Franceschini: "Scissione Pd sarebbe incomprensibile, un dolore enorme"

Nella delicata situazione all'interno del Pd, il ministro Dario Franceschini ha un fondamentale ruolo di mediatore tra la minoranza e i renziani.

La proposta di Franceschini è di ritardare i tempi per il congresso, effettuando le primarie del Pd il 7 maggio e continuare poi con la campagna elettorale per le comunali di giugno.

Franceschini vede "incomprensibile" la scissione, perché "si esce da un partito se non se ne condividono più le idee; se invece non ci si riconosce nel segretario, lo si sfida al congresso".

Intervistato oggi da Repubblica, il ministro della cultura commenta: "[la scissione] sarebbe soprattutto un dolore enorme. Il partito non è proprietà di alcuni capi che litigano. Stiamo discutendo di una forza politica che appartiene a milioni di persone, non ai leader. Persone che hanno faticato a sciogliersi in un soggetto unico, mettendo da parte storie gloriose e centenarie. E che oggi dicono: se è la casa di tutti, litighiamo, scontriamoci, ma senza abbandonarla o distruggerla".

Critica la minoranza ("C'è sempre stato l'atteggiamento, da parte di quelli che hanno perso nel 2013, di considerare Renzi un usurpatore"), ma allo stesso tempo considera Bersani come una risorsa importante ("Il Pd senza di lui sarebbe una forza politica che perde un pezzo di storia della sinistra italiana. E idee, energie, valori").

Questa è la ricetta di Franceschini: "Sostenere il governo Gentiloni sia per le sfide che deve affrontare sia per completare le tantissime riforme del governo Renzi. Nel Pd ricucire il rapporto con il Paese. Celebrare il congresso con tempi meno affrettati possibile. Fare una legge elettorale come il presidente della Repubblica ha detto in modo molto chiaro. Il tempo c'è, dato che l'ipotesi di votare a giugno non esiste più".

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