Codice Antimafia: i corrotti come i mafiosi

Grosse polemiche da parte di Forza Italia, il M5S parla di testo al ribasso e occasione mancata

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Il codice antimafia è diventato legge. La Camera dei Deputati ne ha approvato il testo in via definitiva con 259 voti favorevoli e 109 contrari. La riforma delle leggi antimafia è in realtà un ampliamento e uno snellimento delle norme già presenti. L’aggiunta più evidente è sicuramente quella che equipara i corrotti ai mafiosi.

Come destinatari dei provvedimenti ci sono anche i terroristi. Il commento della presidente della commissione Antimafia, Rosy Bindi, è entusiasta: “È un regalo al paese”. Sulla stessa linea anche il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando: “Da oggi ci sono più strumenti per combattere la mafia, più trasparenza nella gestione dei beni confiscati, più garanzie per chi è sottoposto a misure di prevenzione. Una buona notizia per la lotta alla criminalità organizzata e per lo Stato di diritto”.

Di carattere opposto le reazioni delle opposizioni. Nettamente contraria Forza Italia che per bocca di Renato Brunetta parla di abominio mentre il Movimento Cinque Stelle parla di occasione mancata e di compromesso al ribasso.

In sostanza chi commette reati contro la Pubblica Amministrazione come peculato, corruzione e concussione è perseguibile con le armi dell’Antimafia. Ovviamente solo in caso di associazione mafiosa. Sono più efficaci anche le confische dei beni e la gestione delle aziende colpite dalla confisca per salvaguardare i posti di lavoro.

Le aziende a rischio di infiltrazione mafiosa possono essere sottoposte a controllo giudiziario o addirittura possono richiederlo. Viene riorganizzata anche l’Agenzia nazionale per i beni confiscati che potrà contare su un organico di 200 persone e avrà sede a Roma.

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