Londra, al via la campagna per un nuovo referendum contro la Brexit

Tra i sostenitori del referendum c'è anche l'attore britannico Patrick Stewart.

STOCKPORT, ENGLAND - APRIL 14:  Pro-EU campaigners take part in a demonstration in Stockport town centre on April 14, 2018 in Stockport, England. Activists and supporters from Open Britain, the European Movement and Britain for Europe, are taking part in events across the UK today in what has been called the groups' largest ever joint grassroots national day of action.  (Photo by Christopher Furlong/Getty Images)

I cittadini del Regno Unito contrari alla Brexit stanno iniziando a organizzarsi per tentare di chiedere un nuovo referendum popolare in una disperata ultima spiaggia per mettere fine all'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea.

Oggi a Londra un gruppo di circa 1200 persone si è radunato nel quartiere di Camden, nella zona nord di Londra, per far sentire la propria voce e provare a organizzare qualcosa di concreto, a partire dal coinvolgimento di quanti più gruppi contro la Brexit possibili. 1.200 persone tra le quali figuravano anche membri del Parlamento britannico e personaggi famosi come l'attore Patrick Stewart, già molto attivo in passato contro la Brexit.

Al grido di "People's Vote", il voto della gente, gli anti-Brexit non voglio chiedere a tutti gli effetti un nuovo referendum come quello che si è svolto nel giugno 2016 - col 51,9% degli elettori che ha scelto l'uscita dall'UE contro il 48,1% dei contrari - ma un referendum per permettere ai cittadini di esprimersi sull'accordo che UK e UE stanno definendo in questi mesi.

La richiesta è semplice: molti degli elettori hanno votato senza essere ben consapevoli delle conseguenze, complice un'ignoranza generale e qualche menzogna fatta in campagna elettorale. Lo ha precisato Andrew Adonis, Membro della Camera dei Lord, durante l'evento odierno:

La gente vuole avere voce in capitolo. Due anni fa è stato un voto al buio. Nessuno aveva ben chiaro quali sarebbero state le conseguenze della Brexit.

Ora che gli accordi hanno iniziato a prendere forma e la situazione è molto più chiara, i cittadini vogliono essere nuovamente coinvolti e poter dire sì o no all'accordo delineato per l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europa prima che sia troppo tardi.

Il percorso ipotizzato dai sostenitori di questo secondo referendum è piuttosto complesso e il tempo a disposizione è molto ridotto: l'accordo per la Brexit dovrebbe essere finalizzato il prossimo ottobre, mentre la data di avvio dell'uscita del Regno Unito resta fissata per la fine di marzo 2019. In linea di massima questo referendum dovrebbe avvenire proprio in questo periodo, quando si avrà ben chiaro quali sono i termini dell'uscita del Regno Unito dall'UE e prima che quell'uscita avvenga a tutti gli effetti, quindi tra novembre 2018 e febbraio 2019.

Il primo passo è quello di convincere il maggior numero di legislatori possibile, sia nel Partito Conservatore sia in quello Laburista, a far sentire la propria voce e tentare di inserire un emendamento ad hoc. Da qui, e questa sembra già un'impressa impossibile, si dovrebbe delirare la domanda da porre ai cittadini, chiedendo loro di votare a favore dell'accordo raggiunto, e quindi di proseguire con la Brexit, oppure rifiutare quell'accordo e lasciare l'UE secondo i termini dell'Organizzazione mondiale del commercio, oppure scegliere di restare nell'Unione Europea.

La campagna è iniziata oggi e proseguirà nelle prossime settimane a suon di appelli e manifestazioni in strada, ma il Partito Conservatore di Theresa May e il Partito Laburista che sta all'opposizione hanno già fermamente escluso l'ipotesi di un secondo referendum, ribadendo che la risposta data nel 2016 è più che sufficiente.

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