousseff, ha ricordato ai presenti: "questo è un processo, non un dibattito. Non sono ammessi applausi, fischi o gesti".

Così questa settimana il voto di 81 senatori potrebbe mettere fine al "regno" del Pt, che è durato 13 anni, da quando venne eletto presidente Luiz Inácio Lula da Silva (meglio conosciuto come Lula). Un periodo con luci ed ombre, nel quale il Brasile è riuscito, in un primo momento, a mettere in campo politiche di inclusione sociale e a diventare una delle potenze economiche emergenti più importanti. Successivamente, però, sono sopraggiunti la crisi e numerosi scandali corruzione, che hanno investito la classe politica al potere.

Rousseff, nel suo discorso, ha indicato chi, a suo avviso, è responsabile dell'"attentato alla massima carica dello Stato": il Presidente ad interim Michel Temer, l’ex-Presidente della Camera, Eduardo Cunha e i vecchi vertici conservatori, che non hanno mai accettato le politiche socialiste . Gli accusatori della mandataria, a loro volta, le imputano di aver truccato i bilanci dello Stato per nascondere la grave recessione che aveva colpito la nazione. E la falsificazione dei bilanci è motivo per chiedere l’impeachment secondo l'articolo 85 della Costituzione.

Rousseff non è dello stesso parere. Per il presidente è tutta una mistificazione perché i suoi decreti, finiti sotto accusa, erano degli aggiustamenti delle spese messe a bilancio nei limiti del tetto di esborso già votato dal Parlamento.

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