Venezuela, manifestazioni anti-Maduro e scontri: morti e feriti

E’ di almeno tre morti (c'è chi afferma 7, tutti tra i manifestanti) e di circa 30 arresti il bilancio delle manifestazioni di ieri in Venezuela, indette dai partiti di opposizione e dalla società civile contro il presidente Nicolas Maduro. La "Madre di tutte le manifestazioni", così era stata ribattezzata, ha visto la risposta violenta e sproporzionata del potere al governo, che ha risposto agli slogan e alle richieste di libertà e dimissioni con manganellate, proiettili di gomma ad altezza uomo, violenze incredibili.

Una rabbia, quella dimostrata dal governo, che ha convinto l’opposizione venezuelana a convocare una nuova protesta per oggi, invitando “tutto il popolo a mobilitarsi” al termine di una giornata che ha visto scendere in strada centinaia di migliaia di oppositori al capo dello Stato a Caracas e in numerose altre città del Paese. Un adolescente di 17 anni è morto per le ferite riportate alla testa, dopo che degli sconosciuti in moto hanno aperto il fuoco contro un gruppo di manifestanti a San Bernardino, a Nord-Ovest della capitale. In modo analogo ha perso la vita una giovane donna di 23 anni a San Cristobal. Secondo alcuni testimoni, in entrambi i casi, chi ha aperto il fuoco farebbe parte dei “collettivi”, gruppi di civili armati dal governo. Molti video pubblicati nelle ultime settimane mostrano infatti come questi "collettivi" vengano radunati ed armati direttamente nelle caserme della Polizia, dalle quali partono per commettere scorribande e razzie.

In serata Diosdado Cabello, importante esponente del governo di Caracas il cui nome viene spesso fatto come a indicare il vero uomo-forte del Paese, colui che tiene in pugno Maduro e tutto il Partido Socialista de Venezuela, ha annunciato alla televisione pubblica che un militare – membro della Guardia nazionale – sarebbe stato ucciso dai manifestanti alla periferia della capitale. Gli scontri sono proseguiti, in modo sporadico, anche durante la notte.

“Occorre uscire dalla dittatura. Siamo stanchi, non vogliamo le elezioni per mandare via Maduro che ha distrutto il paese”

ha detto uno dei manifestanti, Ingrid Chacon. Il presidente, da parte sua, da martedì ha rafforzato la presenza militare e della polizia nelle strade e ieri ha annunciato l’arresto di almeno 30 persone, accusate di volere provocare violenze durante le manifestazioni. Maduro ha inoltre spiegato di “essere sul punto di smantellare il colpo di Stato terroristico” fomentato – a suo dire – dagli Stati Uniti.

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