
Intervenendo alla Conferenza internazionale di Sharm el Sheikh per la ricostruzione di Gaza, Silvio Berlusconi ha rilanciato - tra l’altro - la sua idea di Piano Marshall per la Palestina: una serie di interventi per far risollevare l’economia del, futuro, Stato palestinese:
Un piano che debba prevedere la possibilità di un aeroporto dove arrivino tutti i turisti del mondo cattolico, ma successivamente di tutta la cristianità e anche del mondo islamico per visitare i luoghi sacri di queste religioni. Intorno a questo aeroporto dobbiamo prevedere cose concrete: abbiamo avviato negoziazioni, incontri con i principali gruppi alberghieri del mondo invitandoli ad impegnarsi a costruire lì delle infrastrutture; abbiamo avviato discorsi con le più importanti multinazionali del mondo che possano impegnarsi a costruire lì delle proprie sedi e dei propri opifici; abbiamo in mente di invitare tutte le compagnie aeree low cost a farsi promotrici dell’arrivo in Cisgiordania di turisti importanti.
Tralasciando la stupenda citazione sugli opifici, termine utilizzato l’ultima volta nel ‘700, è interessante notare che la formula proposta per il rilancio economico della Palestina assomiglia molto ad un Piano Brambilla per la Riviera Romagnola: più multinazionali, più aeroporti, più voli a basso costo, più pubblicità.
I numeri sono tutti dalla parte del turismo, le Nazioni unite prevedono, al di là della crisi presente, come attività maggiormente in espansione nel mondo: sono oggi 800 milioni i turisti nel mondo, si prevede che nei prossimi 8 anni ci sarà un aumento del 50%. Dai calcoli che abbiamo effettuato non dovrebbe essere difficile portare una parte importante di turisti, che per quanto riguarda l’Europa oggi sono 400 milioni, a visitare i luoghi sacri della cristianità.
Quindi con opifici, aeroporti e voli Ryanair il “sistema Palestina” riparte e decine di milioni di turisti andranno a far girare l’economia dello Stato (quando ce ne sarà uno): tutto questo sembra però non tenere conto di alcuni dettagli… La guerra, l’ultima che ha sconvolto queste terre, è finita da meno di due mesi. Sono sessanta anni che a quelle latitudini si spara e una delle ultime guerre ha coinvolto proprio i luoghi sacri. Se i turisti non vanno in Palestina probabilmente è perché è un posto insicuro, dove esplodono missili e bombe, dove molte strade sono sterrate e quelle asfaltate sono costellate di check point dell’esercito. Milioni di turisti non vanno a Gerusalemme in vacanza e ad abbronzarsi sulle spiagge di Gaza perché la situazione sociale e politica è esplosiva: 92 mila persone ricevono gli aiuti alimentari dell’Agenzia dell’Onu per i rifugiati, gli ospedali non funzionano e l’energia elettrica viene erogata quando Israele lo consente. Non a caso il presidente dell’Autorità palestinese, sempre a Sharm, ha detto che senza una soluzione politica della questione palestinese e senza una pacificazione dell’area, i soldi dei donatori internazionali non serviranno a niente.
A proposito della formula “Palestina low cost” il coordinatore nazionale della Tavola della pace, Flavio Lotti, ha osservato: Ma di quali voli low cost per i turisti cattolici sta parlando Berlusconi? Ma di che sta parlando? Quale aeroporto, quali alberghi, quale piano Marshall? I territori palestinesi, Betlemme e Gerusalemme incluse, sono già pieni di alberghi che potrebbero ospitare migliaia di turisti e pellegrini ma che sono spesso chiusi a causa dell’occupazione militare, del muro e dei posti di blocco che strangolano l’economia palestinese. Persino gli aeroporti non mancano in Palestina. Quello di Gerusalemme è occupato dagli israeliani sin dal 1967. Quello di Gaza, costruito con i fondi dell’Unione Europea, è stato distrutto nel corso dell’ultimo attacco israeliano su Gaza.
E voi che ne dite, avremo presto un volo Ryanair sulla tratta Orio al Serio - Gaza City?
Pigi
03 mar 2009 - 08:06 - #1Articolo condivisibile.
I turisti non vanno dove c’è un minimo sentore di disordini, figuriamoci se vanno dove si tirano razzi e si risponde con raid aerei. Comunque la Cisgiordania è recuperabile, anche per il turismo, Gaza no e buttarci altri soldi non serve a niente.
Per quanto possa non essere politicamente corretto dirlo, ormai le abbiamo tentate tutte: anche con la tregua continuano a tirare razzi su Israele.
Non sarà politicamente corretto, ma a questa gente vanno applicati metodi romani, romani antichi, ovvio.
Vanno presi uno per uno e sparpagliati in posti distanti centinaia di chilometri tra loro.
lascoltodelvenerdi
03 mar 2009 - 08:57 - #2Che tristezza…
Cambiano i posti ma non i ragionamenti. E poi perché dice “un aeroporto per i cristiani ma anche per gli islamici”. Insomma è un aeroporto normale, dove transiteranno tutti con tutti i problemi del caso.
Non sono mai stato in terra santa, ma quelli che ci sono stati non mi pare che si lamentino di problemi di hotel, semmai i problemi sono altri e non credo si risolvono con un paio di colate di cemento.
maranello2
03 mar 2009 - 09:16 - #3ma li spendesse in Italia, invece di piegarsi a 90 a Gheddafi! vergogna!
Prestigiacomo
03 mar 2009 - 10:41 - #4In pratica un paese low-cost, :-))))))
makanaki
03 mar 2009 - 10:49 - #5E’ un grande statista. non riesce a risolvere i problemi italiani e vuole risolvere quelli palestinesi.
Ma se fino all’altro ieri palestinese voleva dire terrorista (vedi puntata di anno zero) come mai adesso tutta questa disponibilità ad aiutare la gente? mah…
Lea
03 mar 2009 - 12:07 - #6i soldi invece saranno l’arma per la pace, almeno finché ci saranno palestinesi volenterosi.
NoirPink - Modello PANDEMONIUM
04 mar 2009 - 00:33 - #7Sono le stesse identiche promesse fatte (e mai mantenute) già nel 2002 e nel 2003… Che vergogna!
http://noirpink.blogspot.com/2009/03/un-piano-marshall-per-la-palestina.html
Amex II.
04 mar 2009 - 01:00 - #8Ma non capite niente… quando è sceso in campo in italia ha promesso mare e monti agli italiani: e conoscete il risultato…
… Ora è giunto il momento di interessarsi della terra… iniziate a tremare….
Voliameno
21 gen 2010 - 09:54 - #9Sarebbe forse più giusto spenderli in Italia creando nuovi posti di lavoro e rifocillando le casse delle società che finanziano lo sviluppo economico, invece di regalarli a Gheddafi!