Catalogna: è scontro tra Rajoy e Puigdemont

La vittoria del Sì e gli incidenti del giorno del voto hanno lasciato pesanti strascichi in Spagna

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Il giorno dopo il referendum per l’indipendenza catalana voluto dal presidente catalano Puigdemont presenta due schieramenti molto distanti tra loro. Da un lato c’è il premier spagnolo Mariano Rajoy che parla di: “Oggi non c'è stato alcun referendum. È stato una messinscena, una sceneggiata ignorata dalla maggioranza dei catalani. Siamo una democrazia tollerante ma ferma, abbiamo rispettato la legge e la Costituzione, reagito con fermezza e serenità”.

Dall’altro la massima autorità catalana: “I cittadini catalani si sono guadagnati il diritto ad uno Stato indipendente, mentre lo stato spagnolo ha scritto oggi una pagina vergognosa della sua storia”. I risultati ufficiali divulgati dagli organizzatori parlano di 2.620.000 votanti a fronte di 5.300.000 aventi diritto con una vittoria schiacciante del Si che ha raggiunto il 90% dei voti.

A turbare i media internazionali sono state le immagini provenienti da Barcellona. I Mossos d’Esquadra si sono rifiutati di impedire il voto ed è dovuta intervenire la Guardia Civil. Un atteggiamento che da più parti ha ricordato quanto avvenuto in Jugoslavia poco prima della guerra civile che ha spaccato il paese balcanico negli anni novanta.

Gli episodi di violenza sono stati mostrati e sfruttati da ambo le parti. I catalani parlano di 800 feriti di cui due gravi, il governo spagnolo risponde con il ferimento di 19 poliziotti e 14 membri della Guardia Civil. Il portavoce di Podemos, intanto, chiesto ai socialisti di unire le forze per mandare a casa Rajoy che, a loro dire, si è dimostrato incapace di gestire la situazione.

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