Regionali Friuli: il crollo del M5S, cosa ha pesato?

I 5Stelle crollano rispetto al dato delle politiche ma anche rispetto alle regionali di 5 anni fa. Lega primo partito, con il 30% dei consensi. Quali saranno gli effetti sulle trattative per la formazione del governo.

crollo del M5s

Un successo per la Lega, una batosta per i 5 Stelle. Che la coalizione di centrodestra fosse avvantaggiata in Friuli Venezia Giulia lo sapevamo tutti, lo dicevano i sondaggi. Ma che il MoVimento 5Stelle crollasse così nel giro di 60 giorni non se lo aspettava nessuno.

Il M5s non è neanche all'8% (la lista) quando sono state scrutinate ormai 1291 sezioni su 1.369. Il nuovo presidente della regione Friuli Venezia Giulia, il leghista Massimiliano Fedriga, forte del suo 57,1% delle preferenze, ha ringraziato la “sua gente” su Facebook: “Ora al lavoro ascoltando e costruendo”.

Al secondo posto il candidato del Pd, Bolzonello, che tiene botta con il suo 26.8%. Anche se il confronto tra elezioni nazionali e regionali è un un po' improprio i dem migliorano rispetto al risultato delle politiche del 4 marzo (quando presero il 18,72%).

La vera sorpresa di queste elezioni regionali in Friuli è però il crollo del M5S: il candidato a Cinque Stelle Alessandro Fraleoni Morgera non va oltre l’11,7%.

Su motivi del crollo M5s alle regionali in Friuli si sprecheranno nelle prossime ore e nei prossimi giorni analisi e commenti, magari anche un po’ forzati considerando che si trattava pur sempre di una consultazione regionale, con tutte le variabili del caso da considerare.

L’affluenza non è stata altissima, al 49,63%, e questo è un primo dato ma a caldo l’impressione è che il partito uscito come il più votato alle elezioni politiche ha perso, durante questi due mesi di trattative per il governo andate a vuoto, già molto del suo smalto.

Il crollo del M5s in Friuli potrebbe essere spiegato come il crollo di un partito che passando dalla fase movimentista a quella istituzionale non è sembrato, almeno fin qui, in grado di prendere in mano le redini del suo destino, gestendo male il passaggio da partito di lotta a partito di governo.

Luigi Di Maio ha aperto a Salvini, per poi chiudere quando ha capito che Berlusconi non sarebbe stato scaricato, quindi ha avviato con molto ottimismo una trattativa con il Pd, già morta sul nascere, dopo le dichiarazioni di Renzi di ieri a Che tempo che fa.

A molti elettori dei 5 Stelle probabilmente non sarebbe piaciuto né un governo con il Pd né con la Lega, ma proprio le estenuanti trattative per la formazione dell’esecutivo, con i passi avanti e le marce indietro, le trattative sottobanco e le offerte di dialogo a tutti tranne che a Forza Italia, hanno fatto scendere il M5S dall’altare, facendogli perdere molto della autoproclamata diversità rispetto agli altri partiti.

Rispetto al dato delle politiche del 4 marzo scorso quando il MoVimento aveva preso il 32,68% dei consensi (quasi il 24% in Friuli), il crollo è di 17 punti, rispetto alle elezioni in Friuli del 2013 il calo è pure consistente: la lista 5Stelle allora prese il 13,75% e il candidato del MoVimento il 19,25% dei voti.

Ora Salvini e il centrodestra, forti del risultato in Friuli - la Lega è il primo partito al 30% - batteranno cassa rivendicando la centralità della coalizione guidata dal leader del Carroccio per la formazione del governo o un ritorno alla urne. Di Maio infatti risponderebbe nuovamente picche a un governo M5s-centrodestra. Di certo il paese è in un limbo politico da cui non sarà facile venire fuori nemmeno con nuove elezioni.

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