Il Biotestamento è legge: ecco come funziona

15 dicembre 2017, ore 11:28 - Ecco come funzionano le nuove DAT (disposizioni anticipate di trattamento) previste dalla legge sul biotestamento approvata ieri in Senato.

Ogni persona maggiorenne può preannunciare i suoi desideri anche su nutrizione e idratazione in caso di malattia che impedisca di esprimersi. Le DAT (qui trovi quella messa a disposizione dall'Associazione Luca Coscioni) sono redatte per atto pubblico o privato autenticato. Saranno istituiti dei registri tenuti dalla Regione. Le DAT sono esenti da imposte e da bolli, in urgenza il medico può raccoglierle con due testimoni.

Nessuna terapia senza il consenso dell’interessato dichiarata per scritto o registrata. L’obiezione di coscienza è possibile ma l’ospedale deve garantire la tutela delle DAT. Il medico informa il paziente delle conseguenze e gli fornisce ogni sostegno. In caso di prognosi infausta è vietato l’accanimento terapeutico.

Il medico deve sempre alleviare le sofferenze, con cure palliative o sedazione profonda. Per i minorenni i consenso informato è espresso dai genitori. Il minore va ascoltato; i conflitti vanno risolti dal giudice tutelare. Chi sottoscrive le Dat indica un fiduciario per gestire i contatti con il medico.


14 dicembre 2017, ore 17:27
- Ci sono voluti più di 30 anni prima che il sacrosanto diritto di disporre della propria vita fino in fondo diventasse una legge dello Stato: il Senato ha approvato oggi la legge sul Biotestamento con 180 sì, 71 contrari e sei astensioni.


Presenti sugli spalti del Senato c'erano anche Emma Bonino, Filomena Gallo e Mina Welby, tre donne radicali che hanno speso una grossa parte della loro vita per vedere approvata una legge sul testamento biologico. Di fronte alla Camera invece un drappello di Radicali e di iscritti all'Associazione Luca Coscioni aspettava trepidante, e festeggiava, l'approvazione della legge rilanciando con forza:

"Ora, nella prossima legislatura, vogliamo anche l'eutanasia legale"

ha tuonato Marco Cappato.

La prima volta che il Parlamento italiano si è occupato di fine vita era il 1985: il socialista Loris Fortuna (il suo nome è legato alla più anziana legge sul divorzio ma è stato anche il primo a presentare una proposta di legge sulla legalizzazione dell'aborto) si batteva come nessun altro, erano gli ultimi suoi mesi di vita, affinché si discutesse di testamento biologico e di diritti del malato in fin di vita. Poi, dopo 15 anni, fu la volta del deputato comunista Giuliano Pisapia.

Dal 2000 ad oggi decine di malati hanno deciso di prestare il proprio corpo alla causa del testamento biologico: Piergiorgio Welby e Luca Coscioni, Fabiano Antoniano in arte dj Fabo, uno degli ultimi e più noti casi, e Eluana Englaro, sono state innumerevoli le storie di speranza e sofferenza che hanno accompagnato il dibattito sul tema, sempre osteggiato dalla politica.

Nella "legislatura dei diritti" qualcosa s'è fatto e non è poco: il deputato pentastellato Mantero ha depositato il testo base della legge, sul quale c'è stata una convergenza di interessi ed opinioni da parte di un'ampia maggioranza parlamentare sia alla Camera che al Senato. Il Partito Democratico, votando compatto la legge, ha permesso che questa passasse senza troppe difficoltà sia in commissione che, poi, nelle aule parlamentari.

Ma la vera battaglia s'è fatta per 30 anni fuori dal parlamento. Negli ospedali e per le strade, nelle case e nelle cliniche, sulle pagine dei giornali e in televisione: se non ci fosse stato il caso di Dj Fabo oggi avremmo una legge sul fine vita? Chi scrive dubita fortemente.

ITALY-POLITICS-GOVERNMENT-SENATE-LETTA-CRISIS

Vota l'articolo:
4.00 su 5.00 basato su 1 voto.  
  • shares
  • +1
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO