Turchia: Erdogan proroga lo stato d'emergenza e fa sospendere 12.800 poliziotti

Turkish policemen stand guard in front of Turkey's pro-Kurdish People's Democratic Party (HDP) headquarters on September 5, 2016 in Diyarbakir as people inside start a hunger strike to demand news about jailed PKK leader Abdullah Ocalan. Several pro-Kurdish parties and activist groups, say they have no news about jailed PKK leader Abdullah Ocalan for more than 500 days and they will continue the strike until they get some news. A voluntary group of people also including MPs from the HDP party will take part in the strike. / AFP / ILYAS AKENGIN        (Photo credit should read ILYAS AKENGIN/AFP/Getty Images)

"Abbiamo scelto di prorogare lo stato d'emergenza per 90 giorni al fine di portare avanti la nostra battaglia contro le organizzazioni terroristiche", ha dichiarato oggi il vice primo ministro di Ankara, Numan Kurtulmus. La situazione in Turchia resta molto tesa e contemporaneamente all'estensione dell'obbligatorietà delle leggi speciali, il presidente Recep Tayyip Erdogan ha deciso di continuare ad usare il pugno di ferro. E' di ieri la notizia della sospensione di 12.801 poliziotti.

Lo stato d'emergenza era stato disposto il 20 luglio scorso e avrebbe dovuto terminare il prossimo 19 ottobre. Ankara, però, ha scelto di proseguire con la "parziale sospensione" della democrazia perché a suo avviso la minaccia rappresentata dai seguaci del predicatore Fethullah Gulen, considerato il mandate del fallito colpo di Stato del 15 luglio, è ancora forte nel Paese.

Nel giro di due mesi e mezzo, in Turchia, 32mila persone sono finite in arresto e 70mila sono sotto inchiesta. L'obiettivo di Erdogan è di fare una capillare operazione di "pulizia", soprattutto nell'amministrazione pubblica e nei giornali. L''università, la magistratura, l'esercito, la polizia e i media sono stati oggetto di pesanti "purghe".

Ricordiamo che con lo stato di emergenza, il governo ha il potere di emanare decreti con forza di legge, sospendere le libertà e i diritti fondamentali, ordinare obblighi finanziari e di lavoro per i cittadini e conferire poteri speciali ai funzionari. Tutte queste decisioni non sono soggette ad eventuali ricorsi presso la giustizia.

Proprio ieri, è arrivato un comunicato stampa della Direzione Generale della Sicurezza turca, in cui è stata annunciata la sospensione di quasi 13 mila poliziotti, sparsi nelle 81 province della Turchia. Il maggior numero di sospensioni ha coinvolto i distretti di Ankara (1.350), Izmir (570), Diyarbakir (650) e Hakkari (350).

Il socialdemocratico, Kemal Kilicdaroglu, capo del più forte partito di opposizione, ha subito reagito contro gli intenti di Erdogan. In occasione dell'inaugurazione di un centro culturale ad Ankara, ha parlato di una Turchia come "prigione semi-aperta", dove negli istituti penitenziari sono stati fatti prigionieri giornalisti, scrittori, artisti. Ed ha aggiunto: "continueremo a resistere"

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