Sudan, Amnesty denuncia l'uso di armi chimiche in Darfur

In Darfur il governo sudanese avrebbe usato armi chimiche contro la popolazione civile: è quanto denunciato da un recente rapporto pubblicato da Amnesty International, secondo cui nel 2016 ci sono stati 30 attacchi con armi chimiche nella zona del Jebel Marra che avrebbero provocato fra le 200 e le 250 vittime, fra cui molti bambini. Quelli che sono stati colpiti dal "fumo velenoso", vomitano sangue, respirano a fatica e la loro pelle si stacca.

"Riguardo agli attacchi chimici, abbiamo prove credibili che sono avvenuti, abbiamo ricevuto foto, video, testimonianze di vittime e di persone intervenute sui luoghi per prime [...] Abbiamo parlato con oltre 200 persone dentro Jebel Marra che sono state vittime o testimoni oculari e ci hanno dato dettagli terribili di quanto successo in questi assalti avvenuti via terra e via aria"

spiega il direttore dell'unità di crisi di Amnesty, Tirana Hassan. La ong, per la stesura del rapporto, ha ascoltato 56 testimoni del presunto utilizzo di armi chimiche, che raccontano di averne avuto contezza in almeno 30 occasioni diverse dalle forze sudanesi, durante l'offensiva contro il Sudan Liberation Army, guidato da Abdul Wahid lo scorso gennaio.

Oltre all'uso delle immagini satellitari, e terribili foto delle ferite provocate, sono state fondamentali proprio queste testimonianze, insieme alle analisi degli esperti. Molte vittime non sono morte immediatamente ma nei giorni successivi a causa delle ferite, fra terribili sofferenze e due esperti di armi chimiche di un'organizzazione umanitaria indipendente hanno confermato che le lesioni osservate sui sopravvissuti erano coerenti con un attacco chimico.

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