L’ONU denuncia “pulizia etnica” in Birmania: oltre 400 Rohingya musulmani massacrati - FOTO

L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha pubblicamente accusato il governo della Birmania d aver messo in atto da qualche settimana una vera e propria operazione di “pulizia etnica” nei confronti di quella che ormai da decenni viene considerata la minoranza etnica più perseguitata del Mondo, i Rohingya musulmani che si trovano in maggioranza nello stato di Rakhine, nel nord-ovest della Birmania, al confine col Bangladesh.

Circa 1,1 milioni di persone che si trovano da troppo tempo, a partire dalla seconda guerra mondiale, in una sorta di limbo in cui vengono trattati da illegali dalle autorità della Birmania senza possibilità di ottenere la cittadinanza, costretti a rimanere in quella zona senza alcuna libertà di movimento e senza la possibilità di ricevere alcuna forma di educazione.

Nel corso di questo ultimo anno le operazioni militari nei confronti dei villaggi abitati dai Rohingya si sono fatte sempre più crudeli e frequenti, veri e propri massacri autorizzati dal generale Min Aung Hlaing, i cui soldati si stanno rendendo autori di un vero e proprio genocidio. I massacri si sarebbero intensificati a partire dal 25 agosto scorso con oltre 400 persone uccise secondo i dati ufficiali e oltre 1000 persone massacrate secondo quanto sostenuto dai gruppi di attivisti che stanno monitorando da vicino la situazione.

Almeno 90.000 Rohingya sarebbero riusciti a fuggire in Bangladesh in queste ultime due settimane, costretti a vivere in sovrappopolati campi per profughi in condizioni disperate, mentre almeno altre 250 mila persone si troverebbero ancora sul territorio della Birmania. Il governo, però, ha deciso di bloccare l’accesso alle agenzie dell’ONU che si erano attivate per portare acqua, cibo e medicine ai Rohingya.

Zeid bin Ra’ad Al Hussein, l’Alto commissario dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha invitato oggi il governo della Birmania a interrompere “l’attuale crudele operazione militare”, definita un “esempio da manuale di pulizia etnica”.

Numerosi appelli sono stati lanciati in questi ultimi giorni nei confronti di Aung San Suu Kyi, Consigliere di Stato della Birmania e Premio Nobel per la pace nel 1991. La politica e attivista non si è ancora espressa contro le azioni delle forze armate del generale Min Aung Hlaing e ha definito pubblicamente i Rohingya come degli illegali che stanno occupando il territorio della Birmania, sposando di fatto la linea del governo.

La Fondazione Nobel è già intervenuta sulla petizione che chiedeva la revoca del prestigioso riconoscimento, spiegando che “né le disposizioni del fondatore del premio Alfred Nobel, né le regole della fondazione prevedono questa possibilità”.

WHAIKHYANG, BANGLADESH - SEPTEMBER 10:  A new settlement of Rohingya refugees begins to form in hills off the main road on September 10, 2017 in Whaikhyang, Bangladesh. Recent reports have suggested that around 290,000 Rohingya have now fled Myanmar after violence erupted in Rakhine state. The 'Muslim insurgents of the Arakan Rohingya Salvation Army' have issued statement that indicates that they are to observe a cease-fire, and have asked the Myanmar government to reciprocate.  (Photo by Dan Kitwood/Getty Images)

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