Papa Francesco: "La scienza deve rispettare dei limiti per il bene dell'uomo"

"Non tutto ciò che è tecnicamente possibile o fattibile è per ciò stesso eticamente accettabile"

Papa Francesco in Vaticano

Nel giorno della morte del piccolo Alfie Evans, vicenda in cui il Vaticano era entrato a gamba tesa offrendo il proprio supporto ai genitori del bimbo e un posto all'ospedale Bambin Gesù legato proprio alla Santa Sede, Papa Francesco è intervento alla Conferenza internazionale promossa dal Pontificio Consiglio della Cultura e ha speso ben più di qualche parola sulla scienza e i limite che questa deve avere, secondo la Chiesa, "per il bene dell'umanità".

Bergoglio ha sintetizzato il percorso della conferenza odierna in quattro verbi - prevenire, riparare, curare e preparare il futuro - e li ha brevemente snocciolati nel corso del suo intervento, a cominciare dalla necessità di prevenire le malattie con una "maggiore attenzione allo stile di vita che assumiamo e alla cultura che promuoviamo".

Papa Francesco ha sottolineato la necessità di "mettere in risalto con molta soddisfazione il grande sforzo della ricerca scientifica volta alla scoperta e alla diffusione di nuove cure, specialmente quando toccano il delicato problema delle malattie rare, autoimmuni, neurodegenerative e molte altre". E, pur non nominando Alfie Evans, ha fatto una precisazione:

Mentre la Chiesa elogia ogni sforzo di ricerca e di applicazione volto alla cura delle persone sofferenti, ricorda anche che uno dei principi fondamentali è che “non tutto ciò che è tecnicamente possibile o fattibile è per ciò stesso eticamente accettabile”. La scienza, come qualsiasi altra attività umana, sa di avere dei limiti da rispettare per il bene dell’umanità stessa, e necessita di un senso di responsabilità etica. La vera misura del progresso, come ricordava il beato Paolo VI, è quello che mira al bene di ogni uomo e di tutto l’uomo.

E, ancora:

C’è bisogno di riflettere sulla salute umana in un contesto più ampio, considerandola non solo in rapporto alla ricerca scientifica, ma anche alla nostra capacità di preservare e tutelare l’ambiente e all’esigenza di pensare a tutti, specialmente a chi vive disagi sociali e culturali che rendono precari sia lo stato di salute sia l’accesso alle cure.

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