Il lato buono di Trump

Donald Trump

Donald Trump era il primo candidato alla presidenza degli Stati Uniti definito e ritenuto esplicitamente impresentabile. Si scontrava contro la prima donna candidata alla presidenza degli Stati Uniti per uno dei due partiti maggiori, nella tornata elettorale che veniva dopo i due mandati alla Casa Bianca del primo afroamericano Presidente degli Stati Uniti.

Donald Trump è stato eletto ed è il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti.

Questo prova che i primati non contano niente. Fanno parte di una narrazione farlocca. Di marketing politico che non serve a niente e a nessuno, se non a confondere le idee o a mascherare l'assenza di contenuti. Il fatto che una cosa accada per la prima volta non ha alcun valore di merito, esattamente come non ha senso pensare che sia una notizia solo il primo omicidio in diretta su un social o che essere donne o biondi o gay o alti sia un valore di per sé. Esattamente come è del tutto privo di senso volere il cambiamento per il cambiamento.

SARASOTA, FL - NOVEMBER 07: Republican presidential nominee Donald Trump holds up a rubber mask of himself during a campaign rally in the Robarts Arena at the Sarasota Fairgrounds November 7, 2016 in Sarasota, Florida. With less than 24 hours until Election Day in the United States, Trump and his opponent, Democratic presidential nominee Hillary Clinton, are campaigning in key battleground states that each must win to take the White House. (Photo by Chip Somodevilla/Getty Images)

Perché Trump ha vinto? – Spiegare le ragioni della sua vittoria sarebbe lungo e difficile, soprattutto per chi – come il sottoscritto, cosa di cui mi scuso con i miei lettori – ha creduto ai numeri e alla narrazione. Una narrazione che suonava più o meno così: «No, figuriamoci, gli americani non voterebbero mai uno così». «Le gaffe, come le commenti le gaffe?». «Persino i repubblicani lo mollano». «E l'omofobia? Il maschilismo, le accuse di molestie?» «Figuriamoci, dai, Clinton (Bill) l'hanno impallinato per molto meno». «Sì, certo» – dicevano quelli che non volevano esporsi troppo –, «potrebbe vincere, non è impossibile, ma chi ci crede davvero?»

La disamina di quelli che si sono sbilanciati troppo l'ha fatta molto bene Andrea Coccia.

Il fatto è che aveva ragione Michael Moore, non Nate Silver. Avevano ragione quelli che avevano alzato lo sguardo dai loro smartphone e si erano messi a guardare la realtà.

Trump è parte del reality che piace alle persone. Quelle che vogliono dare una scossa e cambiare per cambiare. È, in qualche modo, un topos, il locus horridus, è una maschera, sembra quasi un freak per certi versi. Un freak infinitamente ricco e infinitamente di destra, votato da 59.578.825 cittadini americani (poco meno dei voti popolari presi da Clinton, 59.786.251 milioni. Cosa che dà adito alla consueta lettura del "paese spaccato").

Al secondo giro, Obama aveva ricevuto 65.915.795 voti, contro i 60.933.504 di Mitt Romney.
Nel 2008, invece, erano stati 69.498.516 i voti per Obama, contro i 59.948.323 di John McCain.

Former Democratic US Presidential candidate Hillary Clinton speaks to supporters at the New Yorker after her defeat last night to Donald Trump on November 9, 2016 in New York. / AFP / Brendan Smialowski (Photo credit should read BRENDAN SMIALOWSKI/AFP/Getty Images)

Numeri alla mano, tanto per cominciare è evidente che ha votato un consistente numero in meno di elettori rispetto alle precedenti tornate. È la tendenza della disaffezione alle urne che conosciamo bene ed è anche la dimostrazione che questi due candidati erano veramente il peggio degli ultimi anni. Non solo: l'impressione è che la vittoria di Trump sia più che altro una sonora sconfitta di Hillary Clinton. Trump lo ha votato chi lo doveva votare (comunque 1,4 milioni in meno rispetto a Romney nel 2012 e 400mila in meno rispetto a McCain). È evidente che è l'elettorato democratico che si è dissolto in valore assoluto per quasi un sesto. E che Hillary proprio non è piaciuta a chi avrebbe dovuto votarla.

Quanto alle analisi dei flussi per capire chi ha votato per chi, nelle quali molti si stanno impelagando, sarebbe bene ricordare che è fatta sulla base delle medesime indagini statistiche che hanno fallito. Quindi, per favore, fermatevi subito, perché se analizzate i flussi lo state facendo su dati sbagliati. E da premesse sbagliate non nascono che risultati altrettanto sbagliati.

Ma allora, in questo scenario, perché titolo che c'è un lato buono nella vittoria di Trump?
È solo coerenza editoriale con il lato buono della Brexit? È una boutade? Voglia di provocare? No. È che ci sono degli elementi buoni.

Le elezioni e il fallimento della democrazia rappresentativa così come la conosciamo – Partiamo da un presupposto. O la democrazia ci piace oppure no. Se ci piace ne accettiamo le regole, anche se vince uno che non ci piace. Anche se vince la Brexit. E non ha alcun senso prendersela con gli ignoranti che votano, con quelli che non hanno studiato, con gli altri. Se ha vinto qualcuno che non ti piace, probabilmente è anche colpa tua. Che non hai mai fatto nulla per perorare la causa del tuo candidato preferito. E che ti rifiuti di accettare quello che le ultime vicende elettorali in giro per il mondo (dalla Grecia all'Italia all'Unione Europea delle istituzioni opache, per esempio) ci sta dicendo chiaro e tondo. La democrazia rappresentativa è al capolinea, ha fallito e tocca inventarsi qualcos'altro, come splendidamente teorizzato da David Graber nel suo Critica alla democrazia occidentale. La politica è lontana dalla realtà. E l'elezione di un impresentabile è solo uno dei tanti prezzi da pagare per averla allontanata ancora di più dalle persone.

LONDON, ENGLAND - NOVEMBER 09: UK newspapers The Sun, The Times and The Evening Standard feature Donald Trump's victory in the US Presidential elections on their front pages on November 9, 2016 in London, England. The American public have voted for the Republican candidate Donald Trump to be the 45th President of the United States. After 46 of the 50 States declared he had 278 of the 538 electoral college votes and Hillary Clinton conceded defeat in a telephone call. British Prime Minister Theresa May congratulated Trump releasing a statement promising to work with him to build on the special relationship between the UK and the USA. (Photo by Tristan Fewings/Getty Images)

La sconfitta dei sondaggisti e il fondo del barile del giornalismo – La seconda cosa buona della vittoria di Trump è che da oggi, una volta per tutte, voi lettori avete il diritto di ritenere carta straccia o bit sprecati tutti i pezzi in cui si parla di sondaggi. Basta. Il modello non funziona. Non funziona più. Solo una testata ha avuto sondaggi che hanno rispecchiato il risultato finale. Il Los Angeles Times. Perché? Come mi fa notare Gabriele Capasso, vicedirettore di Blogo, il motivo è molto semplice: al L.A. Times hanno scelto un modello che sembrava loro più adatto alla realtà. Lo hanno cambiato. Nate Silver, invece, è andato dritto per la sua strada. E mentre lui, che aveva addirittura azzeccato tutti gli stati incluso Washington D.C. alla tornata del 2012, questa volta ha continuato a guardare il mondo attraverso il suo modello. E la rapresentazione era talmente densa che lui non si è accorto che la realtà gli era cambiata sotto il naso.

Sul serio. Non leggete più i sondaggi. Basta. E, sì, vale anche per il referendum costituzionale.

Il giornalismo ha fallito nel suo compito base: spiegare i contesti. Non serve anticipare la realtà con tecniche numeriche più o meno funzionali. Non serve interpretare il mondo come se si assistesse a una partita dalla propria curva, né starsene con il culo al caldo al proprio posto. Bisogna ricominciare a fare giornalismo. Basta parlare dei capelli, del gossip, delle faccette. Spieghiamo i contenuti. Più in basso di così, infatti, difficilmente andremo.

TAMPA, FLORIDA - JUNE 11: Republican presidential candidate Donald Trump embraces the United States flag during a campaign rally at the Tampa Convention Center on June 11, 2016 in Tampa, Florida. Florida Gov. Rick Scott spoke at the rally and introduced Trump. (Photo by Gerardo Mora/Getty Images)

La fine delle narrazioni e del marketing politico – Spin doctor, analisti, marketer della politica: ammettetelo. È finita. Il progressivo svuotamento dei contenuti per spostare tutto sullo spettacolo, lo show, il deteriore, le gaffe, le mossettine, i meme, i Tweet, le foto su Facebook (con tanto di annotazioni del vostro social media manager: il riferimento è voluto), le battute, gli slogan, tutto questo portato all'esasperazione, ha avuto un solo effetto. Ha rotto il giocattolo. E alla fine ha vinto l'impresentabile. Vale tutto, e quindi non vale più niente. Il marketing politico non vale più niente e queste elezioni con il trionfo "inatteso" di Trump lo dimostrano. Le narrazioni non valgono niente senza contenuto. Le narrazioni senza contenuto producono mostri.

USA 2016 - Donald Trump è il 45° Presidente degli Stati Uniti

A destra e a sinistra – Il tanto decantato maggioritario che garantisce di governare a modo degli USA, paese storicamente raccontato come terra di decisori, oggi ha un Presidente, una Camera e un Senato tutto dello stesso colore. A destra. Con, in particolare, il Presidente che è molto a destra e dice cose completamente fuori di senno – roba che se la interpreti letteralmente hai paura che domattina scoppi una guerra termonucleare. Trump è di destra. Ha idee di destra. Evidentemente aveva ragione Bernie Sanders a suo tempo quando sosteneva di essere più qualificato e candidabile di Hillary. Perché per battere un candidato di destra non ci vuole un candidato un po' meno a destra. Ci vuole un candidato a sinistra. Ecco: la vittoria di Trump dimostra anche questo. Rompe definitivamente il giochetto del "cercare i voti dei moderati". Anche questa leggenda metropolitana è finita. L'unico che aveva idee radicali simili a quelle di Trump in tema di economia – ma da un punto di vista diametralmente opposto – era proprio Sanders.

Non si cercano i voti dei moderati. Si afferma con convinzione la propria appartenenza, con i fatti. La sinistra è a sinistra. Punto. Vale anche per l'Italia, non facciamo eccezione.

TOPSHOT - People walk past a mural on a restaurant wall depicting US Presidential hopeful Donald Trump and Russian President Vladimir Putin greeting each other with a kiss in the Lithuanian capital Vilnius on May 13, 2016. Kestutis Girnius, associate professor of the Institute of International Relations and Political Science in Vilnius university, told AFP -This graffiti expresses the fear of some Lithuanians that Donald Trump is likely to kowtow to Vladimir Putin and be indifferent to Lithuanias security concerns. Trump has notoriously stated that Putin is a strong leader, and that NATO is obsolete and expensive. / AFP / Petras Malukas (Photo credit should read PETRAS MALUKAS/AFP/Getty Images)

Russia-USALe congratulazioni di Putin lasciano pensare che almeno nel breve periodo fra Russia e USA non ci saranno troppe tensioni. Il che potrebbe addirittura essere una buona notizia in senso assoluto anche nella contingenza, visto che la distensione dei rapporti fra i due colossi potrebbe risistemare un po' di equilibri ed evitare almeno un elemento di tensione.

E tutto il resto? – E tutto il resto, è chiaro, fa paura.  L'endorsement di un ricchissimo positive thinker, fideista e sedicente libertario come Peter Thiel, fondatore di PayPal e nel board di Facebook è stato seguito da un invito a non prendere Trump alla lettera, ma in senso lato. Il fatto è che anche se lo prendo in senso lato ci sono cose che proprio non riesco a farmi andare giù: la possibile aggressività in politica estera, contro "il terrorismo" o contro la Cina. Il "muro" lungo il confine col Messico (leggasi: giro di vite all'immigrazione). La linea antiabortista e in generale le posizioni sul sociale (che aumenteranno le tensioni sociali interne), la totale assenza di politiche ambientali e, anzi, l'abolizione probabile di limitazioni sulle politiche energetiche. Questa roba qui, più l'idea di cambiare la costituzione per porre dei limiti al Congresso e chissà cos'altro, è la parte del piatto della bilancia che fa parte del lato oscuro. Per molti versi, è semplicemente di destra estrema.

Ecco. Il lato buono di Trump è che fa vedere a tutti quale sia la differenza fra destra e sinistra. Con buona pace di quelli che pensano di stare in alto.

Iniziano tempi bui? È probabile. Ma mentre il virus si diffonde, nascono anche i vaccini e si generano anticorpi.

  • shares
  • +1
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO